Inchiesta “spese pazze” alla Regione, bufera giudiziaria travolge il Pd e le primarie
Peculato, indagati Richetti e Bonaccini

9/9/2014 – Terremoto senza fine sulle primarie Pd per la guida della Regione Emilia Romagna.

In poche ore una vera tempesta dai contorni giudiziari ha messo in ginocchio il potente Partito Democratico emiliano e ha affondato le stesse primarie.

E’ emerso che entrambi i contendenti renziani per la corsa alle primarie per la presidenza regionale, il deputato Matteo Richetti e il segretario regionale del partito Stefano Bonaccini, sono sotto inchiesta per peculato nell’indagine promossa dalla Procura di Bologna sulle “spese pazze” dell’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia Romagna. In tutto sono otto gli esponenti del Pd regionale coinvolti nell’inchiesta con avvisi di garanzia per peculato.

E’ uno tsunami quello che travolge la Regione rossa. Non solo Matteo Richetti, che ieri mattina si era ritirato a sorpresa dalla corsa delle primarie (più tardi si è capito perché) ma anche Stefano Bonaccini, segretario regionale e responsabile nazionale enti locali del Pd, risulta indagato per peculato nella stessa indagine condotta dalle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari. Lo si è appreso ieri sera. La notizia è stata confermata dal suo avvocato, Vittorio Manes, e dallo stesso Bonaccini, che aveva appena depositato le 4 mila firme prescritte per correre alle primarie regionali.

Dunque entrambi gli sfidanti principali, su cui si era catalizzata la competizione, sono sotto inchiesta e per un reato pesante: ce n’è abbastanza per chiudere in fretta e furia le primarie.

Ha scritto Bonaccini nella serata di ieri: “Ho appreso poco fa che la Procura sta svolgendo accertamenti anche sul mio conto e ho già comunicato, attraverso il mio legale professore Manes, di essere formalmente a disposizione per chiarire ogni eventuale addebito. Confido di poter dare al più presto ogni opportuno chiarimento”.

A differenza di Richetti, il segretario regionale piddino non ha intenzione di rinunciare alla corsa per la presidenza di viale Aldo Moro. Almeno per il momento. Una linea, la sua, confermata dal legale Vittorio Manes:
«Abbiamo appreso che stanno svolgendo indagini anche nei
confronti del consigliere Bonaccini e ci siamo messi formalmente a disposizione per chiarire eventuali addebiti nel più breve tempo possibile».

Resistere, chiarire, andare avanti. È la trincea della disperazione. Tuttavia, se nelle prossime ore anche lui dovesse decidere di ritirare la sua candidatura, dopo le tante, troppe defezioni dalla gara fissata formalmente per il 28 settembre, rimarrebbe in campo solo Roberto Balzani, il “rottamatore” del modello Errani, docente di storia e già sindaco di Forlì.

È probabile che si faccia punto e a capo e il Pd nazionale, cioè il segretario-premier Renzi, intervenga per trovare una soluzione d’ufficio: in tal senso il candidato di cucitura ad oggi più accreditato, anzi “ripescato” per cause di forza maggiore, è l’ex sindaco di Reggio Graziano Delrio, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che finora ha respinto avances e ipotesi di candidatura.

Il suo nome, insomma, riprende prepotentemente quota, così come quella del ministro Poletti, bolognese, ex presidente di Legacoop.

Di fatto ora il Pd emiliano, decapitato da inchieste e processi, è nelle mani del premier Renzi. Sarà lui a decidere, e difficilmente potrà accettare di mettere un politico di professione indagato per peculato come candidato governatore, col rischio di farsi travolgere in Emilia da Grillo.

D’altra parte l’occasione calza a pennello per sistemare senza scosse la partita Delrio: è noto che tra l’ex sindaco di Reggio e l’ex sindaco di Firenze si è rotto un feeling che sembrava inossidabile, al punto che – si racconta a palazzo Chigi – il sottosegretario alla presidenza sarebbe rimasto fuori
dalla porta, venerdì, durante l’ultimo Consiglio dei ministri.

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9/9/2014 – Terremoto nel Pd emiliano. Il deputato modenese Matteo Richetti, che si è ritirato oggi a sorpresa dalla corsa delle primarie nel ruolo di candidato governatore, risulta indagato per peculato nell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dell’Assemblea legislativa regionale di cui è stato anche presidente.

Consigliere regionale dal 2005, Richetti ha presieduto l’assemblea legislativa dal 2010 al dicembre 2012. Nel marzo 2013 è stato eletto deputato. Nel complesso sono otto gli esponenti indagati nell’inchiesta sulle “spese pazze” dell’Assemblea legislativa regionale, coordinata dalle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, sotto la supervisione del procuratore generale Alfonso. Inchiesta che potrebbe essere chiusa in ottobre, in piena campagna elettorale per le regionali. Il contendente di Richetti, Stefano Bonaccini, ha dato forfait a FestaReggio ed è rientrato a Bologna.

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9/9/2014 – “Ragazzi, qui avete fatto un bel casino”. Domenica, alla Festa dell’Unità di Bologna, Matteo Renzi aveva tirato le orecchie a Richetti e a Bonaccini, i due modenesi in lotta per la successione a Errani.

Un mezzo dikat, quanto meno l’avvertimento che qualcosa doveva accadere. E puntualmente qualcosa alle 14 di oggi è accaduto. Matteo Richetti, deputato Pd renziano dei tempi della Leopolda, ha rinunciato a correre alle primarie del partito per la poltrona di governatore dell’Emilia-Romagna. Molto semplicemente, non ha presentato le quattromila firme necessarie per la candidatura, entro il termine delle 12 di oggi.

Poco dopo i suoi supporter hanno ricevuto un sms di scuse, che significativamente comincia con “ragazzi tutti”. Sconcerto nel comitato per Richetti di Reggio, al quale avevano aderito numerosi dirigenti e amministratori, dal consigliere regionale Beppe Pagani a Marcello Stecco.

Richetti parla di ragioni personali, ma tutti danno credito alla voce di “fortissime” pressioni da Roma. C’è chi scommette che a questo punto la strada è spianata per Graziano Delrio, o per Giuliano Poletti. Se così fosse anche Bonaccini dovrebbe ritirarsi dalla competizione, al fine di invalidare di fatto le primarie per spianare la strada a uno dei due esponenti governativi.

Ecco intanto cos’ha scritto Richetti: “Ragazzi tutti, mandare questo messaggio mi costa un fegato nuovo. Anzi, credo, ci costa un fegato nuovo.Tra ieri sera e stamattina ho dovuto prendere una decisione, di quelle che non ci dormi. Mi fermo qui. Ci sono cose davanti alle quali ci si ferma. Se c’é una cosa che ci unisce è che per noi la politica è un pezzo fondamentale della nostra vita. Ma non è la vita. Io continuo e continuerò a usare il noi, ma per una volta vi chiedo di rispettare una scelta che è personale. Immaginando il vostro dissenso. Facciamo ricorso a tutta la nostra amicizia, se riusciamo. Non ho parole a sufficienza per pronunciare le mie scuse a ciascuno di voi, al vostro impegno, alla vostra passione”.

Su Facebook ha aggiunto: “L’unità è un valore che va non solo dichiarato, ma praticato. Per questo non metterò in campo la mia candidatura”.

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GIOVANNI FAVIA: PRIMARIE FARSA

“Il ritiro di Richetti, dopo quello di Bianchi e di Palma Costi, dimostra che chi dice di fare un passo in avanti poi è disposto a farne due indietro pur di guadagnarsi qualche poltrona. Nel Pd chi si candida ormai lo fa con l’unico scopo di far pesare come un macigno il suo ritiro in una successiva trattativa. Il tutto per strappare qualche incarico, nulla più. Ormai siamo alla farsa più totale.
Le primarie sono diventate per il Pd un nuovo modo per fare campagna elettorale a costo zero, anzi incassando ulteriori finanziamenti (ma quelli pubblici non bastano?) attraverso l’obolo dei due euro. L’importante è restare il più possibile sui giornali, uno specchietto per le allodole mediatiche.
E’ una totale presa in giro. Tra qualche settimana si svolgeranno delle primarie, legittimate dalla presenza di un outsider che già in partenza non ha nessuna possibilità di vincere. Primarie che formalizzeranno quanto l’apparato del partito ha deciso da tempo. E questo sarebbe il nuovo Pd
voluto dal giovane Renzi?”.

(Giovanni Favia, consigliere indipendente Regione Emilia-Romagna)

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FABIO FILIPPI: CHE FIGURACCIA!

“Primarie del PD in EmilIa-Romagna. Che figuraccia!

In casa Pd era già tutto pronto, i candidati scelti, la data delle primarie decisa. La militanza aveva già preso posizione per uno o per l’altro aspirante presidente.
A un giorno dalla presentazione delle firme, peraltro già raccolte, cambia tutto. Uno dei big si ritira. Cosa è successo? Quali le reali motivazioni? Renzi ha fatto pressioni?
Davvero un brutto spettacolo. I vecchi comunisti si rivolteranno nella tomba. Un partito in balia delle “indecisioni”.

(Fabio Filippi, consigliere regionale Forza Italia)

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