All’asta libri, riviste storiche e foto di Mariella Burani. Ma questa è macelleria culturale

4/6/2014 – C’è tempo sino al 16 giugno per presentare un’offerta di acquisto per la biblioteca di Mariella Burani, la sua raccolta di riviste di moda dagli anni 10 agli anni 70 del secolo scorso e la raccolta di oltre 700 fotografie, fra cui 35 originali di Lindbergh, uno dei più grandi fotografi di moda del nostro tempo. Le offerte devono pervenire allo studio di Maria Domenica Costetti, a Reggio Emilia, una delle curatrici del fallimento Burani. I dettagli della vendita sono pubblicati sul portale del Tribunale www.fallimentireggioemilia.com.

È un patrimonio culturale irripetibile quello che va all’asta, e pure a prezzi stracciati: 6 mila euro il lotto dei 630 libri di Mariella Burani (una biblioteca in gran parte specializzata, con esemplari ormai introvabili), 4 mila per il lotto delle riviste di moda che la curatela definisce “vecchie” ma che in realtà sono un pezzo di storia della moda europea del Novecento; e quindicimila per 700 fotografie e gigantografie, in larga misura delle collezioni Burani, opera di grandi artisti dell’obiettivo: tra queste, dicevamo, anche gli originali di Lindbergh.

Fortunatamente le collezioni non vengono smembrate, ma vanno all’asta a lotti unitari.
Resta il fatto che il fallimento Burani, con la vendita dei marchi e lo smembramento delle collezioni, si conferma non soltanto come un fatto economico rilevante, ma anche come una macelleria culturale con rari precedenti, certamente unico nel reggiano. Una casa di moda non è una fabbrica di bulloni o tondini, con tutto il rispetto per chi produce bulloni e tondini: è un deposito creativo di cui beneficia tutta la società, e che praticamente non ha prezzo.

Nel caso di Mariella Burani siamo di fronte a un patrimonio culturale, a una parte cospicua della storia della moda italiana contemporanea, che non può subire il trattamento di una catena di montaggio. Diciamo pure che, senza nulla eccepire sui diritti del fallimento e dei creditori, certe cose non appartengono al fallimento, bensì alla società, e che bisogna salvaguardare determinate memorie e anche i diritti dell’autore e dell’inventore, pure se fallito.

In Francia, dove l’eccezione culturale viene riconosciuta e difesa da tutti, anche dal mondo economico, la “macelleria Burani” non sarebbe avvenuta.
C’è da augurarsi che qualche istituzione o qualche mecenate vogliano salvare la biblioteca, le riviste e le fotografie di Mariella, perchè possano continuare ad esistere in modo unitario ed essere restituiti almeno alla società.

(p.l.g.)

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