“Un clic per lavorare e un clic per finire in strada”. Guido Mora (Cgil) spara sul decreto lavoro

17/5/2014 “Con questo ennesimo intervento normativo il lavoro viene reso ancor più invisibile, ricattabile, incerto dentro una crisi che rende soli e vulnerabili i lavoratori ogni giorno di più”.

Con un duro intervento, nel giorno dell’arrivo a Reggio del premier Renzi, il segretario provinciale della Cgil Guido Mora stigmatizza il decreto lavoro Poletti, approvato a maggioranza alla Camera.

” Vengono modificate pesantemente (e definitivamente) le normative sul contratto a termine e l’apprendistato – afferma Mora -. Il rapporto di lavoro a tempo determinato, anche in somministrazione, non necessita più di nessuna causale e la sua durata non può superare i 36 mesi, il che significa che può arrivare fino a 36 mesi. Il testo del decreto precisa che vi potranno essere cinque proroghe nell’arco dei complessivi 36 mesi, indipendentemente dal numero dei rinnovi (che potranno essere illimitati con lo stesso o con più datori di lavoro).

Viene stabilito che il numero complessivo dei rapporti a termine non può superare il 20% dei lavoratori assunti a tempo determinato (o altra percentuale definita dai Contratti). Il superamento di questo limite comporta una sanzione amministrativa, cioè una multa.

Per i rapporti di apprendistato è previsto un obbligo di stabilizzazione al termine del contratto del 20% per poter effettuare nuove assunzioni, ma solo nelle imprese con oltre 50 dipendenti.

Sono stati inoltre introdotti criteri per la sperimentazione dell’alternanza scuola/lavoro e la possibilità di utilizzare il contratto di apprendistato per attività stagionale e quindi a breve termine”.

“Con questo ennesimo intervento normativo il lavoro viene reso ancor più invisibile, ricattabile, incertoafferma Mora – dentro una crisi che rende soli e vulnerabili i lavoratori ogni giorno di più.

Abbiamo dimostrato che più precarietà genera ulteriore precarietà e meno produttività e i dati, anche provinciali, lo confermano e non si crea nessun posto di lavoro nuovo come dimostrano studi internazionali dell’OCSE.

Non c’è nessuna visione prospettica in una legge di questo tipo, non c’è nessun tassello per la costruzione di un futuro per i giovani che dia a loro certezze identitarie, professionali ed economiche perché non c’è traccia di politiche industriali anticicliche trainate dall’intervento di investimenti pubblici”.

E aggiunge: “Cambiano i Governi ma non la visione di sviluppo del paese, sempre in bilico tra illegalità, lavoro nero e soluzioni a favore delle imprese che utilizzeranno queste normative per praticare i più elevati tassi di sostituzione mai visti: dai contratti a tempo indeterminato a quelli a termine, dai salari contrattuali a quelli individualizzati”. 

“Non a caso – conclude – uno slogan di questo Governo è “Al lavoro con un Click”. I disoccupati sono avvisati: un click per lavorare e un altro click per finire per strada. Un bel progresso!”.

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