Mafie e amministrazioni: tempesta nel Pd, oggi i sindaci a rapporto. Bini: “Con Coffrini nemmeno un caffè”

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22/9/2014 – “Il sindaco di Brescello? Con lui non andró a prendere neanche un caffè. Né con lui, né col sindaco di Montecchio”.

cacciaEnrico Bini, dopo anni e anni di battaglie antimafia che gli sono costate intimidazioni, minacce e pure il posto di presidente della Camera di Commercio, non ci sta e spara ad alzo zero al punto da dichiarare, dopo quello che si è sentito e visto nel docu-video di Cortocircuito, di non
voler avere niente a che fare con Marcello Coffrini (secondo cui “a Brescello non ci sono problemi di criminalità” e che Francesco Grande Aracri è una persona “composta ed educata”) e neppure con Paolo Colli, per la vicenda della scuola di Montecchio appaltata con il ribasso del 23% a una ditta del casertano priva della certificazione antimafia.

Enrico Bini, ora sindaco di Castelnovo Monti eletto con una percentuale bulgara, prende una posizione durissima. È lui di fatto a guidare la fronda interna che ha imposto al segretario Pd Andrea Costa di convocare i primi cittadini, domani martedì alle 14, al partito, per “fare chiarezza” e decidere il da farsi: riunione che potrebbe concludersi con la richiesta di dimissioni di Coffrini, ma nella quale i sindaci dovranno dire, uno per uno, cosa pensano di quanto di quanto accade in questi giorni, e dei rapporti tra personaggi mafiosi o in odore di mafia con le amministrazioni locali.

C’è da prevedere che Bini dirà come la pensa senza sconti e senza peli sulla lingua. Intanto ha deciso di non partecipare più a incontri o eventi dove sia presente Coffrini.

“Io non voglio avere nulla a che fare col sindaco di Brescello, quello che dice nel documentario dal mio punto di vista non è accettabile – afferma – Per me sarà molto difficile confrontarmi con Marcello Coffrini anche nei momenti istituzionali, e dove mi sarà possibile li salterò, se verrò a sapere della sua presenza. Deve essere chiaro che qui si parla del reggente di un importante clan mafioso”.

Aggiunge Bini: “Così non può funzionare, e questo vale anche per Montecchio. Non ci si può trincerare dietro i certificati antimafia, senza altre verifiche e senza lavorare giorno per giorno al fine di allontanare, isolare e infine debellare le infezioni. È una mancanza di rispetto anche verso quegli amministratori che si sono schierati e hanno pagato con la vita, come Angelo Vassallo”.

“Non spetta a me dire cosa devono fare, Coffrini e Colli: certo che sarà difficile recuperare rispetto alle loro affermazioni. In questa terra in troppi continuano a tacere, ma le infiltrazioni ci sono, eccome se ci sono, e va reso onore a chi si impegna per denunciarle e contrastarle. È ora di prendere posizione, di dire da che parte si sta”.

Bini ricorda ancora quando in tv, qualche anno fa, il titolare di una ditta colpita da interdittiva antimafia disse che a Reggio la mafia erano la Camera di commercio (di cui Bini era presidente) e il prefetto Antonella De Miro: “Nessuno contestò quelle parole, ma rispetto ad allora vedo che qualcuno ha aperto gli occhi. C’è aria nuova. Le cose hanno cominciato a cambiare col prefetto De Miro, oggi ci sono persone che sanno come muoversi. E a chi si impegna, come i ragazzi di Cortocircuito, va tutta la mia solidarietà”.

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CONFORTI: “MA BRESCELLO NON È UN PAESE DI MAFIA”

Luciano Conforti, consigliere di Onestà Civile, non ci sta che Brescello venga etichettato come paese di mafia. Prende posizione con l’intervento che segue, nel quale tuttavia non parla di ciò che si parla: le dichiarazioni del sindaco Coffrini su Francesco Grande Aracri, fratello del boss Grande Aracri e reggente del clan di ‘ndrangheta, condannato in via definitiva per associazione mafiosa.

“Non ci sto e mi sento anche offeso – scrive Conforti -: offesi lo sono pure tanti cittadini brescellesi per essere  ritenuti accondiscendenti alla ’ndrangheta. Chi può affermare ciò porti azioni concrete di minacce o richieste di pizzo ricevute! Se in un paese un soggetto delinquenziale esiste, intervengano le autorità competenti e lo portino via. Ne saremo grati e felici.

Sono 33 anni che abito a Brescello – prosegue Conforti – qui ho gestito tre attività: una al confine con Poviglio, una in pieno centro a Brescello, l’altra vicino alla stazione ferroviaria con tonnellate di merce in vendita. Mai ricevuto richieste di pizzo, mai subito un furto o una rapina; dirò di più, i clienti più assidui delle mie attività erano i meridionali.

E’ anche grazie ai meridionali se a Brescello alcune vie sono vive e vivibili. Loro hanno acquistato case fatiscenti ristrutturandole a nuovo. Anche questo è lavoro per il paese e quindi per un paese che non muore. Si parla di voto di scambio?: non credo nel voto di scambio, così come non credo nella reticenza di tutti i cittadini brescellesi.

Coffrini ha vinto come ho avuto occasione di dire anche alla vice segretaria comunale, grazie al partito nel quale milita Coffrini; il Pd. Allora: tutti mafiosi a sinistra?, ma per favore!!! Poi, che Coffrini sia, o che diventerà un bravo Sindaco toccherà a lui dimostrarlo nell’arco della legislatura.

Ribadisco che i brescellesi non sono omertosi come si evidenzia dalle interviste ma, semplicemente, il poco che sanno proviene da articoli giornalistici.

Ora qualcuno penserà che il sottoscritto è un mafioso o che mi sono venduto alla maggioranza?, tranquilli: nulla di tutto questo e in Comune lo sanno perfettamente. La mia lista è Onestà Civile, dove la parola onestà non è lì per caso, ma è lì per cognizione di causa a differenza di chi l’adopera sapendo di avere fatto cose fuori dalle regole…”.

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I PARLAMENTARI DEL MOVIMENTO 5 STELLE: PAROLE INCONCEPIBILI, COFFRINI SI DIMETTA

“Quello che si legge dai giornali è sconcertante: è inammissibile che  il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini,  possa affermare che il problema della criminalità organizzata non esista a Brescello e spenda  parole benevole verso Francesco Grande Aracri, condannato in via definitiva all’interno del processo per mafia denominato “Edilpiovra”.

“Grande Aracri è una persona normale. E’ inconcepibile l’attacco del presidente del Tribunale. Se pensa quelle cose, ci commissari”: queste parole non possono essere proferite da chi ricopre una carica istituzionale.

Noi parlamentari M5S Emilia Romagna chiediamo a gran voce le dimissioni del sindaco Marcello Coffrini”.

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CGIL FUNZIONE PUBBLICA: COFFRINI FORTE CON I DEBOLI E DEBOLE CON I FORTI

“Stupisce sempre di più l’atteggiamento ondivago del Sindaco Marcello Coffrini dallo stile  “fai da te”. Tanto inamovibile sulle scelte fatte per il trasferimento dei due autisti comunali, escludendo ogni possibilità di mediazione per ridurre i disagi e le preoccupazioni dei suoi ormai ex lavoratori, quanto totalmente indulgente nei confronti di chi è stato condannato per gravissimi delitti di mafia.

Ed altrettanto grave è che il Sindaco di Brescello si sia spinto a dichiarare pubblicamente che la ‘ndrangheta è solo un leit motiv nel nostro territorio.
Siamo stupiti di fronte alle affermazioni di un rappresentante delle Istituzioni che è, incidentalmente, anche uomo di legge, sicuramente rilasciate senza aver effettuato alcuna verifica, come peraltro imporrebbe la funzione pubblica esercitata, su come stiano realmente le cose  a proposito di quello che si legge sulla stampa, in merito al pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata nella Bassa Reggiana.

Sconcerta la tanta solerzia e il neo-pragmatismo del Sindaco e della sua Giunta nell’archiviare, in spregio alle normali relazioni sindacali, la vicenda dei due dipendenti svenduti a TIL, a fronte dell’ ossequio rivolto a chi è reo di avere infranto la legge.

Nell’occasione la segreteria della Funzione Pubblica CGIL di Reggio Emilia, da sempre impegnata nella difesa della legalità, esprime apprezzamento e ammirazione per i ragazzi di Corto Circuito Web TV per l’impegno e la passione civile con cui conducono la campagna d’informazione e di lotta per la legalità, contro ogni forma di corruzione e di connivenza con la criminalità organizzata e chiede a tutte le Istituzioni e alla Politica di mettere in atto ogni forma di contrasto per prevenire la diffusione dell’ illegalità nel nostro territorio”.

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2 risposte a Mafie e amministrazioni: tempesta nel Pd, oggi i sindaci a rapporto. Bini: “Con Coffrini nemmeno un caffè”

  1. accesa Rispondi

    22/09/2014 alle 15:38

    Però, in tutta questa storia non mi spiego come mai solo adesso scatti l’ indignazione di tutti coloro che si sono visti sempre in prima fila, per contrastare le mafie, quando questi stessi signori – carabinieri, Fondazione Caponnetto, il giornalista Tizian, il sindaco Bini, e diversi altri politici reggiani – erano stati informati dalla sottoscritta almeno dall’ ottobre 2013 di ogni dettaglio inquietante che riguardava l’ appalto per le scuole di Montecchio. Oltre a quello ne indicati un altro, a Montechiarugolo per scuola di Basilicagoiano, alla Orion srl di Quarto NA, ditta il cui presidente risulta legato al clan Polverino di Napoli. Qualcuno si è mosso? Silenzio totale.

  2. amara Rispondi

    24/09/2014 alle 13:52

    Doveroso prendere le distanze dai due sindaci finiti nell’occhio del ciclone, però ad onor del vero tutte le autorità competenti, giornalisti e persino personaggi che ricoprono per eccellenza il ruolo di paladini dell’antimafia, sapevano della pastoia losca, farraginosa e inquietante dell’appalto per le scuole di Montecchio.

    Ho diverse mail che ancora confermano il fatto di quanto , fin dall’ottobre 2013, mi sia data da fare per sollevare interrogativi, ma sopratutto confidando in chi mi diceva che qualcuno già stava indagando e ci stava lavorando.

    Non avendo alcuna intenzione di passare per la stoica martire, facile tiro al bersaglio dei soliti cecchini tra le fila degli ipocriti politicanti, (che amministrano da sempre la nostra provincia, tra applausi, bandiere della Resistenza, tarallucci e vino, e sopratutto tanti appalti da condividere con gli amici del partito o appetitosi cotillons, da spartire addirittura con il proprio consorte), me ne sono ben guardata dall’uscire allo scoperto per togliere personalmente le castagne dal fuoco. Compito che reputo tocchi in primis agli inquirenti, e a chi ci amministra politicamente. Sono pagati, osannati, adorati, per questo!

    Mi sta bene scoprire che tra qualche giovane c’è ancora qualcuno capace di rompere spavaldamente e forse incoscientemente gli schemi, ma mi fa star male l’idea che questi studenti debbano rischiare la pelle al posto di chi avrebbe dovuto agire per tempo.

    Ho imparato ad apprezzare il sindaco Bini fin dalle sue prime, imbarazzanti, denunce nel 2008, però, in quest’ultimo frangente lo avrei voluto sentire dire qualcosa prima, riguardo Montecchio, visto che era stato ben informato su come stavano andando le cose

    Non pretendevo da lui una denuncia forte, un processo, un arrogarsi sentenze che toccano solo a
    giudici e magistrati, ma dal momento che è stato protagonista e promotore di diversi convegni, sul tema della lotta alla mafia, poteva quanto meno sollevare qualche perplessità sul fatto che a Montecchio ci fosse una ditta di Gricignano ( paese già assai noto per i traffici dei casalesi) che da due anni lavorava senza ancora aver presentato una certificazione antimafia, come doveva
    essere nel rispetto dell’impegno assunto dal sindaco Colli, (nel momento in cui a suo tempo aveva sottoscritto il ben noto Protocollo per la legalità, in cui ci si ripropone di far lavorare solo le ditte che presentano tale certificazione.

    Perché oggi sono amareggiata?
    Perché mentre ci si rimpallavano le responsabilità, e le indagini si mormorava sottobanco che andassero avanti, c’è gente che avendo fatto credito ai signori di questa ditta, ci hanno rimesso le penne.

    Sarebbe stato onesto da parte di Colli almeno invitare alla prudenza, tutti coloro che stavano facendo credito alla Saedil…

    Altro aspetto dolente è accorgersi della tragicomica commedia che il Pd mette in scena, ogni volta che uno dei suoi uomini diventa palesemente indifendibile.
    Che differenza c’è, ditemi, tra certi pesci in barile a Brescello e Montecchio, e il grosso squalo che a Reggio continua a tenersi in pancia quei signori che la Procura di Milano ha già abbondantemente mostrato sodali alla cricca che si spartiva gli appalti per l’Expo?

    Spezzo comunque una lancia per il sindaco di Brescello: non toccava a lui muovere accuse, ma ai magistrati. A lui tocca però vegliare sul territorio, vegliare sugli appalti, vegliare sulle ecomafie, vegliare su qualsiasi altro illecito amministrativo, e sulle persone che stanno dentro alle società che fanno affari con la pubblica amministrazione.

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