Inchiesta cardiochirurgie: anche l’assessore Lusenti, dopo Errani, inseguito dal falso ideologico

7/8/2014 – Ancora guai giudiziari per l’ormai crepuscolare governo regionale emiliano, orfano del presidente e avviato verso le elezioni anticipate. Dopo la condanna di Vasco Errani a un anno per i contributi alla cooperativa Terremerse (all’epoca guidata dal fratello), anche l’assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti deve affrontare un’inchiesta giudiziaria per falso ideologico.

Lusenti e i dirigenti regionali Tiziano Carradori (direttore generale della Sanità) e Bruna Baldassarri (dirigente dell’assessorato) hanno ricevuto ieri gli avvisi di fine indagine nell’inchiesta della Procura di Bologna sulle presunte irregolarità nelle procedure di accreditamento per l’alta specialità cardiochirurgica. Lusenti e Carradori sono indagati per falso, mentre i due dirigenti per concussione.

L’inchiesta, coordinata dal pm Morena Plazzi di Bologna è nata da un esposto del gruppo di cliniche private Hesperia. La Pm, contestualmente alla comunicazione di fine indagine, ha notificato anche la richiesta di ulteriori approfondimenti istruttori.

Lusenti ostenta serenità. In una nota, la Giunta di via Aldo Moro conferma “la piena collaborazione con la magistratura” e che “prosegue con serenità l’attività istituzionale”. Quindi nessuno pensa neanche lontanamente a dimettersi.

“Si apre ora – sottolinea la Giunta – una fase successiva delle indagini in cui i diretti interessati porteranno ulteriori elementi di approfondimento, che potranno confermare, insieme alla piena legittimità di tutti gli atti adottati dalla Giunta regionale, anche la correttezza personale e professionale dell’assessore e dei dirigenti”.

Di tenore ben diverso la dichiarazione dell’avvocato del gruppo modenese della sanità privata Garofalo-Hesperia, professor Alessandro Diddi.

“Apprendiamo con notevole soddisfazione l’esito delle indagini – afferma – Un anno fa eravamo stati accusati di aver calunniato, e qualcuno aveva addirittura osato di affermare che avremmo pagato caramente la nostra iniziativa. A quanto pare, le indagini hanno dato una risposta del tutto diversa. Spiace semplicemente che in questo Paese, se non ci si vuole piegare alla burocrazia, occorra chiedere l’intervento dell’Autorita’ Giudiziaria penale. Va sottolineato il coraggio, oltrechè la determinazione, del Gruppo Garofalo, che sicuramente non si è voluto rassegnare ai soprusi perpetrati dalla Regione Emilia Romagna. Adesso attendiamo il prossimo passaggio processuale costituito dalla richiesta di rinvio a giudizio”.

Ci va giù duro anche il consigliere regionale indipendente (ex Grillo) Giovanni Favia: “Il Sistema Emilia sta crollando, pezzo dopo pezzo, e un altro scandalo sta scoppiando in Regione con la fine della indagine sulla cosiddetta “Guerra delle cliniche” – scrive Favia – Dopo Errani, anche l’assessore alla Sanità, Carlo Lusenti, è accusato di falso ideologico. Un reato che pare andare di moda, da queste parti”.

“Il reato di cui è accusato l’assessore è di quelli insopportabili – aggiunge -, Ancora una volta i vertici della Regione devono rispondere di favoritismo nei confronti di privati, in questo caso di un colosso nel settore sanità.
Per l’ennesima volta siamo costretti ad assistere a uno spettacolo mortificante: politica ed affari a braccetto in un’aula di tribunale”.

Bisogna sempre ricordare che in un procedimento penale nessuno è colpevole sino a sentenza definitiva passata in giudicato; e che tra la posizione di Errani, condannato in appello, e di Lusenti, sotto inchiesta per la denuncia di una parte in causa, corre una bella differenza. Ma ha ragione anche l’avvocato Diddi: perchè per ottenere trasparenza si deve per forza arrivare al giudizio penale?

(p.l.g.)

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