Gibo-trust, vip reggiani e riciclaggio: l’antimafia indaga sulla società-cartiere. La Cna sconvolta: “Siamo persone oneste”

Qualche giorno fa, la tradizionale sfilata di moda organizzata dalla Cna in centro a Reggio

Qualche giorno fa, la sfilata di moda organizzata dalla Cna in centro a Reggio

17/6/2014 – Sapevamo quanto fosse profonda la penetrazione delle mafie nel tessuto economico reggiano. Per troppo tempo, e colpevolmente, il livello politico ha nutrito una fiducia cieca negli “anticorpi” che secondo un vecchio teorema avrebbero dovuto tenere al riparo le “buone radici” della Reggio rossa dal cancro mafioso. Versione postmoderna del “Noi abbiamo le mani pulite” di pajettiana memoria: ora vediamo in quale melma sono finite.

sei fuoriMa alla fine anche i più recalcitranti, tra attentati, giri d’usura, auto bruciate, omicidi e attentati, arresti, cosche, sequestri milionari, melma che raggiunge i politici, inchieste della Dda, hanno dovuto fare marcia indietro, o almeno tacere.

Tuttavia solo il vorticoso giro di fatture false, una mega cartiera da 33 milioni e centinaia di imprese del centro nord coinvolte, ha fatto emergere in tutta la sua “magnificenza” l’intreccio fra economia reggiana, malaffare e criminalità organizzata.

ela madonnaTanto che sulla “piovra” delle fatture false la indaga la Direzione Antimafia. Perchè l’operazione Octopus sul sofisticato meccanismo messo in piedi dal giornalista Marco “Gibo” Gibertini e dai suoi complici, con l’anticipo in denaro liquido delle somme fatturate, ha scoperchiato un pentolone che porta dritto al riciclaggio del denaro sporco.

La chiave probabilmente è nella rete delle società con sede a Roma e nel Viterbese (che emettevano le fatture), e in quelle sovrastanti, con sedi a Napoli, che fornivano il denaro per far girare a tutto spiano il motore della cartiera.

Foto di gruppo (qualche anno fa) per i vertici Cna: l'ultimo a destra è Salsi

Foto di gruppo (qualche anno fa) per i vertici Cna: l’ultimo a destra è Salsi

Società con nomi alla Cetto Laqualunque (Extreme di Fiumicino) o più improntati all’high tech (CdI Technology di Fondi di Latina, Pmv Technology di Roma), o piuttosto anonimi: Astra Tecnologie, Maxi Di, Pianeta Cospea, Max Technologia. Non mancano denonimazioni di una certa notorietà, come la Innotech Italia. Tutte queste insieme alla Levante di Rubiera e alla Gibertini Comunicazioni, costituiscono il reticolo di canali che garantiva il flusso continuo di denaro e di fatture per operazioni ritenute inesistenti. Ed è qui, nel contesto del crimine organizzato romano, campano, e della ndrangheta reggiana (e con le sue aderenze calabresi) che dovrebbe trovarsi lo nodo dei collegamenti con l’economia e gli insospettabili dl Reggio.

Del resto l’operazione Octopus ha preso le mosse da un’indagine su Antonino Napoli, personaggio ritenuto dai carabinieri “di elevato spessore criminale”, che era in contatto con Marco Gibertini. A ciò si aggiunge l’entrata in scena di Nicolino Sarcone (imprenditore edile cutrese ritenuto figura di spicco a Reggio del clan Grande Aracri) e il coinvolgimento a pieno titolo nell’associazione a delinquere di Antonio Silipo, in carcere a Parma per indagini di usura. Gli inquirenti anno indicato la sua casa di Cadelbosco come luogo degli incontri della “cupola” del giro di finanza illegale. Altri incontri sono stati intercettati nella sede della Reggiana Gourmet a Bagnolo, il cui patron, il re dei cappelletti Mirco Salsi, è stato arrestato (arresti domiciliari) come uno dei principali esponenti della presunta associazione per delinquere.

Intanto già questa fase degli indagini coinvolge importanti professionisti come Maurizio Labanti (indagato), tributarista dell’imprenditore Mirco Salsi, ma anche commercialista del sistema Legacoop. Soprattutto chiama in causa la Cna con l’arresto di Andrea Rossi, funzionario dell’associazione a Bagnolo in Piano, con il coinvolgimento della Cop. Asfalti di Tristano Mussini, presidente provinciale della Cna sino al maggio 2013, e attraverso lo stesso Mirco Salsi, iscritto siano a Unindustria sia alla Cna, vicepresidente di via Maiella sino a quando Mussini non ha lasciato l’incarico a causa dei guai di Cop. Asfalti. Per essere precisi, era la moglie di Mussini a figurare come legale rappresentane dell’azienda, ora in concordato, ed infatti è lei ad essere indagata.

E’ comprensibile come questo intreccio abbia sconvolto gli associati e i vertici stessi dell’associazione artigiani che infatti, nel corso di una tesa riunione della Direzione provinciale, lunedì sera, hanno alzato la voce rivendicando che “la Cna è fatta di persone oneste”.

La Cna reggiana, una vera potenza anche a livello nazionale (di cui il correggese Ivan Malavasi, papà del neo sindaco Ilenia, è stato presidente per anni sino all’anno scorso), ha deciso di sospendere il funzionario arrestato, e si riserva altre azioni a tutela del proprio buon nome. (p.l.g)

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LA CNA: “SIAMO PERSONE ONESTE. SBIGOTTITI DALL’INTRECCIO TRA SISTEMA DI EVASIONE E CRIMINE ORGANIZZATO”

Ecco il documento della direzione di via Maiella, diffuso oggi

“La CNA non ha nulla da nascondere. In questa incredibile vicenda CNA è parte lesa e, senza aver fatto nulla, sta subendo un danno non indifferente. La Cna è fatta di persone oneste. Esprimiamo pieno sostegno alla magistratura e alle forze dell’ordine impegnate a ricostruire una realtà criminale che, a quanto si legge sugli organi di stampa, appare inquietante e molto pericolosa.

Non possiamo dimenticare, però, che la responsabilità dei reati è individuale e che CNA è estranea totalmente al disegno criminoso che emerge dalle indagini di Carabinieri e Guardia di Finanza. Al contempo, ferma restando la presunzione d’innocenza, siamo assolutamente sbigottiti dai comportamenti delle persone indagate descritti dagli inquirenti.

Ciò che sconvolge maggiormente della fotografia fornita dal procuratore della Repubblica sono i collegamenti tra un sistema di evasione e gruppi della criminalità organizzata. Un fatto gravissimo che va condannato e stigmatizzato e su cui auspichiamo che gli inquirenti facciano piena luce, a salvaguardia della gran parte delle imprese reggiane che sono pulite e lavorano nel rispetto delle regole.

Trasparenza e legalità sono per noi valori imprescindibili: la nostra Associazione è stata la prima a Reggio Emilia a denunciare i rischi di infiltrazione criminale nel tessuto socioeconomico reggiano e il suo impegno in questo senso è quotidiano.

Il nostro senso di responsabilità verso questo tipo di rischio è sempre stato evidente: da sempre abbiamo un codice etico che prevede norme precise, ma negli ultimi anni, a fronte di una crisi economica che ha messo in forte difficoltà tante aziende rendendole più deboli e conseguentemente a maggior rischio di infiltrazione, lo abbiamo reso ancor più stringente, prevedendo iter più veloci per l’espulsione degli associati “infiltrati” dalla malavita.

Nel 2013 siamo stati i primi, per non dire gli unici, ad espellere un associato colpito da interdittiva antimafia emessa dal Prefetto.

Consapevoli che il fatto di essere una grande Associazione d’Impresa, la prima in provincia per numero di associati, comporta qualche rischio in più, svolgiamo quotidianamente un’azione di monitoraggio sugli associati. Ad ogni notizia pubblica che vede protagonista un imprenditore, procediamo a un’analisi interna che verifica la sua posizione nei confronti di CNA.

 Noi ci battiamo contro l’eccessiva tassazione e la troppa burocrazia ma condanniamo senza riserve i comportamenti fuori dalla legalità perché essi inquinano un sistema economico che riteniamo ancora sano, fatto soprattutto di gente onesta e affidabile.

Questo ci spinge ancor di più ad assumere tutte le decisioni necessarie a tutela del buon nome dell’Associazione: oggi è stata inviata la contestazione disciplinare con provvedimento di sospensione all’impiegato della CNA di Bagnolo che si è reso autore di comportamenti illeciti; abbiamo già avviato l’istruttoria formale che definirà quanto prima i provvedimenti da assumere nei confronti degli imprenditori associati coinvolti nell’indagine.

L’inchiesta non è ancora conclusa: CNA valuterà a tempo debito ogni ulteriore azione utile a tutelare la propria onorabilità e immagine”.

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LETTERA DI CLAUDIO CAPRARI E SABRINA VACCA: “SIAMO ESTRANEI” (ERANO NELLA PRESIDENZA MUSSINI)

“In merito a quanto apparso sulla Stampa relativamente al
coinvolgimento nell’operazione Octopus dei membri della
presidenza della CNA guidata da Tristano Mussini negli anni
2009-2013, al fine di tutelare la nostra reputazione e
onorabilità di persone e di imprenditori, evidenziamo la
nostra totale estraneità ai fatti riportati negli articoli
apparsi e ribadiamo con forza che nessuno degli scriventi è
associabile in alcun modo alla frode fiscale descritta.

Firmato: Claudio Caprari, Sabrina Vacca”

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GLI INTERROGATORI DI ANTONIO SILIPO E GIANLUCA SALSI, FIGLIO DI MIRCO

Lunedì mattina Gianluca Salsi, difeso dall’avvocato Romano Corsi, ha risposto a tutte le domande del giudice Antonella Baraldi e del pm Valentina Salvi nel corso dell’interrogatorio di garanzia avvenuto in tribunale. Gianluca, figlio di Mirco Salsi, è indagato ed è sottoposto al divieto di dimora a Reggio città.

Il giovane ha preso le distanze dalle accuse che gli sono state mosse circa il suo presunto ruolo nell’associazione a delinquere capeggiata da Marco Gibertini, sostenendo di essersi limitato a fare alcune commissioni per conto del padre, contattando ad esempio un altro indagato, Antonio Silipo, per un acquisto di vino.

E ha sottolineato di occuparsi solo degli aspetti produttivi della nota azienda alimentare di Bagnolo in Piano. Gianluca Salsi abita a Bagnolo e continua perciò ad andare a lavorare alla Reggiana Gourmet, visto che il provvedimento adottato nei suoi confronti gli vieta soltanto di venire a Reggio. Il suo difensore ha chiesto che tale provvedimento sia tolto, con l’impegno a non andare ad alloggiare in una casa vicina a quella dove il padre Mirco è agli arresti domiciliari. Il giudice deciderà sulla richiesta.

Ha parlato anche Antonio Silipo, difeso dall’avvocato Giovanni Tarquini. Lui è stato interrogato in carcere, dove si trova per usura. Ha sostenuto di non avere nulla a che fare con la vicenda dell’associazione a delinquere per non pagare le tasse con le fatturazioni false, e di avere avuto rapporti con gli altri indagati per motivi diversi.

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