La Cgil: “Se i negozi chiudono è anche colpa della liberalizzazione degli orari”

18/8/2014 – La crisi del commercio reggiano? È anche il prodotto della liberalizzazione degli orari d’apertura degli esercizi. Lo sostiene un documento della segreteria Filcams di Reggio Emilia, il sindacato Cgil dei lavoratori del commercio, che considera un paradosso l’apertura di nuovi supermercati in questi momenti di crisi, e critica anche l’assessore Notari per le sue affermazioni sul crollo dei consumi come “problema psicologico”.

“Sembra strano ma, nonostante la crisi, in provincia di Reggio Emilia hanno aperto fior fiore di centri commerciali e quindi sono aumentati i mq a disposizione di ogni singolo cittadino e questo, come avevamo detto, ha portato alla chiusura dei piccoli commercianti, con la conseguente perdita di posti di lavoro e lo  svuotamento del centro storico di parte delle attività commerciali – sostiene la Filcams -. Tutto questo semplicemente perché il piccolo non regge una apertura sette giorni su sette con nastri orari di apertura di 12 ore al giorno e senza che, nei nuovi complessi commerciali, si sia creata vera buona occupazione, essendo in gran parte gli addetti del settore assunti con contratti part time o, peggio ancora, a chiamata.

Ora possiamo ribadire che l’effetto delle liberalizzazioni è stato nullo sul rilancio dei consumi, mentre ha colpito pesantemente le condizioni di lavoro degli addetti del settore (soprattutto donne) costretti a lavorare sette giorni su sette con nastri orari impossibili”.

“Che Confcommercio – continua il sindacato – lanci questo appello per scongiurare la moria dei negozi a due anni dal Decreto Monti ci fa piacere , ma neppure la detassazione (posto che sia compatibile con le risorse lasciate ai Comuni) per le nuove aperture risolverà il problema.
Se in questi anni si è saturato il territorio di centri commerciali e i soldi a disposizione dei cittadini calano per effetto delle crisi, è improbabile che si trovi una soluzione al rilancio dei consumi attraverso operazioni di incentivazione all’apertura di nuovi negozi”.

Non solo: “La perdita dei posti di lavoro , la cassa integrazione in deroga che viene pagata dopo mesi e mesi di attesa, non sono ininfluenti sulle lavoratrici e sui lavoratori che entrano in un supermercato per fare la spesa o decidono di spendere in beni durevoli, quali un auto nuova o un frigorifero.

A questo associamo un aumento del precariato che, riferito al mondo del lavoro, ha un solo significato: la mancanza di un reddito e di condizioni adeguate su cui poter contare per la pianificazione della propria vita presente e futura.

A queste condizioni sarà complicato mettere in campo azioni per rilanciare i consumi, con tutta la buona volontà da parte del Sindaco di Reggio Emilia e di tutte le parti sociali. Magari fosse solo o soprattutto un “problema psicologico più che economico” come afferma l’Assessore Notari. Le radici delle crisi (se ancora vogliamo definirla così) sono così profonde che semplice azioni di maquillage non servono a nulla”.

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Una risposta a 1

  1. Braccobaldo Show Rispondi

    18/08/2014 alle 10:08

    Certocertocerto…ma chi è che ancora ascolta la vocina tremula della cgil…??
    Suvvia..non scherziamo.

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