Octopus – 1
I nomi degli arrestati e le società-cartiere. Tutto cominciò con i milioni di Sukarno

13/6/2014 – Operazione Octopus: il Gip di Reggio Angela Baraldi, accogliendo le richieste del pm Valentina Salvi, ha ordinato la custodia cautelare in carcere per Marco Gibertini, 48 anni, (associazione a delinquere ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti); Omar Costi, 40 anni (emissione di fatture false e dichiarazione fraudolenta); Piersandro Pregliasco, 53 anni, Torino (associazione a delinquere, emissione di false fatture e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte); Marco Castaldi, 34 anni, di Roma (associazione a delinquere ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti); Antonio Silipo, 44 anni, cutrese di Cadelbosco Sopra (associazione a delinquere, emissione di false fatture e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte); Luca Ferriero, 31 anni, di Napoli (emissioni di fatture per operazioni inesistenti) .

Agli arresti domiciliari Mirco Salsi, 57 anni, patron della Reggiana Gourmet (associazione a delinquere e dichiarazioni fraudolente); Gianluca Mussoni, 42 anni di Roma (associazione a delinquere); Valerio Villani, 29 anni di Roma (associazione a delinquere ed emissione di false fatture); Andrea Cesarini, 38 anni di Tarquinia (emissione di false fatture); Andrea Rossi, 41 anni, di Novellara, che lavora alla Cna di Bagnolo  (emissione di false fatture e dichiarazioni fraudolente).

Tra gli altri provvedimenti ordinati dal Gip il divieto di dimora nel comune di Reggio per Gianluca Salsi, 31 anni, figlio di Mirco. Fra gli indagati a piede libero figurano anche Patrizia Montanari (legale rappresentante della Cop. Asfalti e moglie di Tristano Mussini, ex presidente della Cna) e Giuliano Debbi,58 anni, titolare di una erboristeria  di Scandiano.

Fra le società-cartiere utilizzate dall’associazione figurano la Gibertini Comunicazione e la Levante (sede legale a Reggio), oltre alla Extreme di Fiumicino, la CdI Technology di Fondi di Latina e altre società di Roma: Astra Tecnologie, Innotech Italia, Maxi Di, Pianeta Cospea, Pmv Technology, Max Technologia.

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COM’E’ NATA L’INCHIESTA Parla il comandante dei Carabinieri

13/6/2014 – Le indagini sul fiume di fatture false targate RE (ne sono state individuate per 33 milioni di euro) hanno preso il via da un’intuizione dei Carabinieri di Reggio che hanno cominciato a individuare i contorni della maxi frode mentre indagavano per altri versanti su Antonino Napoli, calabrese con base a Rubiera, nativo di Cinquefrondi, coinvolto nell’indagine della Dda di Reggo Calabria relativa al tentativo di ottenere l’incasso di un titolo di 870 milioni di dollari appartenuto all’ex dittatore indonesiano Sukarno.

Napoli, titolare del B&B Group di Fiorano (ceramica) fallito nel 2010, e titolare di un’azienda di autotrasporto, è ritenuto uno degli uomini di riferimento di ambienti della ndrangheta tra Rubiera e il modenese.

Il colonnello Paolo Zito, comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio, questa mattina lo ha definito come un personaggio di “elevato spessore criminale”. Proprio da lui e dai contatti con Marco Gibertini, che avvenivano attraverso circuiti “chiusi” (cioè con telefonini ritenuti sicuri e al riparo dalle intercettazioni) ha preso le mosse l’operazione Octopus.

La Pm Valentina Salvi ha chiarito che in realtà l’inchiesta – nata ufficialmente nel 2011 – si sviluppata soprattutto nell’ultimo anno, attraverso intercettazioni telematiche e ambientali, e soprattutto il controllo di ben diecimila documenti: un lavoro massacrante che ha permesso di ricostruire l’intero sistema delle fatture false. E se il lavoro di concerto tra Carabinieri e GdF è stato decisivo, sono le Fiamme Gialle ad essersi sobbarcate un lavoro immane, mettendo in campo specialisti di primissimo livello.

Il comandante Zito ha definitivo Gibertini come un personaggio influente, “in contatto con una serie di persone gravitanti in ambienti trasversali, ma anche con esponenti della malavita campana, romana e anche aderenti alla criminalità calabrese locale”. “Emergono collegamenti ultraprovinciali e ultraregionali – ha sottolineato – con soggetti della malavita campana e romana e soggetti già noti, come Antonio Silipo, già in stato di arresto per reati di usura”

Del resto tutti coloro che conoscono Gibertini (e sono davvero tanti a Reggio) sanno della sua prodigiosa capacità di intrecciare relazioni. Però nessuno avrebbe immaginato il quadro ipotizzato dall’operazione Octopus.

E Mirco Salsi? “Un personaggio di grande spessore come imprenditore e anche per il suo impegno nel settore sportivo. Un uomo conosciuto per il valore della sua azienda e anche per esser stato vicepresidente della Cna”.

In effetti Mirco Salsi è stato nell’ufficio di presidenza della Cna nella precedente gestione di Tristano Mussini, in quanto presidente del settore Alimentare dell’organizzazione di via Maiella.

Su Mirco Salsi, il giudizio del Gip Baraldi, scritto nell’ordinanza di custodia cautelare, è severo: “La sua finalità è quella di far fruttare i propri risparmi percependo interessi di gran lunga superiori a quelli offerti dal mercato. E per raggiungere tale obiettivo è disposito a tutto, anche ad accettare che il suo denaro venga utilizzato per fini illeciti…”.

Nell’inchiesta comunque compare anche l’azienda di famiglia di Tristano Mussini, già presidente della Cna provinciale di Reggio, ideatore fra l’altro della famosa campagna sui suicidi degli imprenditori a causa dei mancati pagamenti da parte della Pubblica amministrazione: si tratta della Cop. Asflati, in concordato da circa un anno, per la quale Mussini aveva lasciato la presidenza Cna. Patrizia Montanari, moglie di Mussini e legale rappresentante di Cop. Asfalti, è indagata nell’operazione Octopus per presunta emissione di fatture inesistenti. Agli atti figurano telefonate e scambi di mail tra la Montanari e Marco Gibertini.

Nel 2012 il giornalista avrebbe consegnato in contanti 17 mila euro, recandosi di persona nella sede della Cop. Asfalti. Seguì la fattura ritenuta falsa emessa dalla Gibertini Comunicazioni dalla quale, secondo la GdF, Cop. Asfalti avrebbe ricavato un vantaggio fiscale con un incremento fittizio dei costi, e un profitto derivante dalla costituzione di una disponibilità di denaro extracontabile, equivalente alla soma ricevuta (17 mila euro) e ripulita mediante l’emissione di bonifico bancario pari all’importo della fattura.

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