Oggi l’addio al pittore Angelo Davoli, morto a 54 anni. La camera ardente dalle 10 ad Aterballetto

angelo davoli8/9/2014 – Grave lutto nel mondo dell’arte. È morto il pittore Angelo Davoli, uno degli artisti reggiani più affermati nel Paese. Un male che non perdona se l’è portato via troppo giovane, maledettamente giovane: ieri avrebbe compiuto 54 anni. La camera ardente è aperta oggi, lunedì 8 settembre, dalle 10 alle 19. Alle 17 il commiato. I funerali si svolgeranno in forma privata.

Angelo Davoli è spirato nella giornata di sabato dopo aver lottato sedici mesi contro il male, e sempre con la moglie Cristina Bolognesi accanto a lui.

Le opere di Angelo Davoli sono in collezioni e gallerie di tutta Italia, e in numerosi Paesi. In pochi anni aveva conquistato un pubblico internazionale attraverso la sua arte non incasellabile, ma sempre carica di visioni, di anticipazioni, di tecniche originali. E per questo unica.

Era un uomo dolce e limpido, dalla spiritualità profonda, che ai riflettori preferiva la pace e la narrazione autentica di mondi interiori. Queste caratteristiche, insieme a un talento gigantesco e a una passione creativa come poche, ne hanno fatto un grande pittore, il cui lavoro è destinato a restare e a fare scuola.

La sua carriera era cominciata relativamente tardi, poco più di vent’anni fa. Ancora nei primi anni Novanta lavorava alla Walvoil, e passava notti insonni di fronte al cavalletto inventando nuove dimensioni con un pennello di due millimetri. Possedeva, innata, una tecnica prodigiosa, fotografica: ma era molto più di un iperrealista, perché ogni sua opera conteneva sempre e volutamente qualcosa di assurdo e di ultraumano, tale da suscitare emozioni inspiegabili, e di arcani da scoprire.

angelo davoli treLo stupore di fronte alla
tecnologia è la costante che ha attraversato i vari momenti della sua arte: tecnologia declinata di volta in volta nel conflitto tra archeologia industriale e
natura, nella fissità di impianti e di edifici quali epitaffio visivo dell’alienazione, nel delirio di potenza incarnato nella guerra, ma destinato a naufragare nell’inquietudine, nelle incertezze dell’esistenza, nei cieli azzurri dove le nuvole non erano mai ferme.

La forza delle sue opere si è manifestata sempre, nelle micro come nelle grandi dimensioni, come nelle straordinarie scenografie realizzate per Aterballetto.

Angelo Davoli aveva la capacità, nelle sue opere, di fermare il tempo e di coinvolgere l’interlocutore in un clima di attesa su qualcosa che deve per forza saltare fuori, come se fosse nascosto dietro al quadro, e che spinge inevitabilmente a riflettere sulle dimensioni dello spirito. Per questo la sua arte resterà.

Lunedì 8 settembre, a partire dalle 10, sarà aperta la Camera ardente nella sede di Aterballetto, a Reggio Emilia. Alle 17 il momento del ricordo e del commiato da Angelo Davoli.

A Cristina, e ai famigliari tutti, giungano il cordoglio e l’abbraccio di Reggio Report.

(Pierluigi Ghiggini)

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L’ANNUNCIO DI CRISTINA BOLOGNESI

Davoli con la moglie Cristina Bolognesi

Angelo Davoli con la moglie Cristina Bolognesi

“Da ieri 6 settembre l’artista Angelo Davoli non è più tra noi: si è trasformato in luce ed ha iniziato il suo cammino verso i suoi cieli azzurri, quei cieli che per anni ha dipinto con grande maestria”.

Così dichiara Cristina Bolognesi, assistente e moglie di Angelo Davoli che ha affiancato con dedizione il compagno di vita in questi sedici mesi di malattia, che l’artista ha combattuto con tenacia e dignità.

“Se n’e andato solo il suo corpo, ma non la sua grande anima che rimarrà dentro di me per tutta la vita”.

Persona di raffinata intelligenza, di grandi qualità umane e artistiche, Angelo Davoli era nato a Reggio Emilia il 7 settembre 1960.

La camera ardente sarà allestita lunedì 8 settembre  alla Fondazione Nazionale della Danza, sede di Aterballetto,  via della Costituzione, 39 – Reggio Emilia dalle  ore 10.00 alle ore 19.00 .
Nella stessa sede alle ore 17.00 verrà dato l’ultimo saluto. La tumulazione avverrà in forma privata.

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IL CORDOGLIO DEL SINDACO LUCA VECCHI

“Reggio Emilia perde con Angelo Davoli uno dei suoi talenti più sensibili e illuminanti, versatili e innovativi, di spessore internazionale. Angelo  ha fatto della ricerca, dell’indagine sulla contemporaneità, della riflessione sul paesaggio, a partire dalla dimensione urbana e industriale in particolare, un filo conduttore della sua poetica pittorica.
Faremo tesoro della sua sete di conoscenza e creatività, non dimenticheremo il legame con la sua città e con i progetti culturali che in essa hanno avuto vita e a cui ha partecipato, da Aterballetto, come scenografo dei celebri Certe Notti e InCanto dall’Orlando Furioso, a Fotografia Europea”.
Con queste parole il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi esprime cordoglio per la prematura scomparsa dell’artista Angelo Davoli.
Fra i progetti culturali a cui Angelo Davoli ha partecipato a Reggio Emilia si ricordano “Industrial Landscapes” nei Civici Musei di Reggio Emilia; la partecipazione alla collettiva ”Alto Impatto Ambientale”, ai Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia, a cura di Marinella Paderni. Nell’aprile 2006, in occasione della “Settimana della fotografia europea”, a cura di Angela Madesani, presenta un progetto nell’ambito della sezione ”Uno sguardo sulla città”. Angelo Davoli ha ampliato la sua ricerca artistica anche nell’ambito teatrale, curando le scene per lo spettacolo di danza della Compagnia Aterballetto InCanto dall’Orlando Furioso, che ha debuttato nel dicembre 2007 in prima nazionale al Teatro Valli di Reggio Emilia e ha proseguito per una lunga tournée in Italia e all’estero.
Nel 2009 ha progettato e realizzato con la Fondazione Nazionale della Danza Compagnia Aterballetto la parte scenica e i video della nuova produzione “Certe Notti “, con coreografie di Mauro Bigonzetti e interventi musicali di Luciano Ligabue: lo spettacolo, che ha debuttato nell’ottobre 2009 al Teatro degli Arcimboldi a Milano, è attualmente rappresentato con grande successo nei più importanti teatri italiani.
Nel dicembre 2009 Davoli realizza la mostra “Cantiere Morini work in progress”, alla First Gallery di Roma, una preview della successiva personale a Palazzo Casotti di Reggio Emilia nel marzo/aprile 2010.
Fra i suoi altri innumerevoli contributi, quelli per la Biennale d’arte di Venezia 2011 a cura di Vittorio Sgarbi e la Mostra internazionale del cinema di Venezia”.

(Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia)

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ANGELO DAVOLI – LE MOSTRE RECENTI

Nel 2001 Industrial Landscapes, Musei di Reggio Emilia; nel 2002 gall. Hof&Huyser di Amsterdam ed Annovi di Sassuolo a cura di A. Riva;
Surrealismo Padano, Palazzo Gotico di Piacenza e Museo Rivoltella di Trieste a cura di V. Sgarbi.

Nel 2004 Sky-line, S. Mattia, Bologna a cura di M. Paderni; Quadriennale di Roma, sezione a cura di B. Buscaroli; vince la 55° ed. del Premio Michetti.

Nel 2007 le collettive a cura di V. Sgarbi a Milano al PAC e La pittura degli ultimi 40 anni a Palazzo Reale.

Davoli ha curato le scenografie per Aterballetto: nel 2007 per InCanto e nel 2009 scene e video per  Certe Notti, coreografie di M. Bigonzetti, musica di L. Ligabue.

Nel 2009 alla First Gallery di Roma con Cantiere Morini work in progress che porterà nel 2010 a Palazzo Casotti Reggio Emilia, testo di Marc Augè
ed alla galleria Dieffe di Torino.

Nel 2011 partecipa alla 54° Biennale di Venezia nel Padiglione Italia all’Arsenale. A settembre dello stesso anno è nel cast dell’ultimo film di Elisabetta Sgarbi in concorso alla 68° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sul tema delle avanguardie artistiche.

Nel 2012 la collettiva Altrove alla Catania Art Gallery a cura di Beatrice Buscaroli. Nel 2013 la collettiva Rewind 1.0 alla galleria Dieffe di Torino.

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ANGELO DAVOLI: UNO SGUARDO ENIGMATICO
di Massimo Mussini

La pittura di Angelo Davoli mi ha sempre intrigato, perché vi ho colto un sottile legame con le fotografie di Luigi Ghirri. Non credo che i due si conoscessero, visto che agli esordi artistici di Davoli, Ghirri era ormai scomparso.

Neppure avrebbe senso pensare a una dipendenza figurativa dell’uno dall’altro, perché i riferimenti concettuali di Davoli vanno ricercati in un’altra direzione, nelle fotografie di Hilla e Bernhard Becher, ad esempio.

Mi trovo oggi a riflettere per la prima volta su questo collegamento rimasto da anni a livello intuitivo e mai analizzato e credo che la risposta possa trovarsi nella sintonia di atteggiamento nei confronti della cultura contemporanea e nell’interesse di entrambi per la pittura fiamminga.

Alle radici di tale attenzione c’è per Ghirri la lettura del bel libro di Svetlana Alpers sui rapporti fra scienza e pittura nell’arte seicentesca dei Paesi Bassi e non escluderei che anche Davoli lo abbia conosciuto. Per entrambi, comunque, c’è la comprensione del naturalismo ottico fiammingo come strumento di analisi della realtà.

Davoli, dunque, nel suo minuzioso descrittivismo degli esordi, non si limita a riprendere tale stile figurativo sulla scia delle contemporanee correnti del Citazionismo, ma adotta piuttosto un’idea, opera sul valore da riassegnare allo sguardo nel processo di conoscenza della realtà e per la formazione della propria personalità.

Per comprendere questa sua scelta dobbiamo ricordare che gli ultimi decenni del secolo scorso hanno dato avvio a un esponenziale consumo dell’immagine, ormai recepita in modo del tutto acritico, tanto che negli intellettuali più avvertiti, come negli artisti più sensibili, è nata contestualmente la necessità di reagire al fenomeno.

Ecco allora Angelo Davoli intento a dipingere opere in cui i paesaggi, raffigurati con una pennellata accuratamente descrittiva, pongono davanti agli occhi vedute, che apparentemente si omologano al “catalogo” delle architetture industriali dei coniugi Becher, ma in realtà ne rovesciano la funzione concettuale. Con l’aiuto del colore e della raffigurazione accattivante, egli intende piuttosto sottolineare l’antinomia sorta nella civiltà industriale fra natura e cultura, fra tempo umano e tempo naturale.

Il tempo della natura, infatti, non si misura sulla durata dell’uomo ma la oltrepassa, mentre il tempo dei manufatti industriali ne è di molto più breve.

A questa prima segnalazione di come lo sguardo non serva a fornire soltanto informazioni ottiche da consumare all’istante ma consenta l’avvio di un approfondimento concettuale, nel corso degli anni si affianca un lavorio più approfondito, indirizzato a giustificare la funzione creativa e didascalica dell’arte nella cultura contemporanea.

A Davoli, infatti, importa comunicare l’idea che all’effimera cultura dell’usa e getta, l’arte può contrapporre nuovamente il valore della durata, perché l’opera è eseguita per rimanere nel tempo e conservare la testimonianza della mente che l’ha creata. Essa trasmette inoltre ai posteri un doppio messaggio: il primo è costituito dai suoi significati, necessariamente collegati al momento culturale in cui è stata realizzata e il secondo si esplicita nella capacità di rinnovare tali significati adeguandosi al trascorrere del tempo. È a tutti noto, infatti, che noi tendiamo a utilizzare modelli interpretativi contemporanei nella lettura delle opere d’arte del passato.

Il Concettualismo che ha innervato l’arte d’avanguardia dell’ultimo quarto del Novecento è l’altro aspetto fondante della pittura di Angelo Davoli, che ha perfettamente compreso come il compito odierno dell’arte non sia più di replicare la realtà fenomenica, ma di sostituirla con la funzione allegorica dell’immagine, la quale non significa più direttamente ciò che mostra, ma cela un senso diverso e non immediatamente comprensibile.

Questa qualità enigmatica ha consentito a Davoli di creare anche scenografie teatrali senza allontanarsi dalla sua tradizione figurativa, perché gli squarci di paesaggio industriale, ora vasti e ora ravvicinati sotto forma di dettagli architettonici, erano perfettamente in grado di simboleggiare la condizione dell’uomo odierno.

Una pittura apparentemente facile, quella di Angelo Davoli, se ci si sofferma soltanto a uno sguardo esteriore, distratto e superficiale; se al contrario accettiamo la sfida che ci lancia ed entriamo nel gioco dei rimandi simbolici, chiedendoci cosa realmente dipinge e le ragioni delle sue scelte, possiamo scoprire anche la sua profondità concettuale accanto all’indubbia abilità pittorica e cogliere la capacità di utilizzare l’arte come stimolo per crescere intellettualmente.

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