Volpi, istrici e tassi “colpevoli” crollo argine del Secchia. Stragi in vista, Enpa in rivolta

10/7/2014 – Ha scatenato un’ondata di polemiche, ben oltre i confini regionali, la conclusione della Commissione scientifica regionale sul cedimento dell’argine del Secchia che ha provocato la disastrosa alluvione di gennaio nella bassa modenese.

scotty_walkSecondo la commissione (sei docenti universitari che hanno emesso il loro parere dopo numerose prove sul posto e in laboratorio), il crollo va attribuito alle innumerevoli tane scavate dagli animali e che hanno trasformato l’argine in un colabrodo. Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, la Commissione ha scagionato le nutrie, ma ha puntato il dito sulla popolazione di tassi, volpi e istrici, che evidentemente si è moltiplicata oltre ogni aspettativa.

Gli animalisti sono in fermento, e le reazioni impazzano nel web. Perché il timore di una strage senza precedenti appare fondato. L’Enpa, che non è un covo di estremisti, parla di “superficialità” e sbeffeggia le conclusioni della Commissione: «Manca solo che agli animali venga attribuita anche la responsabilità di carestie, piaghe bibliche,terremoti e ogni altro male possibile».

Sul versante opposto interviene l’Unione regionale delle bonifiche (Urber), col suo presidente Massimiliano Pederzoli, che da tempo chiede un piano di abbattimento «di questi animali privi di antagonisti nel loro habitat».

Pederzoli lancia il suo grido di guerra contro “questi animali pericolosi”. «Quando denunciavamo apertamente il fenomeno mesi fa qualcuno sorrideva. Ora che c’è la scientificità di una Commissione, questo è un dato conclamato. La strada da percorrere resta comunque una sola, e se non troviamo al più presto una soluzione preventiva sull’attività di questi animali pericolosi finiremo per ridurre (il territorio) a un groviera.

Chi ha ragione? Forse entrambi. Ma una soluzione va trovata. Sarà possibile conciliare le opposte esigenze? Intanto, per avere un’idea, ecco di seguito i comunicati dell’Enpa nazionale e dell’Urber.

***

ENPA: “NON SCARICARE SUGLI ANIMALI LE RESPONSABILITA’ DELL’UOMO”

«Apprendiamo, non senza una certa sorpresa, che, secondo i tecnici incaricati dalla Regione Emilia Romagna, le vere cause delle alluvioni e del dissesto idrogeologico non sarebbero né la cementificazione né i cambiamenti climatici. E neanche l’inquinamento o i mancati interventi di manutenzione e di bonifica su un territorio che appare sempre più abbandonato a sé stesso. Apprendiamo, infatti, che le cause di tutto questo sarebbero volpi, tassi ed in generale la fauna selvatica».

Così l’Ente Nazionale Protezione Animali commenta la relazione tecnica sull’alluvione che lo scorso gennaio ha colpito l’Emilia.

A questo punto ci manca solo che agli animali venga attribuita anche la responsabilità di carestie, piaghe bibliche, terremoti e di ogni altro male possibile. In realtà – prosegue l’Enpa –, prendersela con gli animali denota una preoccupante dose di superficialità. Quella stessa superficialità che spinge ad investire risorse non per la messa in sicurezza del nostro disastrato territorio, ma per inutili e crudeli operazioni di abbattimento della fauna selvatica.

Operazioni che, alla prova dei fatti, non hanno mai risolto le presunte situazioni di sovrannumero poiché esse non agiscono sui fattori che ne sono alla base, creando in tal modo squilibri ambientali. Infatti, se ci fossero più siepi e più aree con vegetazione spontanea, gli animali selvatici eviterebbero di andare a farsi la tana vicino ad un fiume; se le discariche a cielo aperto e l’immissione di fauna a fini venatori non rendessero così facile il reperimento di cibo, gli animali selvatici frequenterebbero altre zone; se la distruzione degli habitat non privasse le specie dei loro territori naturali, esse non sarebbero spinte a cercarne altri, magari prossimi ad insediamenti urbani o ad infrastrutture antropiche.

La verità è che si fa di tutto pur negare la grave responsabilità dell’uomo per gli eventi alluvionali, causati in prima istanza dalla cementificazione degli argini, dall’agricoltura intensiva che “colonizza” persino i suoli adiacenti ai corsi d’acqua e dalla mancanza delle necessarie opere di manutenzione sugli stessi – prosegue l’Enpa –. La verità è che non pochi amministratori sono tentati dallo sfruttare “l’allarme animali” per compiacere alcune categorie ben individuate. Per questo, ci auguriamo che nello staff tecnico dell’ex presidente Errani siano presenti non solo ingegneri, ma anche naturalisti e rappresentanti di associazioni che possono contribuire a contrastare realmente situazioni di dissesto idrogeologico».

(Enpa -Ente nazionale Protezione Animali)

 ***

UNIONE BONIFICHE: IMPELLENTE SCONGIURARE ALTRI DISASTRI

La messa in sicurezza del territorio dalle avversità ambientali e la prevenzione attiva laddove esistano dei rischi concreti in zone nevralgiche sono prerogative del sistema di bonifica così come il monitoraggio e la conseguente segnalazione immediata delle possibili cause che li determinano.

All’indomani della conclusione del dibattito in Commissione Regionale Ambiente sulle reali cause che hanno contribuito in modo decisivo a creare lo sgretolamento dell’argine del Secchia nel modenese – attribuite in modo diretto all’erosione progressiva esercitata da nutrie, tassi, istrici e volpi – l’UNIONE BONIFICHE DELL’ EMILIA ROMAGNA per bocca del suo presidente Massimiliano Pederzoli sottolinea quanto sia fondamentale un’opera di salvaguardia su tutto il territorio e come sia impellente su tutta la rete una verifica immediata volta a scongiurare ulteriori disastrose inondazioni per comunità e aziende agricole messe pesantemente in ginocchio.

Pederzoli, che fu tra i primi a denunciare pubblicamente il fenomeno dell’attività grave e costante di questi animali, privi di antagonisti sul loro habitat, rimarcò in quei giorni l’importanza di fare chiarezza su un possibile piano di abbattimento per evitare la diffusione a dismisura delle specie che scavano tane profonde negli argini dei nostri corsi d’acqua, argini che devono proteggere tutti, uomini e cose.

“Quando denunciavamo apertamente il fenomeno mesi fa – rimarca Pederzoli – qualcuno sorrideva, ora che c’è la scientificità di una Commissione è un dato conclamato. La strada da percorrere resta comunque una sola e se non troviamo al più presto una soluzione preventiva sull’attività di questi animali pericolosi finiremo per ridurre ad un groviera. Basta coi dibattiti che non finiscono mai, servono soluzioni per fronteggiare efficacemente un sistema sempre più vulnerabile”.

In quest’ottica va evidenziato anche come il periodo delle piogge autunnali non è poi così lontano, e trovare un punto di equilibrio sulle azioni sinergiche da mettere concretamente in campo per disinnescare i rischi è quanto mai doveroso”.

(URBER – Unione Regionale Bonifiche Emilia Romagna)

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *