La vita spericolata di un santo reggiano seminatore di pace. La Diocesi celebra Alberto patriarca di Gerusalemme

di Pierluigi Ghiggini

1/9/2014 – La Diocesi di Reggio Emilia celebra l’ottavo centenario della morte del santo reggiano Alberto patriarca di Gerusalemme, con un convegno di studi il 17 settembre a palazzo Bentivoglio di Gualtieri, e il 21 settembre alle 16 con una Messa solenne presieduta dal vescovo Massimo Camisasca, nella chiesa di via Einstein intitolata a Sant’Alberto.

Viene inoltre pubblicato un opuscolo sulla vita, le opere e l’iconografia del santo: il primo libro a carattere divulgativo, di circa 60 pagine, dedicato all’ “apostolo di pace”, grande mediatore tra partie culture avverse, ma anche al grande teologo che dettò la regola dei monaci Carmelitani.
Il necrologio scolpito nella cattedrale di Vercelli, dove Alberto fu vescovo una ventina d’anni, e dove passò alla storia per aver pacificato i comuni lombardi in lotta tra loro, tramanda che il santo nacque in “Castro Gualtieri, parmensis diocesis”: nel XII secolo poteva significare
tanto Gualtieri, nella diocesi di Guastalla, quando Gualtirolo
di Poviglio, al tempo nella diocesi di Parma. Correva l’anno 1.149.
Alberto morì a San Giovanni d’Acri a 65 anni, il 14 settembre 1214, dopo una vita intensa e indubbiamente avventurosa: mentre era in processione fu pugnalato da un tal Caluso,
primario del celebre ospedale di Santo Spirito, che il Santo avefa destituitona causa della sua cattiva condotta di vita.
Una infame vendetta dunque tolse la vita al legato pontificio nominato nel 1.206 da papa Innocenzo III, che di lui aveva grande stima, Patriarca di Gerusalemme.
Non potè mai entrare nella Città Santa, occupata dai musulmani, e per questo si stabilì a San Giovanni d’Acri svolgendo – scrivono le fonti – “una prodigiosa attività apostolica”. Lì dettò la prima regola agli Eremiti del monte Carmelo, riuniti da tempo sotto la guida di San Bertoldo di
Calabria. Regola approvata vent’anni più tardi da papa Onorio III. Ancora oggi i Carmelitani lo venerano come loro Legislatore.

Le celebrazioni sono state presentante in Vescovado dal Vicario generale don Alberto Nicelli, dal parroco di
Sant’Alberto di Gerusalemme, don Eleuterio Agostini, da Giuseppe Adriano Rossi – coordinatore del convegno di studi di Gualtieri – e dalla professoressa Loretta Piccinini, co-autrice del libretto insieme al frate carmelitano Giovanni
Grosso.

Sant’Alberto patriarca appare oggi fra i più eminenti fautori della pace e della convivenza tra culture diverse, di cui peraltro è costellata la storia della Chiesa: da papa Leone che affrontò Attila a San Francesco, da padre Matteo Ricci che portò la Chiesa in Cina (ma non furono tollerate le sue aperture alle culture “altre”, tanto che la sua figura viene rivalutata solo oggi)sino al “santo della pampa” Francesco
Bibolini, che nel 1859 affrontò da solo il gran cacique Calfucurà, a capo di un’orda di cinquemila indios, salvando dalla distruzione la citta 25 de Mayo, in Argentina.
Nella conferenza stampa don Agostini ha voluto tracciare un parallelo tra Sant’Alberto e il cardinale Agostino Casaroli,
fondatore della Ostpolitik, “che lanciò un ponte verso il mondo comunista”.
Certamente Sant’Alberto fu instancabile nel ridurre le distanze e cucire con pazienza gli strappi nella grande coltre della storia, e per questo è un grande esempio e una fonte ispiratrice di fronte alle tragedie che dilaniano il mondo.
Anche a lui, per fare un esempio, si deve il volto geopolitico dell’Italia di oggi. Nel convegno tenuto il 12 gennaio 1194 nel palazzo vescovile di Vercelli, ricompose la guerra che dilaniava le città lombarde, divise in due blocchi rispettivamente guidati da Milano e Pavia, ottenendo quel
giuramento di pace che, in definitiva, è alla base della potenza conquistata dalla Lombardia nello scenario europeo. Inoltre pace tra Parma e Piacenza in lite per il possesso di Fidenza.
Ma fu soprattuto durante gli otto-nove anni di Patriarcato in Palestina che emerse in tutta la sua potenza il carisma di “apostolomdimoace del santo reggiano”.
Fu mediatore tra il re di Cipro e quello di Gerusalemme, tra il re di Armenia e il conte di Tripoli, fra il conte di Tripoli e i Templari, che dominavano la finanza nel mediterraneo con oltre cinquemila tra uffici e fondachi, fra
il Re di Cipro e il suo Connestabile. Col sultano d’Egitto realizzò uno scambio di prigionieri e – scrivono ancora le fonti – si adoperò col sultano di Damasco per la pace in Terra Santa.(p.l.g.)

PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI

 Mercoledì 17 settembre 2014, ore 17.00
 
Gualtieri, Palazzo Bentivoglio, Sala dei Falegnami

IL SANTO REGGIANO APOSTOLO DI PACE: ALBERTO PATRIARCA DI GERUSALEMME – Convegno di studi

Indirizzi di saluto: Renzo Bergamini, sindaco di Gualtieri, Mons. Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

RELAZIONI

Padre Giovanni Grosso (Ordine Carmelitano) – La figura e l’opera di Sant’Alberto e il suo ruolo di legislatore dell’Ordine Carmelitano.

Loretta Piccinini – Sant’Alberto. Un uomo della Chiesa
moderatore nelle controversie tra Impero e Comuni.

Gian Luca Torelli – Le origini di Sant’Alberto negli scritti di mons. Anselmo Mori.

Angelo Spaggiari -?L’iconografia di Sant’Alberto.

Coordina Giuseppe Adriano Rossi.

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Domenica 21 settembre 2014, ore 16.00
 
Reggio Emilia, Chiesa parrocchiale di Sant’Alberto di Gerusalemme (via A. Einstein, 5)
CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PRESIEDUTA DAL VESCOVO MASSIMO.

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