Tegola sul comune di Novellara: il Consiglio di Stato annulla il Poc e la “pubblica utilità” della tangenziale Nord

di Pierluigi Ghiggini

4/7/2014 – Una tegola di quelle che fanno male è piovuta in questi giorni sulla nuova amministrazione comunale di Novellara.

asino raglia

Con una sentenza emessa in camera di consiglio il 15 ottobre 2013, ma depositata in segreteria solo il 25 giugno scorso, un mese dopo le elezioni, il Consiglio di Stato ha annullato il Piano operativo comunale di Novellara (il Poc, lo strumento urbanistico-edilizio che attua il Psc, piano strutturale comunale) e la dichiarazione di pubblica utilità del progetto della variante Nord della tangenziale di Novellara.

Inoltre ha dichiarato decaduti “tutti gli atti dei quali gli stessi costituiscono il presupposto”: dagli espropri agli stessi appalti della tangenziale Nord, per non dire di altri piani e concessioni edilizie attivati con il Poc.

Infine ha condannato il comune di Novellara, la Provincia di Reggio Emilia e la Regione Emilia-Romagna, che si erano costituiti in giudizio come parte avversa, a pagare 3 mila euro ciascuno a favore dei ricorrenti per spese, diritti e onorari di giudizio.

Il CdS, massimo organo di appello della giustizia amministrativa, ha così dato ragione a Marisa Davoli e Valseno Bartoli, espropriati per la realizzazione della tangenziale Nord, cassando (e censurandola esplicitamente per errore in iudicando) la sentenza del Tar del 2009, che invece aveva ritenuto infondate le loro lagnanze.

La rievocazione dei fatti, il giudizio e il dispositivo della sentenza sono contenuti in 23 pagine.

In sostanza il Consiglio di Stato ha stabilito che la dichiarazione di pubblica utilità della tangenziale Nord era stata deliberata in violazione e falsa applicazione dell’articolo 12 37/2002 e dell’articolo 39-bis legge 109/1994 della Regione Emilia-Romagna.

Perché la dichiarazione di pubblica utilità fosse valida, il Consiglio comunale avrebbe dovuto approvare i progetti esecutivi presentati dalla ditta vincitrice dell’appalto, la Iniziative Ambientali di Bacchi (poi colpita da interdittiva antimafia, con contestuale blocco dei lavori). Invece il consiglio comunale si era limitato a prendere genericamente atto dei progetti senza approvarli esplicitamente. Ciò invalida la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

Secondo i giudici l’amministrazione novellarese aveva messo in atto una complessa procedura per aggirare le prescrizioni e i vincoli della Soprintendenza rispetto al progetto in generale e soprattutto rispetto ai complessi vincolati Casino di Sotto e Mulino di Sotto.

Infatti la tangenziale in quella zona viene realizzata in superficie – dice il Consiglio di Stato – mentre erano consentite solo “opere di viabilità interrate e opportunamente mitigate”. Ciò in pieno contrasto col vincolo di tutela indiretta “sia come progettazione dell’opera sia come pianificazione”.

Il Collegio (presidente Riccardo Virgilio, Oberdan Florenza consigliere estensore) inoltre ha dato ragione ai ricorrenti sul fatto che il Poc è stato approvato “in violazione delle prescrizioni imposte al Ministero per i beni e le attività culturale”.

Da qui l’annullamento dello strumento urbanistico e della dichiarazione di pubblica utilità del progetto della Tangenziale Nord, atti che provocano a cascata un’altra lunga serie di annullamenti. Fra l’altro, a questo punto, la tangenziale di Novellara dovrà essere sottoposta a valutazione di impatto ambientale (Via). Di certo molte procedure dovranno essere rifatte da capo, e le amministrazioni probabilmente saranno chiamate a rispondere di importanti risarcimenti.

In sede di giudizio i ricorrenti Marisa Davoli e Valseno Bartoli erano rappresentati dagli avvocati Giovan Ludovico Della Fontana e Guglielmo Della Fontana di Roma; il comune di Novellara dall’avvocato Ermes Coffrini, la Provincia di Reggio dall’avvocato Paolo Coli, la Regione Emilia-Romagna dagli avvocati Gaetano Puliatti, Fabrizia Senofonte e Andrea Manzi.

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Lega Nord: “Il comune di Novellara ancora nel ridicolo”

Dopo aver accolto 1 milione di tonnellate di rifiuti da extra comprensorio, dopo aver permesso le infiltrazioni mafiose nelle nostre opere pubbliche, ecco che Novellara torna sulla scena del ridicolo e della vergogna con la sentenza del Consiglio di Stato nr. 03214/2014 che esprime giudizi severi su come si è gestito il PSC, il POC e la questione tangenziale di Novellara tirando in ballo anche la Provincia e la regione Emilia Romagna.
Si parla di violazione e falsa applicazione, di eccesso di potere, di non aver seguito le procedure ad evidenza pubblica, di aver travisato i fatti, di atti illegittimi, di incoerenza fra gli elaborati, di assenza di concerto con enti superiori, di non aver informato il consiglio comunale tralasciando alcuni passaggi istituzionali.
Tutto questo grazie ad una serie di amministratori di centro sinistra a partire dagli ex sindaci Calzari e Daoli fino ai giorni nostri con Elena Carletti che non può dire di non sapere essendo stata in quegli anni consigliere comunale, assessore comunale e consigliere provinciale.
A costoro riconosco anche la colpa di aver assegnato l’elaborazione degli strumenti urbanistici, contestati dal Consiglio di Stato, a tecnici  che avevano interesse a incassare gli incentivi; tutti insieme hanno contribuito a mettere Novellara nel ridicolo, una barzelletta sulla bocca di tutti.
Debbo constatare che finalmente il Consiglio di Stato dà ragione ad una serie di osservazioni, controdeduzioni ed esposti presentati dalla Lega Nord in questi ultimi 10 anni come l’inquinamento acustico, la violazione di alcune normative in materia urbanistica ed ambientale, il contrasto con il PTCP allora vigente; tutte problematiche discusse in questi anni e regolarmente rigettate dalla maggioranza.
Per fare chiarezza sulla vicenda ed obbligare chi ha sbagliato di non nuocere più presenterò una interpellanza in consiglio comunale, vedremo in quella sede se l’amministrazione Carletti vuole dare un taglio netto al passato oppure proseguire nascondendo le malefatte.

Mauro Melli, consigliere Lega Nord Novellara

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