Mass media, natiche in risalto e libertà d’ironia a sinistra
Tutti pazzi per la provocazione “dietrologica” della capa comunicazione della lista Tsipras. Bacchiddu vs bacchettoni

Autoironia sexy della lista Tsipras, in bikini per le Europee
Trovata della capa della comunicazione, sul web si accende il dibattito

7/5/2014 – In bikini per conquistare voti con qualsiasi mezzo. Con una foto che non passa inosservata, un pizzico di inventiva e molta ironia, è stato questo il post-provocazione che due giorni fa, Paola Bacchiddu, responsabile comunicazione della lista L’Altra Europa con Tsipras ha pubblicato su Facebook e Twitter. Una trovata, ad una manciata d’ore dall’importante tappa elettorale a Ventotene, che tuttavia, non sembra essere piaciuta a tanti. E sul web si è scatenato il dibattito con qualche critica e tanti simpatizzanti per la trovata di Bacchiddu che si sono ‘denudati’ per sostenerne l’idea.

Vignetta da Dagospia

Vignetta da Dagospia

Ciao. E’ iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate L’Altra Europa con Tsipras”, sono state le parole ‘postate’ da Bacchiddu. A corredo, una foto della responsabile comunicazione di spalle e in bikini, su una barca. Poche ore dopo, ecco che la stessa Bacchiddu conferma, su Facebook, che se da un lato la sua trovata ha incassato una serie di consensi, dall’altro, a qualcuno non è piaciuta. “Alle leonesse che non conosco e che mi inviano messaggi d’ingiuria privatamente, vorrei dire che se volete commentare pubblicamente potete farlo. Ironia, questa sconosciuta“, ha scritto.

E il dibattito, sul web, si è acceso, tanto che la femminista ‘Eretica’ ha lanciato una vera e propria campagna, “Ce lo chiede l’Europa” come gesto di solidarietà a Bacchiddu. E diversi sono stati i selfie di uomini e donne seminudi per dimostrare semplicemente un concetto: “Il corpo è mio e ci faccio quello che voglio io”. Campagna segnalata dalla stessa responsabile comunicazione, che ha incassato il plauso anche del collega Francesco Nicodemo, capo della comunicazione del Pd: “Viva Paola, viva la bellezza. Io sto bene vestito solo da palombaro“. Resta da vedere se la ‘nuova’ strategia servirà anche a raggiungere il 4%.  (ANSA)

Provocazione Lista Tsipras, in bikini per Europee

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“Ho un po’ seguito, per amicizia e vicinanza politica, il lavoro che Paola Bacchiddu ha fatto da metà febbraio a oggi come capo della comunicazione della lista Tsipras.

E ho quindi vissuto giorno per giorno, nelle sue telefonate e nei suoi messaggi, le difficoltà enormi all’interno delle quali si è mossa per tentare di raggiungere i suoi obiettivi: primo, far sapere che esisteva questa lista; secondo, comunicare almeno i suoi due o tre punti programmatici fondamentali; terzo, cercare di far capire che le intenzioni con cui questa lista è nata non sono quelle di rieditare per l’ennesima volta un’ammucchiata della sinistra radicale, ma si sta tentando di fare una cosa nuova e diversa anche come approccio mentale e, sì, anche un po’ generazionale.

Paola e il suo piccolo team, sostanzialmente, finora non ce l’hanno fatta a raggiungere nessuno dei tre obiettivi, pur lottando ogni giorno come leoni.

Per tanti motivi: un po’ che in questo provinciale Paese non si è ancora capito che il voto per l’Europa conta per le nostre vite almeno quanto quello nazionale, quindi la campagna elettorale si è ridotta a un derby tra Grillo e Renzi, con l’aggiunta in questi giorni di Berlusconi; un po’ perché i media sono sostanzialmente omologati su Renzi, a parte quelli berlusconiani e pochissimi altri; un po’ perché la lista Tsipras è cosa nuova e ogni forza politica ha bisogno di tempo per affermarsi se non ha un patrimonio economico al quale attingere (e loro non fanno fatica pure ad affittarsi uno streaming); un po’ perché all’interno della stessa lista non mancano le veteroresistenze, i tic di sempre, quei cascami subculturali secondo i quali la comunicazione è il diavolo, tipo “noi siamo nel giusto e abbiamo ragione, non serve che siano gli elettori a darcela”.

Così ho assistito allo sbattere quotidiano del cranio contro un muro, da parte di Paola e dei suoi: e i ricorsi all’Agcom, e le richieste di rettifica alle tivù perché nei sondaggi mettevano il dato di Sel anziché quello della lista Tsipras, e le lettere ai conduttori dei talk show perché nei confronti in tivù ci fosse anche uno dei loro, e le mail ai direttori dei giornali perché almeno nei pastoni fosse data notizia dell’esistenza della lista – senza dire delle mille idee creative per far parlare di sé a basso budget, dai video ironici ai flash mob in Galleria a Milano.

Niente: non ne cavavano manco un colonnino, una citazione, una fotonotizia. Neppure quando Tsipras è venuto in Italia. Neppure quando sono riusciti a fare il piccolo miracolo (unica lista tra tutte quelle che si presentano) di mettere insieme le 300 mila firme necessarie per presentarsi, grazie allo sbattimento gratuito di centinaia di volontari.

Venerdì scorso, esasperata, Paola mi fa: basta, in questo Paese e con questo sistema mediatico, l’unico modo per finire sui giornali è mostrare le tette o il culo. Di tette sono scarsa, domani mostro il culo.

Pensavo che scherzasse.

Invece l’ha fatto.

Un’innocentissima foto delle vacanze, s’intende, ma l’ha fatto.

Ha fatto bene? Ha fatto male?

Non so, decidete voi. Purché sia chiaro il contesto.

Purché sia chiaro cioè che la sua è stata una consapevole, deliberata e incazzata decisione: determinata dall’esasperazione di non vedere alcun frutto del lavoro faticosissimo che stava facendo, andando a sbattere ogni giorno contro il muro di silenzio dei media.

E purché si veda quel ch’è successo dopo, e cioè che con una foto delle vacanze – una banalissima foto delle vacanze – Paola è riuscita a ottenere molto più spazio di quanto aveva conquistato pubblicando centinaia di notizie, analisi, video, infografiche e interviste sull’austerità, sul fiscal compact, sull’aumento della forbice sociale, sul programma della lista Tsipras e sulle idee di Barbara Spinelli.

Nei media italiani, ancora nel 2014 e dopo tutto quello che si è detto e fatto per andare un po’ avanti, continua a essere infinitamente più potente un culo.

Forse, viene da dire, perché sono i media a essere fatti col medesimo”.

Alessandro Gilioli, blog “Piovono rane” (L’Espresso)

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Addirittura c'è chi, sempre su Facebook, qualche giorno fa ha criticato l'invidiabile scollatura della candidata Pd a Modena Morini

Addirittura c’è chi, sempre su Facebook, qualche giorno fa ha criticato l’invidiabile scollatura della candidata Pd a Modena Morini

Insopportabile. Il tono maternalista delle “adulte” che dopo le “leggerezze” delle bimbe arrivano a spiegarci che il femminismo, quello vero, bisognerebbe farlo a modo loro. Insopportabile il tono da confessionale usato nei confronti di Paola Bacchiddu rea si di aver trasgredito il sacro ordine costituito del movimento in difesa dei corpi e della dignità delle donne, pur se assolvibile perché, appunto, avrebbe compiuto una “leggerezza”, dunque per incapacità di intendere e volere. Insopportabile che si rimuova un conflitto che è politico, dato da una precisa differenza di impostazione e da punti di vista diametralmente opposti nella maniera di sentire il femminismo, e che non si faccia merito all’altra di aver agito in modo bello, brutto, comunque autodeterminato.

Insopportabile che si ricordi come per fare bene bisogna pensare in ogni caso al bene del branco e come bisogna sempre fare attenzione a non farsi dis-unire prestando il fianco al patriarcato. Ed è questo argomento tanto caro al ceto borghese e moralista, lo stesso delle quote rosa che proclama l’unità tra donne in quanto aventi fica e non per affinità ideale, di programmi, per punti di contatto. Così facendo si è data legittimità a quelle che tenevano attaccate le precarie ad acconsentire acriticamente alle gesta delle ricche, le antirazziste a sorbirsi le razziste, le autodeterminate a sorbirsi le antiabortiste, le antifasciste a sorbirsi le fasciste e così via.

Il candidato Pd a Reggio Capelli ama farsi fotografare in compagnia di belle donne, e l'altro giorno ha postato su Facebook un suo scatto (da lui richiesto) in compagnia della candidata del M5S Silvia

Il candidato Pd a Reggio Capelli, invece, va orgoglioso di farsi fotografare in compagnia di belle donne, e l’altro giorno ha postato su Facebook un suo scatto (da lui richiesto) in compagnia della candidata del M5S Incerti

Insopportabile che il sermone arrivi da un contesto in cui si parla di realizzazione di reti e azioni collettive ma che in generale ha, culturalmente e politicamente, un seguito che concorda con una tesi piovuta dall’alto che non può essere messa assolutamente in discussione. Non si può fare perché altrimenti sei con il patriarcato, ti tolgono il patentino femminista, non saresti neppure tanto donna a pensarci bene, chissà che razza di bestia sei.

A me pare oltremodo assurdo che nel 2014 sia necessario ragionare per giorni di un culo, sul significato simbolico dello stesso, e che si parli di uso del corpo come se fosse un linguaggio universale. Qui da noi è caricato di simboli negativi, come se la lotta per la liberazione dei corpinon fosse mai avvenuta, e piuttosto che sgravare di stigmi la questione la rinforziamo per fedeltà al partito, al dogma femminista moralista, a tutta una serie di cose che non c’entrano affatto con la elaborazione collettiva.

Si è semplicemente scelto che solo le donne di destra possono mostrare il culo pur definendole tutte schiave del patriarcato, mai autodeterminate, e quelle di sinistra, essendo invece molto libere, non hanno culo e tette ma dovranno mostrare solo cervello che è ovviamente scisso da resto del corpo. Se mostri un culo non hai più cervello e se mostri cervello devi evitare di mostrare il culo. Questa è la sintesi. Il culo è di destra, dice la mia amica Claudia, e allora riappropriarsene è reato.

Ma d’altro canto io devo ricordare che giusto chi in questi giorni solleva il ciglio indignato contro il culo di Bacchiddu plaudiva alle iniziativa della Yamamay o di altri marchi quando usavano come brand il tema della violenza sulle donne per vendere mutande o altri prodotti, ovvero non hanno emesso alcun suono o non ci hanno degnate, dall’alto del loro pulpito, di un parere proprio nel momento in cui il brand donna veniva usato per mirare ad un altro elettorato che è quello familista, antiabortista, omofobo.

Nessuna indignazione per quelle che, perfettamente vestite, parlano di figli e famiglia e inneggiano al tricolore, come se quello non fosse un modello femminile, utile alla patria e al patriarcato, spendibile in termini elettorali e da mercificare, perché, per l’appunto, qui il problema è il culo. Il problema è che dietro tanta discussione femminista c’è tanto di quel moralismo da seppellirci tutte e, ancora, il problema è che è bastato un culo e l’indignazione militante, dura e pura, sinistrorsa a ringalluzzire le varie senonoraquandiste sempre lì a raccontare come e perché dobbiamo coprire il nostro corpo.

Questo penso, senza nulla togliere alle critiche di quelle che con tali argomenti non c’entrano nulla, perché chiariamolo: ci sono compagne che si spogliano per le slut walk, che fanno porno, che si spogliano in senso militante alle quali questa cosa non è piaciuta. Non condivido, ma rispetto il loro punto di vista. Poi ci sono quelle che seppellirebbero di moralismo anche le amiche delle slut walk, le pornoterroriste, le pornofemministe, quelle che usano il corpo in senso politico e militante e che oggi gettano cemento per seppellire un culo, domani seppelliranno anche tutte noi/voi.

In ogni caso, credetemi, tanta discussione sul tema dell’uso consapevole dei corpi serviva. Togliersi un po’ di ragnatele di dosso fa bene, a volte, in special modo ora che è prossima l’estate. Buon bikini a tutte, buon bagno e buona vita.

(Eretica, blog del fattoquotidiano.it)

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Paola Bacchiddu? Non ha mica un sedere brutto, io l’ho visto. Ha un bel sedere. Parliamo del suo sedere, dai. Casca a fagiolo”. Così Vittorio Feltri commenta la discussa iniziativa del capo-comunicazione della lista Tsipras, Paola Bacchiddu, che ha pubblicato su Facebook una sua foto in bikini. Ospite di “Tango”, il talk show di approfondimento condotto da Ilaria D’Amico e Giuseppe Cruciani su Sky Tg24, l’ex direttore de ‘Il Giornale’ spiega: “Meglio parlare del sedere della Bacchiddu, perché non mi sembra che sull’Europa altri argomenti siano più importanti. Non si parla di Europa, né di come realizzarla, non si sa niente. Si parla solo della Merkel e non di cosa si vuole fare di questo scatolone vuoto che è l’UE. E quindi forse il sedere è qualcosa di appassionante in una discussione anche televisiva”.

(Il Fatto Quotidiano)

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