I vip, le fatture false
e il giro delle mafie

di Pierluigi Ghiggini

13/6/2014 – Una miriade di imprese coinvolte non solo a Reggio Emilia ma in tutto il centro nord. Un impero finanziario illegale, con addentellati col crimine organizzato a Roma, in Campania e nella ‘ndrangheta emiliana. Un giro di fatture false per 33 milioni equivalenti a tributi evasi per tredici milioni di euro tra imposte dirette e Iva. Dodici società-cartiere, che emettevano fatture false, concentrate nella zona di Roma e del viterbese, che a loro volta facevano riferimento ad altre società concentrate a Napoli, fornitrici della liquidità necessaria a finanziare le singole operazioni.

"Octopussy - Operazione Piovra" è un film (saga di James Bond) del 1983. Il 13° della serie, il 6° e penultimo con Roger Moore

“Octopussy – Operazione Piovra” è un film (saga di James Bond, 007) del 1983. Il 13° della serie, il 6° e penultimo con protagonista maschile Roger Moore

E’ il quadro, ridotto all’essenziale, dell’operazione Octopus condotta dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri di Reggio Emilia sotto la direzione del sostituto Valentina Salvi. Operazione colossale nelle dimensioni e particolarmente raffinata nella qualità professionale, che ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora dei legami fra criminalità, finanza illegale, economia legale, associazionismo professionale, politico e diciamolo pure, mondo della comunicazione a Reggio Emilia.

Un bel “meccanismo unico” per frodare lo Stato e arricchirsi in modo disonesto, che coinvolge personaggi, imprese e situazioni della Reggio “eccellente” in un intreccio senza precedenti. Naturalmente parliamo di livelli di responsabilità diverse (c’è chi è caduto nel girone delle fatture false a causa di difficoltà finanziarie), e comunque per tutti deve valere sempre la presunzione di non colpevolezza sino a quando non vi sarà una sentenza definitiva. Anche se di fronte a certe intercettazioni è francamente difficile non trarre sin d’ora conclusioni sconfortanti.

Marco Gibertini a Poke Balle

Marco Gibertini a Poke Balle

Gli indagati sono 41 per frode fiscale e riciclaggio: a 8 di questi si aggiungono le ipotesi di reato di associazione per delinquere e la truffa ai danni dello Stato. Gli arrestati sono dodici (cinque reggiani). Il giornalista sportivo Marco Gibertini, 48 anni, di Rubiera, sposato con due figli, personaggio notissimo anche come conduttore della popolare trasmissione Poke Balle a Telereggio: è lui, secondo gli inquirenti, l’uomo che ha ideato e tirato le fila dell’intero sistema.

Poi, agli arresti domiciliari,  l’imprenditore della Reggiana Gourmet, il re dei cappelletti Mirco Salsi, uomo di spicco dell’economia reggiana, conosciuto anche  per il suo sostegno allo sport e come ex vicepresidente della Cna provinciale (di cui è stato a capo del settore alimentare, sotto la precedente gestione di Tristano Mussini,a sua volta toccato dall’inchiesta per le fatture della Cop. Asfalti, azienda di famiglia).

Quindi il cutrese di Cadelbosco Antonio Silipo, già in carcere per le inchieste di Parma e Reggio Emilia su un vasto giro di usura collegato, a quanto pare, ad ambienti ‘ndranghetisti; e l’imprenditore Omar Costi entrato nella maxi inchiesta Octopus attraverso Silipo. Ai domiciliari anche Andrea Rossi, di Novellara, dirigente della Cna di Bagnolo, che Gibertini considerava la sua miglior “testa di legno”.

Nella giornata di ieri sono stati sequestrati ben 548 mila euro a Marco Gibertini, ritenuto dagli inquirenti il vero artefice del giro di fatture false e relativi finanziamenti: 171 mila euro in risparmi, 153 mila in assegni e il resto nella disponibilità di un fiduciario del giornalista, di cui non è stato fatto il nome.

L’operazione Octopus si è compiuta giovedì mattina con gli arresti avvenuti all’alba: i risultati – peraltro anticipati nelle grandi linee già ieri – sono stati illustrati alle 10 di stamani a Palazzo di Giustizia nel corso di una conferenza stampa tenuta dal Procuratore della Repubblica Giorgio Grandinetti, dal sostituto Valentina Salvi titolare dell’inchiesta, dal colonnello Paolo Zito comandante provinciale dei Carabinieri e dal colonnello Ippazio Bleve comandante della Guardia di Finanza, insieme al colonnello comandante del Nucleo Tributario di Reggio Giuseppe Tondi.

Le indagini si sono sviluppate dal 2012 in avanti – ha spiegato il sostituto Salvi – “grazie a una straordinaria attività tecnica di intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche. Si è arrivati a ricostruire l’esistenza di un sodalizio  composto da otto soggetti, di cui alcuni reggiani e altri di fuori, che erano dediti esclusivamente alla creazione di società cartiere finalizzata alla emissione di fatture per operazioni inesistenti”.

E poi: “Marco Gibertini e Mirco Salsi, sistematicamente dediti all’attività criminosa in frode allo stato e alle persone, erano i principali esponenti del sodalizio”. La Salvi ha poi spiegato il meccanismo della frode fiscale e ha parlato di “collegamenti con società cartiere stanziate su Roma che si procuravano il denaro contante da altre società cartiere aperte a Napoli”. Ma non mancavano ” contributi finanziari episodici corrisposti a livello locale da diversi soggetti di cui uno a Cadelbosco Sopra”. Il riferimento è ad Antonio Silipo.

La sensazione è che questo sia soltanto il primo atto di un’inchiesta che strada facendo ha assunto dimensioni enormi. Si è partiti nel 2011 dalle indagini dei Carabinieri su un personaggio calabrese con base a Rubiera, Antonino Napoli, di Cinquefrondi (Reggio Calabria) definito dal colonnello Zito “uomo di elevato spessore criminale” e si è approdati a un fiume di intercettazioni ambientali e telematiche nell’ultimo anno: un lavoro immane che ha impegnato le Fiamme Gialle per tutto il 2013 nell’esame di centinaia di ore di conversazioni e soprattutto nell’esame di non meno di diecimila documenti, attraverso i quali è stato ricostruito il giro-monstre di fatture false e di finanza illegale.

Inquietanti i legami con la criminalità organizzata: con la mala romana, la malavita campana e ambienti reggiani della ‘ndrangheta. Una parte delle fatture false – ha rivelato il colonnello Pleve – è servita a gonfiare i conti di un appalto della Salerno-Reggio Calabria. Le indagini evidentemente proseguono su altri piani e su ben altri ambienti.

E’ probabilmente la prima volta che a Reggio qualcuno finisce in carcere per frode fiscale, fanno notare gli inquirenti. Soprattutto non si era mai vista un’operazione così a vasto raggio, tale da implicare una complessità di piani, personaggi e ambienti ritenuti sino ai ieri non comunicanti tra loro.

L’inchiesta non riguarda solo una produzione mostruosa di fatture false, ma mette le mani in legami persino inaspettati tra ambienti criminali e una parte di primo piano dell’industria e dei servizi reggiani. Si pensi soltanto a quante imprese a a quanti professionisti sono collegati in un modo o nell’altro alla vicenda.

Ciò che emerge nel complesso è un’infezione molto proeccupante, da lasciare di stucco nelle sue dimensioni, dell’economia legale da parte della criminalità economica. Fra gli indagati fra l’altro, figurano numerosi “importanti” imprenditori del centro nord. Ma va da sè, il livello di inquinamento più eclatante riguarda l’economia reggiana.

L’infezione si è spinta all’interno della Cna provinciale: non solo attraverso Mirco Salsi e la Cop. Asfalti (indagata la moglie dell’ex presidente Mussini, che è la titolare della ditta) ma attraverso le relazioni di Marco Gibertini. In una intercettazione, il giornalista, si è vantato che i clienti migliori (del giro di fatture) venivano segnalati da un dirigente della Cna di Bagnolo in Piano, Andrea Rossi. Lo dice in una telefonata a Mirco Salsi, nel tentativo di convincerlo della bontà delle sue operazioni: “Mi dà i nominativi. Gente sana, a posto, da mettere nella società, hai capito? E poi mi dà del lavoro da questa società”. Salsi gli chiede: “Ma quanto piglia una testa di legno? “Niente – risponde Gibertini – Solitamente le mie teste di legno sono nel Pd e dipendenti delle cooperative in pensione“.

In un’altra circostanza ha aggiunto: “Siamo tranquilli. Le mie teste di legno solitamente sono del Pd e dirigenti di cooperative in pensione”.

Una frase intercettata a Gibertini ha colpito particolarmente il Gip Baraldi, al punto da riportarla nelle motivazioni della misura restrittiva a suo carico: “Non bisogna avere paura di rubare, perché i soldi in Italia si fanno soltanto in maniera disonesta“.

Fra le cose non dette  in conferenza stampa è che nell’inchiesta a un certo punto sarebbe comparso un “pentito”: qualcuno che ha voluto sgravarsi la coscienza e ha parlato con gli investigatori, dando così una spinta decisiva alla fase finale delle indagini.

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2 risposte a I vip, le fatture false
e il giro delle mafie

  1. Fausto Poli Rispondi

    13/06/2014 alle 22:28

    Vorrei innanzitutto complimentarmi col Direttore Pierluigi Ghiggini.

    Il manifesto del famoso film e’ una genialata.

    Se poi continuasse con un bel fumetto. Be’ chiedo troppo.

    Rimarco il fatto che nell’articolo si desumono parecchie notizie “fresche di giornata” .

    E’ un grosso scandalo dove il quartier generale era proprio a Reggio Emilia.

    Mi complimento con le forze dell’ordine, capaci di indagini accurate e minuziose, direi proprio “scientifiche”.

    Vabe’ a parte la cronaca, nuda e cruda che non da’ merito a una Provincia, quella di Reggio Emilia, che ha prodotto eccellenze per tutto il Mondo,
    spero che non si ripetano piu’ simili vicende.

    • Pierluigi Rispondi

      14/06/2014 alle 13:40

      Grazie dei complimenti anche a nome di CAP Zaratustra che è il vero autore della genialata della film- locandina. Pierluigi Ghiggini

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