Cavriago rompe il fronte e vende azioni Iren. Agitazione per un effetto-domino: si avvicina la perdita della maggioranza pubblica

10/9/2014 – Il comune di Cavriago ha deciso di vendere una quota cospicua delle azioni Iren, più di 500 mila, in suo possesso. La misura, annunciata dal sindaco Burani, è contenuta nel bilancio di previsione 2014 approvato lunedì sera dal consiglio comunale col voto favorevole della maggioranza di Cavriago Democratica e quello contrario di “Cavriago città aperta”, Cavriago 5 Stelle e Futuro per Cavriago. Nessuna motivazione politica dietro la vendita, ma una scelta molto pratica per tappare i buchi di bilancio e rientrare nel Patto di stabilità.

“Per poter rispettare gli obiettivi del Patto di Stabilità è stato necessario prevedere entrate aggiuntive – ha chiarito il sindaco – Abbiamo deciso di vendere una parte delle azioni Iren (quella parte che possiamo vendere: 517.000 azioni su un totale di 2.704.266) per un valore stimato di 577.580 euro».

Nondimeno la decisione ha suscitato movimento, perché ai vertici Iren si teme un effetto-domino con conseguenze imprevedibili sull’assetto proprietario. Ha subito preso posizione la Cgil di Reggio, esprimendo contrarietà alla vendita e avvertendo che si avvicina il limite della perdita della maggioranza da parte dei soci pubblici. Il che, tuttavia, potrebbe risultare un bene vista la situazione dei conti (2 mila 242 milioni di euro di indebitamento, utili ridotti all’osso) e delle tariffe.

“Siamo totalmente contrari ad ogni ulteriore vendita di azioni di Iren da parte degli Enti Locali reggiani – scrive dunque Matteo Alberini, della segreteria camerale reggiana – anche se motivata dalla necessità di garantire l’equilibrio dei bilanci messo a dura prova dal patto di Stabilità, in quanto siamo ormai vicini al limite della perdita della maggioranza dei soci pubblici nella compagine societaria dell’Azienda.

La proprietà pubblica di Iren è importante non tanto per i dividendi che può fruttare ai Comuni, perché quei dividendi li pagano i cittadini/utenti con le tariffe dei servizi, ma per quel dividendo “immateriale” che un’azienda come questa può riversare sul territorio in materia di efficienza del servizio idrico integrato, dalle sorgenti alla depurazione, o per la qualità da assicurare nel ciclo di gestione dei rifiuti, anche in termini di qualità del lavoro prestato, oppure per favorire la transizione verso un sistema di consumi energetici più sostenibili, ed infine, per contribuire, anche attraverso una gestione più oculata dei propri appalti, all’uscita dalla crisi del nostro sistema economico”.

Anche se “l’attuale Iren ha ancora molto cammino da fare per rispondere appieno a queste esigenze”, l’opinione della Cgil è che “il nostro territorio non trarrebbe alcun beneficio da una Iren “più privata” mentre le quote, una volta vendute sono perse per sempre”.

Ma se il comune di Cavriago ha fatto questa scelta per non aumentare rette e tariffe a carico dei cittadini, e mantenere le detrazioni sull’addizionale Irpef (“siamo al limite di guardi” avverte il sindaco Burani) è evidente che altri Comuni stanno pensando seriamente a seguire la stessa strada.

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“Rimangono inalterate le rette dei servizi educativi (nido e scuola dell’infanzia), le rette della casa protetta e dei servizi agli anziani. Abbiamo mantenuto il livello dei servizi e le attività, confermato il fondo anticrisi per interventi a favore della famiglie in difficoltà. L’addizionale all’Irpef rimane inalterata con l’esenzione per redditi fino a 15.000 euro. Un segnale forte e concreto di tutela e difesa di famiglie con figli, anziani, pensionati.

Per quanto riguarda la Tasi, la nostra scelta è stata quella di far pagare l’abitazione principale, l’aliquota è del 3 per mille. Oltre il 2,5 per mille la legge impone che le risorse vadano per le detrazioni. Detrazioni che abbiamo variato in modo decrescente dalle rendite più basse (al di sotto dei 250 euro vi è una detrazione di 140 euro),  fino ai 525 euro di rendita. Questo perché il meccanismo della Tasi fa pagare di più le rendite più basse.

Inoltre abbiamo mantenuto le detrazioni per i figli conviventi fino all’età di 26 anni, detrazione di 20 euro.  Per i beni merce (fabbricati costruiti e destinati alla vendita a condizione che non siano locati) l’aliquota è del 2,5 per mille, per i fabbricati rurali strumentali all’attività agricola, 1 per mille.

Questo insieme di aliquote e detrazioni farà pagare meno a tutti rispetto all’Imu 2012 ed introduce criteri di maggiore equità rispetto alla natura della Tasi.  L’Imu sarà pagata dai possessori di seconde case, aree  edificabili, capannoni, negozi, terreni agricoli. L’aliquota passa da 9,9 al 10,3 per mille. È l’unico aumento che faremo. Certamente non indolore. In un momento come questo sappiamo di chiedere un sacrificio. Ma non avevamo molte scelte a disposizione. Abbiamo scelto se così si può dire il male minore. Per poter rispettare gli obiettivi del Patto di Stabilità è stato necessario prevedere entrate aggiuntive. Abbiamo deciso di vendere una parte delle azioni Iren (quella parte che possiamo vendere: 517.000 azioni su un totale di 2.704.266) per un valore stimato di 577.580
euro”.

Ai rilievi mossi alla politica del Governo verso i Comuni si associa il capogruppo di maggioranza Amedea Donelli.

Fortemente critici i gruppi consiliari di opposizione. Liusca Boni, capogruppo di «Cavriago Città Aperta», sottolineando le «responsabilità» gravi delle Amministrazione comunali rette dal Pd – parla di bilancio «ingessato» e «rigido», di capitoli di spesa «blindati» al punto da non lasciare lo spazio ad emendamenti; la vendita di azioni Iren per rispettare il Patto di Stabilità è «una entrata una tantum per pareggiare il bilancio» ma in futuro cosa accadrà.

Per Davide Farella, consigliere di «Cavriago Città aperta», la scelta di alienare una quota di azioni Iren possedute dal Comune è solo  un’operazione di svendita.

Andrea Toni, capogruppo di «Cavriago 5 Stelle», sollecita l’Amministrazione comunale a un maggior impegno per cambiare la politica del Governo verso i Comuni.

Tommaso Cavezza, capogruppo di «Futuro per Cavriago» avanza tra l’altro la richiesta di alzare la soglia di esenzione dall’addizionale Irpef per redditi fino a 20.000 euro e critica le spese correnti esagerate.

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