Nuovo look e vita nova per il Palazzo dei Musei by Rota
Più di 10.000 visitatori in 24 ore di opening no stop

5/5/2014 – Durante l’Opening, dalla mezzanotte del 3 maggio alla mezzanotte del 4 maggio 2014, sono state 10.300 le persone che hanno visitato il nuovo Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, progettato da Italo Rota. Una folla, sia nelle ore notturne, sia durante il giorno e la serata conclusiva dell’Opening. Grande interesse hanno suscitato l’allestimento For inspiration only di Italo Rota così come la nuova Manica lunga all’ultimo piano del Palazzo con il Capodoglio emblema dei Musei e gli altri spazi progettati dallo stesso architetto di fama internazionale.Lo stesso si può dire per le quattro Pièce unique – Venere di Chiozza, Tazza d’oro, La monta solare, scultura di Fausto Melotti, e Croce di luce di Claudio Parmiggiani – poste in adeguato risalto dalle nuove collocazioni scelte per loro; per le collezioni storiche custodite nel Palazzo, a cominciare da quella naturalistica di Lazzaro Spallanzani e per le mostre di Fotografia Europea presenti nel museo: Sarah Moon Journal de Voyage e Claudio Parmiggiani Alfabeto.

Dunque un’autentica riconsegna alla città, una riscoperta attesa e partecipata del Palazzo dei Musei.

Fino al prossimo 15 giugno, cioè per tutto il periodo di apertura delle mostre di Fotografia Europea, il Palazzo dei Musei, a ingresso gratuito, osserverà il seguente orario di apertura: dal martedì al venerdì, al mattino dalle ore 9 alle 12; dal mercoledì al venerdì anche alla sera dalle ore 21 alle 23; sabato e domenica dalle ore 10 alle 23 senza interruzioni. Giornata di chiusura: lunedì.

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3/5/2014Il nuovo Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, progettato dall’architetto Italo Rota, ha preso forme e contenuti e si presenta ora alla città con un Opening, evento inaugurale e di apertura al pubblico dei nuovi spazi espositivi in programma – nell’ambito delle giornate inaugurali di Fotografia Europea 2014 – dalla mezzanotte di sabato 3 maggio alla mezzanotte di domenica 4 maggio

ROTA, SPADONI, FERRARI E FARIOLI: SELFIE DI GRUPPO DAVANTI ALLA BALENA VALENTINA

ROTA, SPADONI, FERRARI E FARIOLI: SELFIE CON LA BALENA VALENTINA

Concept e spazi per una nuova idea di museo aperto, per una memoria collettiva che interagisce con il presente e genera futuro, e che restituisce alla città l’ultimo piano dell’edificio inaccessibile da anni. 

La narrazione in continuum delle storie per la costruzione di una nuova memoria collettiva attraverso gli oggetti, creata con i contributi delle persone, in una Comunità del Palazzo dei Musei. Oggetti e collezioni, persone e personaggi con le loro storie divengono l’architettura del museo. 

L’esposizione di Pezzi unici, capolavori come la Tazza d’oro, la Venere di Chiozza, La monta solare e Croce di luce. 
La superficie espositiva si amplia di oltre 1.800 metri. 
Rinnovato l’Atrio d’ingresso, una nuova Galleria per mostre, spazi per Laboratorio, Agorà, Fab Lab, nuova libreria e wi-fi.

opening

L’evento inaugurale ha ottenuto la sponsorizzazione di Iren Rinnovabili, Car Server ed Emak. Il progetto ha consentito la creazione di nuovi spazi o l’adeguamento funzionale e la rilettura di spazi esistenti del Palazzo San Francesco, ora Palazzo dei Musei – sede storica dei Musei Civici di Reggio Emilia, il cui nucleo originale è la pregevole collezione di storia naturale di Lazzaro Spallanzani qui collocata nel 1830 – migliorandone l’accessibilità, la fruibilità, la sicurezza, i servizi, l’offerta educativa e culturale, la dotazione tecnologica; valorizzando le pregevoli collezioni storico-scientifiche e artistiche ed accrescendo la qualità e il numero delle sezioni espositive.

La novità: la riapertura dell’ultimo piano dell’edificio

Il completamento dell’intervento, e dunque la riconsegna alla città, riguardante l’ultimo piano dell’edificio, inutilizzabile da diversi anni, costituisce la principale novità – nella qualità architettonica, negli allestimenti espositivi e nella filosofia che interpreta la stessa Idea di museo, oltre che quelle di memoria, conservazione e partecipazione – introdotta dal progetto di Italo Rota. Palazzo dei Musei propone ora una nuova idea, un nuovo progetto di museo, che si confronta e dialoga con la contemporaneità.

Con il progetto del Palazzo dei Musei la superficie espositiva è stata ampliata di oltre 1.800 metri quadrati con un nuovo piano, il terzo, interamente recuperato; i servizi per l’utenza sono stati aumentati e rinnovati (accoglienza, biglietteria, libreria, servizi igienici); gli ambienti di supporto alle attività museali sono cresciuti con un nuovo spazio laboratorio e un nuovo spazio (Agorà) di confronto e discussione; il sistema degli apparati didascalici delle collezioni, anche quelle esistenti, è stato ammodernato; l’intero edificio è coperto da servizio wi-fi gratuito, grazie al quale è garantito l’accesso alla rete internet; un doppio sistema di ascensori consente di raggiungere i tre livelli dell’edificio, tutti privi di barriere architettoniche e dotati di impianti di sicurezza per le persone e sistemi di sorveglianza ed allarme per le opere; nuovi spazi sono stati destinati al Fab Lab, laboratorio di fabbricazione digitale con stampanti 3D, che lavorerà i stretto contatto con la realtà museale. I prossimi interventi, previsti per l’anno a venire, completeranno il progetto con la sistemazione del piano terra e la qualificazione delle collezioni archeologiche.

Il progetto

Si hanno in sostanza due ambiti museali distinti e in dialogo fra loro, legati da un unico filo conduttore. Le collezioni storiche del museo, in particolare la collezione naturalistica dello Spallanzani e quella archeologica del Chierici, con un contenuto storico definito, pregevole, sedimentato nei secoli, che è anche esempio dei modi di esporre, dove ogni pezzo è la storia di come sono stati esposti particolari temi della conoscenza. E un museo aperto, che pone questioni e lascia ai visitatori le risposte, un museo che racconta le storie di Reggio, racchiuse negli oggetti, conservati nei depositi dei Musei Civici, oppure nelle case della città e donati dalle persone che hanno partecipato o parteciperanno. Si vuole trasformare il patrimonio di Reggio Emilia in héritage, un’eredità di collezioni insolite, anche stravaganti e particolari, che pongono nella condizione di raccontare il mondo come è e come sarà. Gli oggetti, le collezioni, i personaggi e le storie che raccontano sono dunque l’architettura del museo. Per rivelarla ci si è rivolti appunto all’architetto Italo Rota. Senza ridiscutere l’intervento esistente, Italo Rota ha ricostruito un filo rosso che lega e collega il vecchio con il nuovo, il piano delle collezioni storiche, in primis la Collezione Spallanzani, con il piano della Galleria Fontanesi e delle raccolte archeologiche fino al terzo ed ultimo piano dove il museo si apre alla complessità e contaminazione della contemporaneità. Il confronto è con la generazione dei nuovi musei contemporanei e con i musei civici territoriali che si offrono come opportunità individuale e collettiva in cui l’architettura e i materiali del museo si trasformano insieme in apparato museografico e diventano simultaneamente fonte di esperienza e tramite di conoscenza.

Come è cambiato

Al piano primo è stato interamente rinnovato l’Atrio d’ingressodotato di libreria, biglietteria e studiolo. Inoltre è stata aperta la nuova Galleria che si presta in modo particolare a ospitare mostre ispirate alle collezioni museali. Pièce unique, in tutti e tre i livelli dell’edificio, è un’esposizione pensata per evidenziare i capolavori del patrimonio museale – la preziosa e rarissimaTazza d’oro risalente all’età del Bronzo (circa 3.700 anni fa), rinvenuta a Montecchio Emilia nel marzo 2012 durante lavori in una cava; l’originale della Venere di Chiozza, del periodo Neolitico, classificabile tra i più antichi idoli del Paleolitico; le opere contemporanee “La monta solare” scultura in ottone e ceramica del 1969-79 di Fausto Melotti e “Croce di luce” opera di particolare intensità spirituale di Claudio Parmiggiani – isolandoli dal contesto di appartenenza allo scopo di creare un momento di sosta e contemplazione. Si tratta di pezzi unici, capolavori che hanno anche una funzione attrattiva speciale.

Lo spazio Novecento e lo spazio Dossier, all’ultimo piano, organizzati su due livelli, presentano opere delle collezioni artistiche del Museo con l’obiettivo di approfondire di volta in volta periodi storici o vicende collezionistiche di particolare significato. Le prime esposizioni sono dedicate alla straordinaria avventura umana e artistica di Rosanna Chiessi, testimoniata dalla sua collezione acquistata dal museo alcuni anni fa e al dibattito culturale e artistico che coinvolge la città fra il 1959 e la metà degli anni Sessanta, tra il superamento delle poetiche dell’Informale e l’adesione alle istanze delle neoavanguardie. Al terzo piano trova anche posto una sede del Fab Lab, il laboratorio e network dei nuovi artigiani digitali (makers) per richiamare intorno al museo il mondo dei creativi e delle imprese impegnate in nuove sperimentazioni tecnologiche per una economia della conoscenza sempre più fondata sullo stretto connubio tra sapere e produzione e fra cultura e lavoro.

La Manica Lunga

E’ in particolare con l’idea della nuova Manica Lunga, spazio del museo temporaneo, che occupa tutta al grande navata dell’ultimo piano, che si vuole mettere in evidenza il messaggio legato alla contemporaneità a partire dal primo allestimento For inspiration only, curato da Italo Rota, che per un anno accompagnerà il pubblico fino al prossimo importante appuntamento rappresentato dall’esposizione universale di Expo Milano 2015. Nella Manica Lunga ha trovato nuova collocazione e più adeguate condizioni di visibilità anche lo storico capodoglio, oggetto particolarmente caro alla memoria della città e simbolo per eccellenza del Museo.

For inspiration only

L’installazione For inspiration only nei nuovi spazi della Manica Lunga al terzo piano curata dall’architetto Italo Rota, offre alla città più di 300 oggetti inediti appartenenti al patrimonio esistente nei depositi e ne propone una specifica rilettura non solo in termini espositivi ma soprattutto in termini di narrazione e partecipazione. Al centro dell’installazione non sono solo gli oggetti ma anche le storie che essi raccontano. A partire da queste storie, l’installazione, mentre rinnova la storia della città offrendo punti di vista alternativi ai rigidi ordinamenti di carattere cronologico, geografico o tipologico, individua e traccia nuove traiettorie esplorative prendendo a riferimento il modo delle arti applicate.

Inserite in orizzonti disciplinari che spaziano dalle scienze naturali all’arte, dalla storia all’archeologia, dalla tecnica alla tecnologia lasciando che queste traiettorie orientano senza indirizzare, ci lasciano liberi di accostare, di comparare, di trovare analogie, simmetrie, legami, differenze, guidati solo da sottili rimandi e imprevedibili corrispondenze tra oggetti e soggetti, tra epoche e forme del pensiero e del fare dell’uomo. L’installazione ha l’ambizione di rimettere in moto la storia della città e la produzione di nuova memoria collettiva.

Tutti i cittadini e tutti i visitatori potranno accostare e aggiungere alle storie narrate dagli oggetti che caratterizzano l’installazione e più in generale l’insieme delle strutture del sistema museale cittadino i propri vissuti e le proprie esperienze, accumulando narrazioni contemporanee sconosciute e originali a quelle più note documentate dalla storia già depositata e scritta. Questo sarà possibile grazie alla costruzione di un semplice impianto narrativo che prevede lo sviluppo nell’arco di un anno di 365 storie, una al giorno , che verranno raccolte e pubblicate su www.musei.re.it.

Le prime 50 storie sono già scritte e contenute in For inspiration only, a partire da quelle sulle antiche Chiavi della città e sul Modellino cinquecentesco di Reggio Emilia, opera in legno e gesso dipinto di Prospero Sogari detto il Clemente, fino alla macchina per scrivere Olivetti Lettera 22 disegnata dal reggiano Marcello Nizzoli e a Steve Jobs, il genio di Apple, a Reggio Emilia.

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