Contraffazioni: artigiani in ginocchio. Reggio Emilia fra le province più colpite Un’indagine Confartigianato

30/9/2014 – La multinazionale del ‘falso’ fattura 200 miliardi l’anno in tutto il mondo, ma la cifra è destinata a crescere del 74,5% in dieci anni, in linea con la dinamica del commercio internazionale. La contraffazione è un ‘affare’ di dimensioni globali che in Italia vale 6.924 milioni, pari allo 0,45% del Pil, e la provincia di Reggio Emilia è al ventiseiesimo posto in questa classifica delle patacche.
Il nostro Paese è il primo in Europa per quantità di merce sequestrata: tra il 2008 e il 2013 si sono registrati 99.748 sequestri per 334,5 milioni di pezzi contraffatti del valore complessivo di 3.789 milioni.
A rivelare le dimensioni del fenomeno è un rapporto di Confartigianato Lapam, che si concentra sulla contraffazione di merci nell’artigianato (escludendo quindi l’agroalimentare).
“La contraffazione – sostiene il presidente di Confartigianato Lapam, Erio Luigi Munari – è un business colossale e globalizzato che gira a pieno regime ed è tra le cause della crisi delle piccole imprese manifatturiere made in Italy”.
Secondo il rapporto di Confartigianato Lapam, infatti, i settori più esposti alla contraffazione sono quelli del
tessile, abbigliamento, calzature, occhialeria, cosmetici, giocattoli che rappresentano l’89,2% dei valore delle merci sequestrate tra il 2008 e il 2013.
E proprio in questi settori di punta del made in Italy negli ultimi 5 anni le imprese artigiane sono state decimate, con una perdita di 7.052 aziende, pari ad un calo del 9,9%.
Il mercato del falso minaccia tutte le regioni, soprattutto quelle con la maggiore presenza di imprese nei settori manifatturieri esposti alla contraffazione: in Emilia Romagna
su 30.303 aziende del comparto manifatturiero 5.740 sono esposte a contraffazione collocando l’Emilia Romagna al 7°
posto di questa preoccupante classifica nazionale.
Reggio Emilia è al 26° posto nella classifica delle province italiane con imprese esposte alla contraffazione, le piccole e medie imprese a rischio sono centinaia. il dilagare del fenomeno è confermato anche dai recenti maxisequestri di prodotti tecnologici e per telefonia mobile compiuti dalla Guardia di Finanza.
La Cina, ancora una volta, guida la classifica dei Paesi di provenienza di merce contraffatta con una quota del 66,1% dei prodotti sequestrati dalle autorità italiane. A livello regionale, il valore di merci contraffatte sequestrate tra il 2008 e il 2013 è pari a 146 milioni di euro.
“Un fenomeno criminale di dimensioni globali come la contraffazione – avverte Munari – va combattuto con
armi globali. Serve un’azione congiunta di tutti i livelli di Governo, in Italia, in Europa e a livello internazionale. L’azione repressiva, la collaborazione tra le forze dell’ordine di tutti i Paesi, devono essere accompagnate da attività di prevenzione e da iniziative legislative a tutela dell’origine e della qualità dei prodotti, a cominciare dall’approvazione di una regolamentazione europea, come quella
sul ‘made in’, che obblighi a indicare l’origine dei prodotti e garantirne la piena tracciabilità. Ma bisogna anche intensificare le attività di formazione e informazione alle imprese a ai consumatori sui danni provocati dalla contraffazione, sulla difesa della proprietà intellettuale e
industriale, sulla tutela del made in Italy”.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *