Così le guerre colpiscono l’economia reggiana. Vale mezzo miliardo l’export verso le zone dei conflitti

23/8/2014 Gli occhi di molti imprenditori reggiani sono puntati su Erbil, città del Kurdistan iracheno la cui regione è devastata dalla guerra. A Erbil si sono recate diverse missioni economiche reggiane, e lì diverse aziende delle costruzioni e della meccanica avevano trovato terreno fertile per accordi commerciali e investimenti.

Oltre allo sdegno e all’orrore per le sofferenze della popolazione civile e le migliaia di vittime innocenti, perseguitate a causa della fede religiosa, crescono anche le preoccupazioni degli operatori economici reggiani rispetto alle guerre che si stanno consumando, dichiarate o no, in tante parti del mondo, con in primo piano la guerra religiosa scatenata dal Califfato dell’Isis in Iraq, e poi Ucraina e Russia, Palestina e Israele, Gaza, Siria, Libia.

Verso queste zone “calde”, le imprese reggiane esportano ogni anno prodotti per diversi milioni di euro: più di 473 nel 2012, 508,3 nel 2013 e già 117 nei primi tre mesi del 2014. Il conto lo ha fatto la Camera di commercio, spiegando perché queste guerre ci riguardano da vicino, e non solo per ragioni umanitarie o per le continue ondate di profughi che attraversano il canale di Sicilia.

Nel 2013, come evidenziano i dati elaborati dall’Ufficio Studi camerale, le esportazioni reggiane hanno raggiunto gli 8,6 miliardi, e il 6% dei prodotti ha avuto come destinazione questi territori, nei quali l’industria manifatturiera, con 507,8 milioni di euro, rappresenta la quasi totalità del venduto. I restanti 466,3 mila euro riguardano prodotti agricoli, dell’estrazione e delle attività dei servizi di comunicazione.

Al primo posto per valore di esportato si sono collocati i prodotti della metalmeccanica: i 192,6 milioni di euro (il 37,9% del totale manifatturiero) hanno trovato sbocco principalmente in Russia (123,5 milioni) e, a seguire, in Ucraina (23,2), in Israele (19,4), in Libia (16,8) e in Iraq (9,5).

Il tessile-abbigliamento, con 177,7 milioni (il 35% dei prodotti manifatturieri in complesso), rappresenta il secondo settore per valore di esportato. La Russia è il principale acquirente di prodotti reggiani del sistema moda (169,3 milioni, il 95,3% del totale); al secondo posto si colloca l’Ucraina con 7,5 milioni.

A distanza, con 41,8 milioni – che rappresentano l’8,2% del settore manifatturiero – si pone il ceramico che vede, fra i maggiori acquirenti dopo la Russia (25,1 milioni), lo Stato d’Israele, verso il quale sono diretti prodotti “made in Reggio Emilia” per 10,8 milioni, il 25,8% del comparto.
Seguono l’Ucraina (3,3 milioni) e la Libia (2,2). Una minima parte (225 mila euro) è destinata anche ai territori palestinesi e 206mila all’Iraq.

Computer, apparecchi elettrico-elettronici ed ottici, per complessivi 39,4 milioni di euro (il 7,8% del manifatturiero), occupano il quarto posto per valore di esportato: Russia (20,1 milioni), Israele (7,4), Libia (quasi 6 milioni) e Ucraina (5,2) sono i principali acquirenti.

Dei 23,3 milioni di euro della filiera agroalimentare, 8,4 milioni (il 36,2% del settore) riguardano l’esportazione di vino destinato – per più del 90% – alla Russia (7,7 milioni). Seguono, con un valore di 6,4 milioni, gli “altri prodotti alimentari” (che comprendono anche condimenti e spezie). I prodotti delle industrie lattiero-casearie – fra i quali eccelle il Parmigiano-Reggiano – con 3,5 milioni, costituiscono circa il 15% del venduto e hanno come destinazione la Russia (3,2 milioni), l’Ucraina (251mila) e Israele (quasi 44 mila euro).

Oggi gli occhi sono particolarmente puntati su Erbil, nel Kurdistan iracheno, territorio che la guerra sta devastando e nel quale, in questi ultimi anni, si sono realizzate diverse missioni della Camera di Commercio con la partecipazione di tante imprese reggiane delle costruzioni e della meccanica, che proprio qui avevano trovato un terreno decisamente favorevole alle esportazioni.

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