In nome di un povero Cristo ucciso dallo sfratto

di Pierluigi Ghiggini

Sapevamo che prima o poi sarebbe accaduto, perché ne abbiamo viste troppe in questi anni di crisi. Ma fa male lo stesso, troppo male, più di quanto potessimo immaginare.

Tutti ci specchiamo nell’uomo di 64 anni che abitava da trent’anni in quella casa di via Rosselli, l’uomo che ha preferito uccidersi gettandosi dalla finestra anziché subire l’onta dello sfratto. Tutti ci specchiamo perché tutti potremmo trovarci nelle sue condizioni. Questa crisi è cinica, crudele, non risparmia nessuno. Anche i più forti finiscono nella polvere.

Non si deve gettare la croce su nessuno, e dobbiamo guardarci dall’alimentare guerre tra poveri, perché il proprietario che sfratta è spesso a sua volta in difficoltà economiche. Ma una soluzione va pur trovata perché, lo ha detto il vicesindaco Sassi, non c’è rivendicazione legittima che possa valere una vita umana.

La verità è che il nostro welfare si è fatto cogliere di sorpresa dalla ferocia della crisi: troppa burocrazia e scarsa incisività. Incapacità di capire che i poveri non solo soltanto più famiglie e disoccupati immigrati, ma anche – e forse di più – le famiglie reggiane rimaste fuori dal radar sociale perché sino a qualche tempo fa potevano vivere dignitosamene e, anzi, avevano qualcosa da parte. Ora non più, ora hanno bisogno anche loro di sostegno e solidarietà.

La valanga degli sfratti si può gestire con più accortezza, comunque non si dica che mancano i soldi: bisogna solo spenderli diversamente. In nome anche di un povero Cristo che la società ha spinto inesorabilmente al suicidio.

(dal Giornale di Reggio settimanale)

Condividi

Una risposta a 1

  1. Impoverimento e finta politica Rispondi

    28/06/2014 alle 11:12

    Caro Pierluigi,

    basta ri-vedersi in web, nei diversi video, la ‘storiella’ dello sfratto (evitato dal programma TV La Gabbia poiché reso pubblico) ai danni di una nonnina e non solo.
    Lo specchio esatto dell’Italia e della gestione politico-sociale di questi “mentitori-aguzzini” di professione: politicastri e apparato.

    Chissà se uno sparuto gruppo di uomini e donne di seria buona volontà (quanti?) riusciranno veramente a cambiare questo stato delle cose.
    Terrificante.

    Mi unisco alle condoglianze e al dispiacere dei famigliari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *