“Chiudiamo i senatori in conclave (a pane e acqua?) e tiriamoli fuori solo a riforma approvata”

di Mario Guidetti*

Caro direttore,
è mortificante assistere alla farsa offerta da un nutrito numero di Senatori della Repubblica Italiana; coi loro 8000 (sì, ottomila!) emandamenti vogliono bloccare la riforma dello stesso Senato, prodroma poi di quella elettorale.

Pur essendo vero che, come argutamente ammoniva il grande statista inglese Winston Churchill, “non ho mai visto un cappone votare l’anticipo del Natale” (ergo approvare l’eliminazione di se stessi), non è tuttavia accettabile che un “manipolo di Senatori super pagati, superprivilegiati, supertutto, prendano in giro chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena”.

A chi si riempie la bocca con “la Costituzione non si tocca”, ricordiamo che gli stessi Padri Costituenti avevano previsto tale possibilità (leggere art. 138). A chi parla di “attentato alla democrazia”, ricordiamo gli “scandalosi costi del Senato”.

A chi parla di “inciucio dell’attuale maggioranza con un pregiudicato” (pur sempre il capo di un partito con milioni di elettori), ricordiamo che una legge di riforma costituzionale fu approvata dal Parlamento, abrogata poi da un referendum (2006) voluto dall’allora opposizione; il risultato è stato che da quel momento si sono spesi miliardi di euro per “consentire ai Senatori di rappresentare il popolo italiano”.

Concludendo, una proposta “all’Amici miei”:
– Saldiamo le porte di Palazzo Madama ed eleviamo tale palazzo al rango della Cappella Sistina
– Chiudiamo i Senatori in Conclave e, senza scomodare lo Spirito Santo, tiriamoli fuori solo dopo che hanno approvato la riforma del Senato oppure, rigettandola, fare mancare, sciaguratamente, la fiducia al Governo Renzi.

(*portavoce di un indignato tav. Hemingway) [email protected]

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