Cataliotti in carcere da Gibertini: “E’ molto provato. Non gli danno neppure i ricambi dei vestiti”

18/6/2014 – L’avvocato Liborio Cataliotti, difensore del giornalista e volto di Telereggio Marco Gibertini e dell’imprenditore Omar Costi – entrambi arrestati per la mega-cartiera di fatture false, che coinvolge centinaia di imprese del Centro Nord, venuta alla luce con l’operazione Octopus – ha depositato questa mattina in Tribunale l’Istanza con cui Gibertini e Costi chiedono di essere ascoltati dal Gip Angela Baraldi.

paraSpiega Cataliotti: «Nei giorni scorsi si erano avvalsi della facoltà di non rispondere perché non sapevano bene di cosa fossero accusati. Ora invece hanno chiesto di poter essere sentiti dal gip. Dall’interrogatorio valuteremo se chiedere gli arresti domiciliari». Lo ha dichiarato dopo aver trascorso mezza giornata con i suoi assistiti, ieri, nel carcere della Pulce.

Cataliotti sottolinea le non buone condizioni di “Gibo”: “L’ho visto molto provato, anche a livello fisico. Ed è ovviamente scosso a livello psicologico: sembra una persona in carcere da un anno, non da pochi giorni. Non ha ancora potuto parlare con la moglie, e non ha ancora ottenuto i ricambi per i suoi vestiti, si immagini come può stare». Gibertini è apparso insomma molto stanco e in condizioni precarie, mentre Omar Costi “sta sopportando un po’ meglio la carcerazione”.

Secondo l’ordinanza di 900 pagine del Gip Baraldi, era proprio il conduttore di Poke Balle l’uomo-chiave dell’organizzazione che da un lato aveva architettato il sistema delle società-cartiera (fatture per operazioni inesistenti per l’equivalente di un fatturato di 33 milioni di euro) e dall’altro, attraverso una serie di “teste di legno” (fra cui il funzionario della Cna di Bagnolo Andrea Rossi, ora sospeso), procacciava i clienti.

A quanto pare sono coinvolte centinaia di imprese, anche grossi nomi, del Centro Nord. Ma c’è anche ancora largamente inesplorato il filone delle società che finanziavano il giro degli anticipi di denaro liquido: su queste si appunta l’interesse della Direzione distrettuale antimafia per l’ipotesi di riciclaggio.

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