Walter Ganapini: “A Napoli contro di me sentenza paradossale”. E spiega perchè

gif343/6/2014 – «La sentenza è paradossale, e io mi sento oggetto di un’attenzione un po’ particolare. Di certo sono stato condannato, per una omissione in vigilando, che rigetto totalmente, e per una pratica che non arriva mai sul tavolo dell’assessore. Sono certo che il Consiglio di Stato ripristinerà il senso della legge».

Con un’intervista al Corriere del Mezzogiorno l’ambientalista reggiano Walter Ganapini, già presidente di Greenpeace Italia, ex assessore all’emergenza rifiuti alla Regione Campania (giunta Bassolino), si difende rispetto alla sentenza con cui la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire oltre un milione di euro per il mancato introito delle sanzioni di 1.023 verbali per irregolarità ambientali (scarichi abusivi, gestione depuratori etc.) andati in prescrizione.

«La sentenza in sé è paradossale. Non mi viene un termine diverso – spiega Ganapini – Il motivo è semplice: la legge Bassanini attribuisce la gestione delle sanzioni amministrative al dirigente pubblico, che opera direttamente. La materia quindi non arriva mai sul tavolo dell’assessore. Ma comunque, sapendo di arrivare in una regione con problemi, chiesi immediatamente al direttore del mio assessorato di fare subito una verifica su tutti i procedimenti amministrativi, sia in tema di acque che di rifiuti. Mi rispose che i procedimenti risultavano sotto controllo. Il Consiglio di Stato quindi sono certo ripristinerà il senso della legge. Mi sento oggetto di un’attenzione un po’ particolare. Ho sempre lavorato direttamente a contatto con la procura di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere, e relazionato alla Dda quando c’era ancora il dottor Cafiero De Raho».

Ganapini mette i classici puntini sulle i: «Vengo citato negli atti della Corte dei Conti in poche righe per una «omissione in vigilando» sulle sanzioni, che io rigetto totalmente. Lottai sette o otto mesi affinché il dirigente responsabile delle acque si dimettesse, e fui io a sostituirlo con l’ing. Fontana, che secondo la Corte dei Conti stessa ha poi ripristinato la procedura.

Si poteva fare di più? Può darsi. Ma io credo di essere stato proprio quello che ha fatto di più: sono arrivato a intervenire pesantemente per cambiare i vertici dell’Arpac che ancora non si occupavano di questi temi. Dichiarai persino: “Non mi bagnerei nel golfo di Napoli”, ed è facile capire cosa comporta dire una cosa del genere per uno che fa l’assessore regionale all’Ambiente».

L’ex assessore racconta anche delle intimidazioni e delle aggressioni subite a Napoli. «Ho subito almeno due aggressioni. Una da quattro persone con il casco integrale su due moto, in una via divenuta improvvisamente deserta, mentre andavo nel bed & breakfast che mi ospitava. E anche uno strano tamponamento in autostrada. Mi capitò di arrivare involontariamente, facendo un sopralluogo, in località Parco Saurino: a Parco Saurino 3, nel sito della Baschi – che poi Maurizio Torrealta evidenziò significare Bardellino-Schiavone – trovai una discarica completamente vuota, strutturata, pronta, con tanto di vasca del percolato e mai utilizzata. Da lì cominciai a porre il tema: perché allora abbiamo fatto l’emergenza rifiuti in Campania? Perché siamo finiti su tutti i giornali?».

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