Ccpl, bilancio-verità: perdita di 99 mln

di Pierluigi Ghiggini

29/6/2014 – Oggi, lunedì 30 giugno, si riunisce l’assemblea dei soci del Ccpl, nella sede di via Gandhi a Reggio. È una delle giornate più difficili per il Consorzio Cooperative di Produzione e Lavoro, in centodieci anni di vita. Forse la più difficile per quello che è stato per decenni il fulcro intorno al quale ha ruotato la cooperazione industriale reggiana: un’azienda multibusiness nei carburanti, negli imballaggi, nelle energie rinnovabili, con una vocazione internazionale e una miriade di partecipazioni.

I soci oggi sono chiamati ad approvare un bilancio-choc o, piuttosto, un bilancio-verità frutto di un’operazione trasparenza imposta da Lino Versace, nuovo amministratore delegato inviato in missione impossibile dalla galassia finanziaria di Legacoop, e che in marzo aveva preso il posto in tutta fretta di Ivan Soncini, per decenni deus-ex-machina del Ccpl.

Insieme a Versace, co-protagonista dell’operazione è il nuovo direttore generale Andrea Imbriani, già alla Marazzi e approdato da pochi mesi in via Gandhi dalla scuderia Bain Consulting.

Le cifre sono oggettivamente drammatiche, ben peggiori dei 30 milioni di buco ipotizzati qualche settimana fa.

Il bilancio 2013 chiude con una perdita di 100 milioni di euro, milione più milione meno. La cifra precisa sarà svelata domani pomeriggio, ma c’è chi sostiene che si sia fermata a 99 milioni.

E’ il risultato di una ripulitura senza precedenti dei conti aziendali nei quali si sono cristallizzati parecchi anni di guai, interni ed esogeni.
Il buco è attribuibile solo per il 20-25% alle perdite di gestione; il resto deriva dalla svalutazione dei valori delle partecipate e soprattutto da un accantonamento-monstre per una maxi multa da 50 milioni di euro che pende sulla testa di Coopbox a causa della procedura, ormai in vista della conclusione, attivata parecchi anni fa dall’Autorità antitrust (Garante della concorrenza e del mercato) per un cartello di produttori. È proprio la straordinarietà delle poste a far scommettere favorevolmente sulla sopravvivenza del Ccpl, sia pure ammaccato e giocoforza rimpicciolito.

I vertici hanno già illustrato la situazione, “senza tacere niente” precisano persone informate, ai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, ma soprattutto alle banche, alle quali ora il Ccpl chiede respiro e sostegno per portare in porto una ristrutturazione, praticamente una rivoluzione, mirata a far fronte a tutti i debiti e a contenere al massimo i costi sociali del disastro: in proposito i sacrifici occupazionali vengono misurati, in questa fase, con il metro delle decine e per fortuna non delle centinaia di posti di lavoro.

Come dicevamo, la salvezza passa anche attraverso la fine del Ccpl come consorzio di imprese cooperative (ma da qualche anno esiste una fotocopia del Ccpl in forma di società per azioni). La conglomerata cooperativa fondata il 16 ottobre 1904 cambierà pelle, per diventare una sorta di finanziaria di partecipazioni. Ciò porterà con sé smembramenti e ricerca di partner privati, se non vendite tout-court. Ma il piano di riorganizzazione, nelle sue grandi linee, sarà svelato domani.

Intanto è cominciata una serrata trattativa con gli istituti di credito per ristrutturare il debito (lunedì ne conosceremo la reale entità): al Ccpl sono fiduciosi a ragion veduta, e non vogliono neppure parlare di concordati o altre procedure.
Solo un anno fa Ivan Soncini teorizzava un Ccpl nuovo “fulcro” capace di rimettere in moto il motore della cooperazione reggiana.

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4 risposte a Ccpl, bilancio-verità: perdita di 99 mln

  1. Angelo Postiglione Rispondi

    29/06/2014 alle 16:49

    Per recuperare non pagate le buone uscite a chi ha creato buchi… nonostante abbiano e continuano a percepire stipendi piu ti della media senza portare obiettivi raggiunti a casa, è il caso adesso di selezionare ckn cautela anche c chi merita quel posto! PS: SENZA RACCOMANDAZIONI POLITICHE!!!

  2. Fausto Poli Rispondi

    29/06/2014 alle 20:31

    Ancora una volta ho avuto ragione nel consultare Reggio Report.

    Una notizia importante (almeno per me) che sintetizza la situazione economica nel settore delle coop di produzione.

    Credo che sia importante pubblicare queste notizie perche’ l’economia in questo momento soprattutto, e’ sotto la lente di ingrandimento.

    Aggiungo che nel settore cooperativistico (poi non me ne intendo, senz’altro esistono vari settori nel gruppo coop) la Sacmi Forni (forni per ceramiche) rappresenta il fiore all’occhiello delle coop di produzione del territorio emiliano.

    E’ interessante capire la composizione societaria di tante coop italiane, essendo una risorsa per l’intero Paese.

  3. Gilberto Gasparini Rispondi

    29/06/2014 alle 20:54

    I problemi di fondo che emergono dalla vicenda CCPL sono: perché questo buco che mette in crisi una azienda ed il lavoro di centinaia di persone oneste emerge solo ora? E’ possibile che una dirigenza aziendale, che non ci mette un euro di soldi propri, non abbia il dovere di rendere conto ad un qualche soggetto di controllo di come viene predisposto un bilancio, visto che il buco emerge ora ma ha una storia che viene da lontano? I soci del CCPL sono dirigenti di aziende importanti del Mov. Cooperativo, presidente del CCPL è presidente anche di Unieco. Quando si presentavano i bilanci negli anni scorsi, che non potevano non fare emergere i problemi(in molti ne erano a conoscenza e se ne parlava già da anni), cosa facevano, dormivano? La risposta della Presidente della Coop Reggiana si ridurrà ancora, una volta, nel raccontare ai cittadini reggiani il numero dei soci coop. , dei dipendenti coop., del fatturato coop nella speranza, vana, che l’immagine di potenza che si vuole dare edulcori la dura realtà?
    I sindacati sono, ora, coinvolti nella gestione della crisi CCPL ma dei problemi CCPL si parla da anni; possibile non avessero nulla da dire della decadenza di una impresa così importante per la economia reggiana? Perché una differenza di atteggiamento così evidente dei sindacati nei confronti delle aziende coop. rispetto alle aziende private con le quali si manifesta spesso una così dura conflittualità in particolare a Reggio Emilia? Nel sistema di potere che si aggregherà attorno al sindaco Vecchi(Manodori, az. partecipate ecc), se si utilizzeranno personalità provenienti dal mondo cooperativo, si terrà più conto dei risultati ottenuti nelle aziende dove hanno svolto un ruolo dirigente o della affinità politica con il sindaco di Reggio?
    Una discussione sugli interrogativi posti sarebbe utile, non solo per la cooperazione, per comprendere una parte delle difficoltà della società reggiana(non solo economiche ma anche morali senza bisogno, stupidamente, di dire che a RE l’economia è marcia). Si tenterà di rispondere con la classica scrollata di spalle ma, anche se un po’ solitari, continueremo la nostra battaglia al servizio dei cittadini.

    • Fausto Poli Rispondi

      30/06/2014 alle 08:52

      Difficilmente i comportamenti dei dirigenti di questi colossi (ccpl-unieco) cambieranno.

      Sono piu’ convinto che sia meglio aggregare le forze di imprese private per far avanzare l’economia.

      Il maggiore problema e’ quello del management.
      Credo che poi non possano esistere manager scarsi per questi colossi, soprattutto perche’ vengono lautamente ricompensati.
      Con questo voglio dire che Unieco e Ccpl avrebbero dovuto

      reinvestire in fresche dirigenze capaci.

      Non lo sapevano o non hanno voluto ?

      Mi complimento col Sig. Gilberto Gasparini ( a volte rispondo a persone che poi si rivelano essere grandi dirigenti o manager di successo o ottimi professionisti di fama mondiale come nel caso dello Dr. Baldi) che magarai sara’ un uomo molto acculturato e capace e/o ottimo dirigente o imprenditore. Mi complimento con lo stesso Gasparini perche’ dimostra di conoscere la materia decisamente piu’ del sottoscritto.

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