RUBERTELLI: NON SPRECHIAMO IL POTENZIALE DELL’AEROPORTO

12/5/2014 – “La vocazione dell’area aeroportuale di Reggio Emilia non è certo il trasporto passeggeri. Ma ci sono altre ragioni per l’esistenza e l’utilità di un aeroporto”.

E’ Luca Costa, infermiere per professione e pilota per passione, assiduo fruitore del campovolo a raccontare: “Negli anni sono stati fatti ingenti investimenti di strumentazione che renderebbero quello di Reggio Emilia un aeroporto di tutto rispetto. Uso il condizionale perché purtroppo non sono mai stati messi in funzione, penso a causa degli elevati costi di mantenimento e manutenzione. Le luci che segnalano la pista, per esempio, le ho viste accese solo due volte, quando le hanno provate”.

Costa racconta cosa succede e da chi è frequentato l’aeroporto reggiano: “Sono parecchi i velivoli che scelgono Reggio Emilia per il rifornimento o la manutenzione. Ci sono poi le attività dell’Aeroclub e dell’Associazione Top Gun, c’è una rinomata scuola di paracadutismo e anche “Volafenice” il museo volante di Renzo Catellani. Qualche anno fa l’Università di Torino ha scelto Reggio Emilia per testare un aereo elettrico a celle di idrogeno. Ricordo anche che la Ferrari si era interessata per hangaraggio e parcheggio ma poi non se ne è fatto nulla”. Quale futuro per l’aeroporto quindi? “La lunghezza delle piste, insufficienti per velivoli più grandi di un jet per 8-10 persone e la mancanza di tecnologia per l’atterraggio strumentale, sono senza dubbio due limiti di questa struttura. E, mentre intervenire sulle piste richiederebbe uno sforzo economico davvero importante, installare la strumentazione per consentire decollo e atterraggi anche in condizioni di scarsa visibilità potrebbe essere una spesa sensata per potenziare le attività che già si svolgono con successo oltre ad aprire nuove prospettive. Faccio un esempio tragico ma significativo: quando L’Aquila ha vissuto il dramma del terremoto, la sua area aeroportuale, analoga a quella di Reggio Emilia, si è rivelata fondamentale nella logistica dei soccorsi”.

Cinzia Rubertelli, candidata sindaco dell’alleanza civica Grande Reggio-Progetto Reggio, raccoglie e rilancia le considerazioni: “C’è chi propone di trasformare l’area del campovolo in un’arena spettacoli – e c’è chi magari nei suoi sogni avrà anche pensato a quante palazzine si potrebbero costruire al posto delle piste di atterraggio… Ma perché buttare via quel che c’è di buono e i soldi pubblici investiti? Perché l’aviazione è di destra? Perché non atterrano charter turistici? A parte il fatto che la società Aeroporto ha chiuso con un leggero utile il suo ultimo bilancio e che l’area è di proprietà del demanio quindi non nella disponibilità immediata del comune, il nostro aeroporto ha delle potenzialità ma bisogna cambiare presto e radicalmente logica”.

Conclude la Rubertelli: “Non abbiamo risorse da sprecare e ogni euro pubblico investito deve essere in grado di generare un indotto. Meglio: gli amministratori devono essere in grado di farlo fruttare mettendo a sistema e ragionando in un orizzonte che vada oltre l’assistenzialismo e i confini locali. Invece di cancellare un pezzo di storia e buttare via tutto quello che è stato investito anche in termini di impegno e passione dai molti volontari che lo fanno vivere, il nostro aeroporto potrebbe essere potenziato nelle molte attività che già svolge (manutenzioni e rifornimenti, scuole di volo e paracadutismo, parcheggio e hangaraggio) e inserito in un quadro complessivo per l’attrazione di investimenti sul territorio. Avere la sede vicina a una pista di atterraggio per la consegna di ricambi o commesse potrebbe essere determinante per una multinazionale americana come quelle che investono nelle altre città della via Emilia?”.

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