Il tribunale di Bologna autorizza l’eterologa: “Non c’è vuoto normativo”

19/8/2014 – Accogliendo il ricorso di una coppia, presentato prima della sentenza della Consulta che ha abolito il divieto, il Tribunale di Bologna ha riconosciuto il diritto ad accedere alla fecondazione eterologa.

Nell’ordinanza, il giudice sottolinea che non c’è alcun vuoto normativo che impedisca di procedere in base alle regole della medicina e alla legislazione sanitaria vigente.

Si tratta del primo sì autorizzato da un giudice dopo la sentenza della Consulta e dopo il tentativo, accantonato dal Consiglio dei ministri, di regolare la materia con un decreto. La coppia aveva presentato ricorso perché il centro medico a cui si era rivolta aveva opposto il rifiuto ad eseguire il trattamento, allora ancora vietato per legge.

La sentenza della Corte Costituzionale, che ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa, ha ovviamente cambiato il quadro di riferimento ed è “venuto meno l’ostacolo (altrimenti insuperabile in via interpretativa) all’accoglimento della domanda”, si legge nell’ordinanza firmata il 14 agosto dal giudice Antonio Costanzo, prima sezione civile del Tribunale
di Bologna.

Al di là dell’accoglimento dei ricorso, scontato dopo la pronuncia della Consulta, sono rilevanti le indicazioni con cui nell’ordinanza si motiva la decisione, stabilendo che la coppia può da subito accedere l’eterologa e escludendo che si sia determinata una situazione di vuoto normativo: “Dichiarando infondata l’eccezione di inammissibilità relativa al paventato ‘vuoto normativo’ la Corte costituzionale è stata chiara nell’escludere ‘nella specie’ (ossia, con riferimento ai casi concreti sottoposti alla sua attenzione, del tutto assimilabili a quello qui in esame) l’esistenza di incolmabili lacune concernenti la regolamentazione essenziale dell’accesso alla Pma con donazione di gameti, sia quanto ai presupposti che quanto agli effetti”.

Proprio per questo, aggiunge il tribunale di Bologna, “il giudice delle leggi non abbia demandato al legislatore il compito di introdurre apposite disposizioni volte ad eliminare eventuali lacune insuscettibili di essere colmate dai giudici”.

Non serve una nuova legge, dice in sintesi l’ordinanza di Bologna, ma semmai un decreto ministeriale di aggiornamento delle linee guida su alcuni aspetti specifici, come il numero delle donazioni e l’anonimato del donatore. Ma questo non impedisce di procedere nel concreto. E perciò, stabilisce il giudice, “non si ravvisano ostacoli all’accertamento del diritto affermato dai ricorrenti”, ossia quello di accedere all’eterologa.

Questa sentenza, ha commentato ieri sera l’assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia-Romagna Carlo Lusenti “ribadisce ciò che noi abbiamo sempre sostenuto, così come era stato affermato dalla sentenza della Corte costituzionale: cioè che esiste un diritto, senza alcun vuoto legislativo, e che tale diritto deve essere reso esigibile anche attraverso il servizio pubblico”.

Lusenti nei giorni aveva sollecitato un intervento delle Regioni per uniformare il trattamento rispetto alle erogazioni del Servizio Sanitario Nazionale, stabilendo intanto che in Emilia Romagna la spesa non sarà a carico del servizio pubblico sino a un orientamento univoco a livello nazionale.

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