Ndrangheta nella Bassa. La Dda ha concluso l’inchiesta “Zarina” sul clan Pugliese. Tutti gli indagati

1/7/2014 – La Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna ha comunicato ai 13 indagati la conclusione dell’inchiesta nota come Operazione Zarina, un’indagine condotta dai Carabinieri di Reggio Emilia con la collaborazione dei colleghi di Crotone e di Bologna che aveva preso le mosse da una segnalazione di Enrico Bini, all’epoca Presidente della Camera di Commercio e ora nuovo sindaco di Castelnovo Monti.

Si è poi saldata con un’attività investigativa iniziata a Bologna per alcuni attentati incendiari che avevano preso di mira aziende per la movimentazione della terra. Il nome di Operazione Zarina deriva dal ruolo che nell’organizzazione rivestiva la 31enne Caterina Tipaldi, ex compagna dell’indagato Michele Pugliese. E sei erano le donne, tra i 13 arrestati, del clan Pugliese di Isola Capo Rizzuto, collegato alle cosche di ndrangheta degli Arena e dei Nicoscia. Le misure cautelari sono state in parte revocate.

Gli indagati sono accusati di aver fittiziamente intestato a prestanomi alcune società, beni mobili ed immobili, e di aver riciclato capitali di provenienza illecita, con aggravante mafiosa. Oltre a Mirko Pugliese, 28 anni, di Isola Capo Rizzuto, e alla Tipaldi, nell’inchiesta sono coinvolti Giuseppe Ranieri, 32 anni, di Isola, Vito Muto, 50 anni, di Isola, Diego Tarantino, 39 anni, di Crucioli, Federico Periti, 36 anni, di Isola, Mery Pugliese, 35 anni, di Isola, Carmela Faustini, 59 anni,di Isola, Vittoria Pugliese, 28 anni, di Isola, Doriana Pugliese, 31 anni, di Isola, Anna La Face, 45 anni, di Isola ma abitante a Guastalla e Salvatore Mungo, 27 anni, anche lui di Isola ma residente a Gualtieri.

In questo comune, a Santa Vittoria, aveva sede la Autotrasporti Emiliana Inerti, amministratore il Periti. Dalle intercettazioni era emerso il ruolo di Pugliese, elemento di spicco delle cosche di Isola Capo Rizzuto, già condannato a 10 anni nel processo Pandora, nel 2012. Dal carcere quest’ultimo aveva coordinato, reinvestendo capitali illeciti, una serie di attività, nel reggiano e nel bolognese, ma anche ad Isola, dove aveva, sempre intestati a prestanomi, due  alberghi: sequestrati entrambi, assieme ad altri beni per un valore complessivo di 13 milioni.

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Una risposta a 1

  1. laura caputo Rispondi

    02/07/2014 alle 11:55

    grazie, Enrico Bini! purtroppo hai qualche denigratore che certo non meriti, ma… tanti nemici tanto onore!!!

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