Palazzine abusive: dopo undici anni
Il comune vuole i soldi dalle famiglie

22/5/2014 – Le sopraelevazioni e gli altri abusi compiuti 11 anni fa nella costruzione delle palazzine di via Borromini e via Buontalenti a Massenzatico sono diventate una maledizione per un centinaio di famiglie che vi abitano e che all’epoca avevano comprato le case ancora prima della costruzione.

Lo scandalo era esploso nel 2003: nell’occhio del ciclone ci finì l’architetto Fedele Oliverio, direttore dei lavori e all’epoca consigliere comunale, che in un’intervista a Ultime Notizie non solo ammise gli abusi, ma scoperchiò (solo in parte) il pentolone sugli abusi commessi in città sotto gli occhi indifferenti di tutti.

Ora, dopo undici anni di silenzio, il Comune si è fatto vivo e chiede una cifra di circa trentamila euro per ogni palazzina, a carico delle famiglie ma non dei costruttori, per sanare la situazione. Le case di Massenzatico, va detto, sono tuttora prive dell’abitabilità. I proprietari non ci stanno, e ribattono che a pagare deve essere chi ha compiuto gli abusi, insieme al Comune che non fermò in tempo i cantieri e poi ha “dormito” sino a oggi.

Nel 2013 il Comune riesuma il dossier e manda in avanscoperta un consulente esterno per verificare la possibilità di un accordo con i condomini. Il 25 marzo 2013 la questione approda in Sala del Tricolore: i consiglieri approvato un documento all’unanimità col quale “considerati i problematici aspetti di natura sociale delle famiglie residenti” impegnano la Giunta a individuare rapidamente “le possibili soluzioni atte a rispondere alle istanze rappresentate dai residenti”. Residenti che avevano chiesto la sanatoria degli abusi (non commessi da loro) senza che si gravasse  sulle loro spalle.

Un anno dopo, cioè un mese fa, il Comune presenta ai cittadini una proposta che – nonostante il pronunciamento del consiglio comunale – si rivela molto onerosa: circa trentamila euro a palazzina, rateizzabili in due anni con fideiussione bancaria. Proposta messa a punto in una riunione del 26 febbraio alla quale partecipano il prosindaco Ugo Ferrari, la responsabile dell’edilizia Colli e la responsabile dell’urbanistica Maria Sergio, oltre a due funzionari dell’ufficio controllo. Il conto è salato: all’incirca, come detto, 30 mila euro a palazzina (spese per la pratica alla Soprintendenza di Bologna, la sanzione amministrativa, la conformità edilizia etc). E non si parla ancora di abitabilità, che dovrebbe arrivare in un secondo tempo, naturalmente con ulteriori spese a carico dei condomini.

I proprietari, come detto, sono in grande difficoltà, e ora meditano di costituirsi in comitato. In questo momento è Emanuela Mazzoli, uno dei pochi proprietari ad essere andata in causa all’epoca contro il costruttore, ora candidata a Reggio nella lista di Forza Italia, ad essere un punto di riferimento per le famiglie che non sanno che pesci prendere.

La Mazzoli denuncia continue pressioni psicologiche sui proprietari: “Nell’assemblea hanno detto che è impossibile ritirarsi”, che non si può rifiutare la proposta perchè “il Comune ha bisogno di una maggioranza”. Ma non ci sono cifre certe, e la cifra potrebbe aumentare ancora. Ma siamo al terrorismo psicologico: “Se non aderite vi tirano giù il tetto”, vanno a dire alle famiglie. Ma è possibile una cosa del genere? – afferma la Mazzoli – Perchè non vanno a chiedere i soldi a chi ha commesso gli abusi o ai loro complici? Perchè non vanno a cercare il direttore dei lavori? Ci dicono che poi potremmo rivalerci su di loro, peccato che le ditte ormai non esistono più. Perchè il comune ha aspettato tanti anni? Perchè la pratica è stata insabbiata? L’amministrazione ha responsabilità imponenti in questa storia: sono loro che devono pagare, non noi”.

(Pierluigi Ghiggini)

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Una risposta a 1

  1. Stefano Rispondi

    04/02/2020 alle 22:16

    Com’è andata a finire la storia?

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