“Iren senza strategia, prepariamoci a bollette più care”

di Francesco Fantuzzi *
1/7/2014 – Nei giorni scorsi il gruppo ci ha informati di aver concluso la scissione con Aes, per mezzo della quale Iren gestirà direttamente il teleriscaldamento nel Comune di  Torino, mentre Aes erediterà la distribuzione del gas naturale.

Fin qui apparentemente tutto logico: da tempo sostengo, e non sono il solo, che la vendita di gas ed energia è in forte e strutturale crisi, mentre l’azienda realizza profitti sul teleriscaldamento, gestito in regime di monopolio e senza particolari limitazioni tariffarie, nonchè in quel caso legato alla produzione di calore dell’inceneritore di Gerbido.

Ma allora, se si ammette che il settore del gas non è più strategico, come alcuni quotidiani hanno riportato, come si spiega che esso rappresenti ancora circa un quarto del fatturato del gruppo? E soprattutto, perchè si è investito sul rigassificatore OLT di Livorno, con un costo pari a più del doppio del previsto, probabili perdite permanenti di valore dell’impianto e il socio EoN in uscita?

Infine, perchè il Presidente Profumo, non più di una settimana fa all’assemblea dei soci, insisteva sulla possibilità che l’Italia divenga un hub del gas per l’intero Mediterraneo e l’AD De Santis vedeva la ripresa del settore nel giro di 24 mesi?

Da tempo, assieme ai piccoli azionisti, sostengo che Iren non abbia una strategia, una visione, e che ciò l’abbia portata a un passo dal baratro.  In attesa della salvifica fusione, prepariamoci a bollette ancora più care.

E al colpevole silenzio degli azionisti pubblici.

*per il Gruppo piccoli azionisti

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