“Grande Aracri? Persona composta e educata. Qui non c’è ‘ndrangheta”. Il sindaco Pd di Brescello non prova vergogna

20/9/2014 – I Grande Aracri? “Sono persone tranquille. La storia della criminalità mafiosa a Brescello è un leit motiv”. “Brescello non è un paese con problemi di criminalità. Francesco Grande Aracri è una persona composta, educata. Sempre vissuto a basso livello”. Ma gli sono stati sequestrati 3 milioni di euro… “Non entro nel merito”.
Sono in molti a non aver creduto alle proprie orecchie quando queste parole sono risuonate nella Sala De Andrè a Casalgrande. Sembrava di sentire certi notabili siciliani degli anni Sessanta, quando giuravano che “la mafia non esiste”. Invece erano e sono le parole del sindaco Pd di Brescello Marcello Coffrini, la cittadina non soltanto di Don Camillo e Peppone, ma anche di Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino detto Manuzza, e al quale sono stati sequestrati in via preventiva beni e denaro per tre milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta Money.
Parole pronunciate nonostante la condanna di Francesco Grande Aracri in via definitiva per associazione mafiosa.
L’inattesa difesa da parte del sindaco Pd Coffrini è contenuta nell’ultima videoinchiesta prodotta dalla web tv giovanile Circuito, su un tema che scotta come non mai (le mafie di casa nostra, presentata l’altra sera a Casalgrande di fronte al presidente del Tribunale Francesco Maria Caruso, al nuovo questore di Reggio Isabella Fusiello e al comandante
provinciale dei Carabinieri colonnello Paolo Zito.
Lo sconcerto è stato notevole, ma probabilmente non del tutto inatteso. “La mafia è anche economiia, capacità di espanderai sul terriotorio, affari e potere – ha detto il presidente Caruso – La mafia corrompe ed è capace di comprare la politica, di metterla al proprio servizio”.

Ha aggiunto Elia Minari di Cortocircuito: «Il radicamento
della criminalità organizzata nel nostro territorio è stata agevolata da chi ha sempre chiuso un occhio in questi anni. Non lo diciamo noi, è scritto in documenti autorevoli, relazioni della magistratura e delle forze dell’ordine”.
“Per realizzare questa inchiesta – ha aggiunto – abbiamo
girato diversi comuni”. E l’omertà è emersa come un dato costante. “A tacere non soltanto calabresi, campani o siciliani ma tanti reggiani doc. Un silenzio e una diffidenza che ci hanno impressionato”.

LA VIDEOINCHIESTA DI CORTO CIRCUITO/PARTE PRIMA

VIDEOINCHIESTA – PARTE SECONDA

VIDEOINCHIESTA – PARTE TERZA

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