Quarant’anni fa la strage di S. Benedetto val di Sangro. Chi la ricorda?

di Thomas Casadei*

Il 4 agosto 2014 ricorre il quarantennale della strage dell’Italicus. Chi la ricorda? Chi l’ha studiata a scuola o conosciuta tramite qualche approfondimento? Pochissimi.

Ciò che avvenne sull’espresso Roma-Monaco di Baviera “Italicus” il 4 agosto 1974 all’uscita della galleria di San Benedetto Val di Sambro, con 12 morti e 105 feriti, rappresenta il più sanguinoso atto terroristico commesso nel decennio più violento del dopoguerra italiano. Eppure, questa è la strage meno ricordata, anzi la più dimenticata e trascurata dalla storiografia e memoria nazionale. Lo dimostra il fatto che, a testimoniarla, esistano oggi solo un (pregevole) documentario – “4 Agosto 1974 – Italicus, la strage dimenticata” di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo – e due brevi pubblicazioni.

Una tale “negligenza del ricordo” è dovuta a numerose ragioni che vanno dall’assenza di un’associazione di familiari delle vittime alla sfortunata coincidenza di date con la strage di Bologna del 2 agosto 1980 che catalizza, per un paio di giorni agli inizi di ogni agosto, gli interventi commemorativi sul dramma della violenza politica in Italia.

La bomba piazzata sull’Italicus fu concepita per produrre un’ecatombe: si trovava su un treno con oltre 400 passeggeri e con il timer regolato per detonare all’orario di arrivo nel più importante snodo ferroviario italiano, Bologna appunto. Il numero di 12 vittime, molto più basso rispetto alle previsioni terroristiche si spiega solo in virtù di una fatalità: un ritardo di ventisei minuti ha spostato la detonazione all’uscita della galleria di San Benedetto Val di Sambro. Se fosse scoppiata all’interno del tunnel, come anche in stazione a Bologna, i morti sarebbero stati centinaia.

Come per tutte le stragi legate alla “strategia della tensione”, la magistratura non è riuscita a provare pienamente la colpevolezza dei mandanti e degli esecutori materiali dell’attentato all’Italicus. A chi si affaccia oggi – 40 anni dopo  – su quella tragedia, resta soltanto una plausibile ricostruzione storica, ma nessuna certezza giudiziaria.

Nonostante il quarantennale – che avrebbe potuto e dovuto riaccendere anche le attenzioni più distratte, riaprendo il dibattito e le analisi – resta un grande vuoto di memoria nazionale, a parte qualche commemorazione locale (meritoria quella del Comune di Forlì dedicata a Silver Sirotti, eroe civile che merita di essere sempre più conosciuto).

Credo sia necessario riannodare il filo della memoria rispetto a questa strage “dimenticatissima” a cominciare dalla valorizzazione del documentario menzionato, anche nelle scuole, e avviando nuove ricerche: alle istituzioni e all’opinione pubblica il compito di non perdere altro tempo, ovvero altra memoria.

(*consigliere regionale Pd)

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