Vecchi, pugno di ferro nell’EPU di velluto. Le opposizioni gli aprono un “fido”, ma non durerà

27/6/2014 – Ieri pomeriggio è piovuto miele in Sala del Tricolore, soprattutto dalle opposizioni che hanno concesso aperture di credito al sindaco Luca Vecchi.

Norberto Vaccari, candidato sindaco e ora capogruppo di Cinquestelle, è stato un agnellino. Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia, che in mattinata aveva avuto un lungo colloquio  riservato col sindaco Vecchi, ha rimarcato più volte le cose che dovrebbero vedere tutti concordi, vale a dire rilancio delle attività economiche e legalità, salvo precisare che l’opposizione sarà dura, “anzi, durissima”. Cinzia Rubertelli, pur con le dovute prese di distanza, sembrava Duchessa degli Aristogatti.

Il sottofondo da embrassons-nous del resto lo aveva mandato in onda il sindaco Vecchi, con i richiami a Papa Francesco come suo modello e l’adozione come leit motiv del mandato di un famoso acronimo di Gianni Mura: EPU, vale a dire Etica-Passione-Umanità.

In realtà, sotto il guanto di velluto è spuntato il pugno di ferro del sindaco. La parola ripetuta allo sfinimento è stata innovazione (insieme a cambiamento). Innovazione e cambiamento che devono investire tutti gli assessorati, al punto che Vaccari ha avuto buon gioco nel notare che secondo Vecchi “i dieci anni precedenti sono stati un fallimento”.

Dunque progetti di innovazione, anche a costo di toccare la sacralità del sistema delle scuole dell’infanzia e Reggio Children. Cosa che ha scosso non pochi consiglieri, perché un conto è mettere mano alle gestioni, un altro è incidere sull’approccio educativo di Loris Malaguzzi, il prodotto reggiano più apprezzato al mondo insieme al Parmigiano, che è tutt’uno con Reggio Children.

Innovazione sul welfare, innovazione attraverso l’assessorato alla Città internazionale (con una citazione del compianto Renzo Bonazzi, che diceva “bisogna avere gli occhi sul mondo”) per spingere le Pmi verso l’internazionalizzazione. Innovazione nell’urbanistica (“non è più tempo dell’espansione edilizia”, ma questo lo dissero anche Delrio e Ferretti nel 2004). E poi l’azienda digitale anche per nuove forme di partecipazione diretta dei cittadini, il centro storico “che deve vivere anche in autunno e in inverno”, innovazione nella “governance” delle partecipate e nella valorizzazione del patrimonio (leggi vendite e gestioni private).

Vecchi ha tentato di spiegare, ma senza grande successo, perché ha tenuto per sé le deleghe alla cultura e allo sviluppo economico: “E’ necessaria una simbiosi per traghettare la nostra città verso la cultura della conoscenza”. La consigliera Federica Franceschini, direttrice di palazzo Magnani, gli ha fatto garbatamente notare che la cultura ha un proprio ambito di autonomia e non può essere subalterna, neppure di striscio, alle scelte economiche.

Vecchi infine ha confermato l’impegno per la sicurezza (“Ho già incontrato il Prefetto”) e per la legalità, come una costante di tutta la legislatura.

Il primo a intervenire è stato Giuseppe Pagliani, capogruppo di FI, che ha invertito l’ordine dei fattori e subito ha parlato di almeno due valori che devono essere comuni a maggioranza, giunta, e opposizione: rilancio dell’economia e dell’occupazione, di fronte alle difficoltà di un numero impressionante di famiglie e lavoratori catapultati fuori dalle aziende, e al rischio che qualcuno intraprenda scorciatoie e “diventi disonesto”. E una lotta determinata all’illegalità, alla penetrazione delle mafie e al malcostume nella pubblica amministrazione.

Per il resto – ha tuttavia precisato Pagliani – permangono visioni distanti. Per questo “faremo un’operazione dura, anzi durissima, ma senza preconcetti né speculazioni. La battaglia si annuncia sull’urbanistica (“La crescita esagerata ha ucciso un intero settore economico”), i mega appalti tipo Global Service, il centro storico e la sicurezza: “Non si può accogliere chiunque per far star male chi è già qui”.

Norberto Vaccari, prendendo spunto dalle ultime inchieste giudiziarie e del caso dei brogli elettorali, ha denunciato che “il concetto di legalità è scomparso dalla società reggiana”. Pier Saccardi ha a sua volta insistito sulla cultura della legalità, ma anche sulla crisi economica come emergenza numero 1. Il capogruppo dei Cinquestelle ha poi insistito su una “pronta revisione degli strumenti urbanistici”.

Cinzia Rubertelli ha criticato la scelta degli otto assessori (“Ne bastavano sei, avremmo risparmiato sino a 450 mila euro) e ha sfidato Vecchi a dar corso alla rivoluzione annunciata in campagna elettorale: “Siamo pronti a metterci l’elmetto”. Sulla sicurezza ha chiesto una “prova di forza e di rigore”.

Anche Donatella Prampolini, che prevede cinque anni all’insegna della parola crisi, ha criticato la scelta di non aver previsto un unico assessorato per l’economia: “Tutti riceviamo ogni giorno telefonate strazianti. Se non si crea occupazione la città è finita”. Anche la capogruppo Magenta ha lanciato un appello forte all’unità contro le mafie: “No secco a ogni forma di illegalità”. Con una confessione pubblica che le fa onore: “Cinque anni fa, rispondendo a un interlocutore, dissi: qui a Reggio la mafia non c’è. Mi sono dovuta rimangiare quelle parole”.

(P.L.G.)

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