Caos Pd, le primarie si fanno con Balzani e l’indagato Bonaccini, che vuole l’archiviazione subito. Cosa farà la Procura?

di Pierluigi Ghiggini

Le primarie Pd, nonostante lo tsunami giudiziario sul gruppo regionale (una decina di consiglieri indagati) e gli avvisi di garanzia per peculato a Matteo Richetti e al segretario regionale Stefano Bonaccini, si faranno. È vero che il premier Renzi era determinato ad azzerare tutto e a mandare Graziano Delrio (contro la sua volontà) a correre per la poltrona che fu di Errani, ma la ragion politica ha preso il sopravvento, rispetto al rischio paventato da Napolitano che saltino delicati equilibri di governo.

La determinazione di Bonaccini a correre egualmente, andando da indagato allo scontro elettorale, e il movimento lievitato in queste ore a favore del romagnolo Balzani – che molti ora vedono come una scialuppa di salvataggio – hanno sbarrato la strada al “piazza pulita” desiderato da Renzi. Che ora sta alla finestra a vedere i risultati elettorali. Parteciperà a manifestazioni di partito a fianco di un indagato per peculato?

Intanto gli occhi sono puntati sulla Procura di Bologna: Bonaccini ha chiesto e ottenuto in modo fulmineo un incontro con le due pm titolari dell’inchiesta, il Procuratore capo Alfonso e il Procuratore aggiunto. Ha portato le pezze d’appoggio delle spese contestate e ha presentato istanza di archiviazione. Cosa faranno gli inquirenti, dopo un’indagine che dura da anni?

Comunque vada, per l’esponente di Forza Italia Giuseppe Pagliani si è aperto il vaso di Pandora di un sistema emiliano marcescente da tempo. “Dopo la condanna in Appello di Vasco Errani Presidente della Regione Emilia Romagna per peculato, si apre un altro vergognoso capitolo per il Pd a livello regionale, Bonaccini e Richetti indagati per peculato con altri consiglieri regionali Pd. Per gli amministratori locali che in queste settimane correvano a farsi fotografare con l’uno e con l’altro candidato è una doccia fredda senza precedenti”, afferma Pagliani.

“Per gli emiliano romagnoli invece – continua l’esponente azzurro – vi è la dimostrazione palese del fatto che la sinistra da sempre in questa regione agisce in modo poco pulito. Noi queste cose le denunciamo da decenni, oggi possiamo affermare che avevamo ragione”.

Ma il Pd, per cecità o ragion di partito, non riesce a vedere la gravità della situazione. Tanto che l’altra sera a FestaReggio il presidente del Pd Orfini, sfidando il ridicolo, ha proclamato: “Sono certo che Richetti e Bonaccini abbiano tenuto una condotta specchiata”.

Ieri poi, il repentino cambiamento di vento era annunciato ai tiggì da altri dirigenti romani: la decisione sulle primarie è in fin dei conti un fatto interno del partito emiliano. Nel frattempo si ritirava dalle primarie il reggiano Matteo Riva (Centro democratico) che per ordini dall’alto non ha depositato le quattromila firme prescritte nel termine ultimo delle 12 di ieri. Cosa che invece ha fatto il professor Balzani, ex sindaco di Forlì.

In serata, infine, il pronunciamento della commissione elettorale che ha ammesso entrambi i contendenti superstiti: l’indagato Stefano Bonaccini e, appunto, Roberto Balzani.

Ecco il comunicato diramato intorno alle 20: “Il Comitato organizzatore delle Primarie del centrosinistra dell’Emilia-Romagna, si è riunito alla presenza di tutti rappresentanti delle forze politiche che partecipano alla competizione del 28 settembre (Partito Democratico, Italia dei Valori, Scelta Civica, Centro Democratico, Verdi, Partito Socialista).

E’ stata esaminata la documentazione presentata entro le ore 12 di oggi a supporto delle candidature di Roberto Balzani e Stefano Bonaccini.

La candidatura di Roberto Balzani è stata sottoscritta da 4.937 elettori, quella di Stefano Bonaccini da 5.000. Pertanto avendo soddisfatto il requisito richiesto dall’Articolo 4, Comma 2 del regolamento delle Primarie entrambi i candidati sono stati ammessi alle Primarie”. A questo punto tornare indietro sarebbe veramente difficile.

Ma per quale arcano il premier, contrariamente al suo carattere, ha dovuto accettare lo status quo, masticando amaro? Non certo per le resistenze di Delrio a mollare la poltrona di sottosegretario (anche perché il ministro Poletti era già in preriscaldamento) per intervento divino, o quasi.

È Dagospia, che vede l’establishment renziano come il fumo negli occhi, a offrire la chiave di lettura più plausibile.

“Chi si aspetta un rimpasto di governo nel quale Delrio venga spostato di poltrona rimarrà deluso – scrive Dagonews – Re Giorgio (il presidente Napolitano, ndr) non vuole pericolosi pasticci come il rimpasto e allora ci si limiterà a sostituire Federica Moscerini (Mogherini, ndr) con il suo attuale vice, Lapo Pistelli”.

Peraltro Dagospia gira vistosamente il coltello nella piaga del declino governativo di Delrio, questa volta oggetto del fotoritocco: “Gli addetti ai livori di Palazzo Chigi hanno subito notato che nella foto del passaggio di consegne tra Lurch Cottarelli e Yoram Gutgeld postata dallo spin doctor Filippo Sensi, manca Graziano Delrio. Sarebbe questo l’ultimo segnale di “corte” che il pizzuto sottosegretario sta ormai leccando il cono d’ombra renziano”.

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