Al Valli “Il sogno di una cosa”, opera-inchiesta
quarant’anni dopo la strage di piazza della Loggia

30/10/2014Il Sogno di una cosa, prodotta dalla Fondazione del Teatro Grande di Brescia in coproduzione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e in collaborazione produttiva con il Piccolo Teatro di Milano e IED, andrà in scena al Teatro Valli di Reggio Emilia nei giorni venerdì 31 ottobre ore 20.30 e domenica 2 novembre ore 15.30 , come ultimo appuntamento del festival Aperto.

SOGNO DI UNA COSA

Il progetto è realizzato in occasione dei 40 anni dalla strage di Piazza della Loggia ed è un lavoro dalla doppia importanza: civile, per la commemorazione dell’anniversario, e artistico, per la scelta di investire nella produzione di una nuova opera contemporanea di un artista italiano, Mauro Montalbetti.

La partitura dell’opera “Il Sogno di una cosa” sarà eseguita dall’Ensemble Sentieri selvaggi diretto dal Maestro Carlo Boccadoro; in buca d’orchestra ci sarà anche il Coro Costanzo Porta di Cremona diretto dal Maestro Antonio Greco.

Si tratta di un’opera corale la cui ideazione e creazione è frutto di un lavoro condiviso con due artisti di straordinario talento: Marco Baliani, attore, drammaturgo e regista teatrale tra i più affermati in Italia, che ne cura libretto e regia, oltre ad esserne uno degli interpreti, ed Alina Marazzi, una delle firme più importanti del panorama cinematografico italiano, cui è stata affidata la regia video che andrà ad animare di immagini, ricordi ed emozioni le scene essenziali di Carlo Sala, intersecandosi con il disegno luci di Stefano Mazzanti.

Insieme a Marco Baliani, saranno sul palco il soprano Alda Caiello, il musicista-performer Roberto Dani e gli allievi del secondo anno del corso di Teatrodanza della Milano Teatro Scuola Paolo Grassi.

Un lavoro di ricerca importante costruito grazie alla stretta collaborazione con Manlio Milani e la Casa della Memoria che hanno fornito tracce storiche e numerose testimonianze della vicenda da cui si è partiti per la costruzione dello spettacolo.

Per la parte video è stata inoltre di fondamentale rilievo la collaborazione produttiva con l’Istituto Europeo di Design IED che ha impegnato in questo progetto un gruppo di studenti del corso di Video Design: nell’ultimo anno i ragazzi hanno lavorato a stretto contatto con Alina Marazzi per la realizzazione della parte filmica dell’opera, raccogliendo immagini del passato – ritrovate in alcuni importanti archivi italiani come l’AAMOD Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico di Roma, l’Associazione Home Movies di Bologna e la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia – ma anche documentando il presente nei volti e nei luoghi della Brescia di oggi.

Dalle suggestioni raccolte durante i lavori per Il Sogno di una cosa, alcuni studenti dello IED hanno sviluppato un progetto di tesi divenuta l’installazione multimediale “Sogni capovolti”, alla Chiesa di San Carlo, che è appendice e ideale prosecuzione dell’opera (fino al 2 novembre, ingresso libero).

L’idea che ha animato tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto è che una commemorazione non può che fondarsi su un atto forte di memoria, l’imperativo resta quello di non dimenticare ciò che di terribile accadde quel giorno a Piazza della Loggia.

Essere ancora oggi testimoni vuol dire che quei fatti, quelle vicende, sono diventate racconto di un passaggio generazionale che diviene monito e civile appuntamento. Ma se si limitasse l’opera a questa doverosa ed essenziale declinazione, agiremmo ancora come vittime, ripetendo la tragicità di quella giornata come un lamento funebre, col rischio di trasformare l’atto del non dimenticare in un esercizio retorico, dovuto. L’opera vuole invece compiere un tragitto diverso, non confinabile nella pura (seppur nobile) commemorazione localistica, ma essere riflessione universale sulla violenza, sul potere, sull’infamia.

È rimasta, di quella giornata, la registrazione del comizio in piazza che viene interrotto dallo scoppio della bomba con le voci del caos e della disperazione che ne seguirono: è un documento unico che fissa l’attimo della strage in una dimensione sonora. L’idea è che quell’interruzione, quella rottura di vite e di senso non sia un fermo immagine del passato ma si trasformi in un atto di resurrezione, proprio nel luogo simbolo della polis, il Teatro. Il Sogno di una cosa assume così la tenacia della memoria e lo sguardo dolce e fiero del futuro.

Il Sogno di una cosa
Opera per il 40° della strage di Piazza della Loggia a Brescia
Teatro Valli, Venerdì 31 ottobre 2014, ore 20.30;
Domenica 2 novembre 2014, ore 15.30

musica Mauro Montalbetti
libretto e regia Marco Baliani
regia video Alina Marazzi
scene e costumi Carlo Sala
disegno luci Stefano Mazzanti

Ensemble Sentieri Selvaggi
direttore Carlo Boccadoro

attore Marco Baliani
soprano Alda Caiello
suono-azione Roberto Dani
danzatori Allievi del secondo corso di Teatrodanza, Teatro Scuola Paolo Grassi, Milano
Coro Costanzo Porta di Cremona

maestro del coro Antonio Greco

produzione Fondazione del Teatro Grande di Brescia, in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, in collaborazione produttiva con Piccolo Teatro di Milano, IED Milano, con la collaborazione di Casa della memoria Brescia, Fondazione Milano Teatro Scuola Paolo Grassi Milano

INCONTRO CON GLI AUTORI NEL RIDOTTO DEL VALLI

Mauro Montalbetti per la composizione, Marco Baliani per il libretto e la regìa, hanno creato Il sogno di una cosa, opera nel 40° della strage di Piazza della Loggia, che andrà in scena venerdì 31 ottobre (ore 20.30) e domenica 2 novembre (ore 15.30) al Teatro Valli.
Montalbetti e Baliani, al Ridotto del Valli, venerdì 31 ottobre alle ore 18.00, con ingresso libero, racconteranno come è nato un progetto artistico di altissimo profilo su un tema così forte e al tempo stesso delicato, con gli strumenti della musica e del teatro.
Dalle note d’intenti dello spettacolo: “È certo che le trame occulte dispiegate, prima a favorire l’ambiente in cui è maturata la strage e poi a depistare per decenni qualsiasi tentativo di raggiungere una verità giudiziaria, non vanno dimenticate e vanno sempre denunciate, perché ora, dopo tanti anni, cerchiamo almeno una verità storica che ci faccia
comprendere l’enormità della ferita subita. Ma noi vorremmo compiere un tragitto diverso: una riflessione universale sulla violenza, sul potere, sull’infamia”.

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