La lettera che scotta: due consiglieri ricevuti dal prefetto De Miro

di Pierluigi Ghiggini

23/5/2014 – I consiglieri comunali uscenti Giacomo Giovannini di Progetto Reggio e Matteo Olivieri dei Cinquestelle hanno compiuto il loro ultimo atto istituzionale ieri mattina con una visita al prefetto Antonella De Miro.

Alla De Miro hanno esternato le loro preoccupazioni per la famosa lettera “che scotta”, recapitata a giornali e politici, nella quale sono riportate notizie, in parte note e in parte da verificare – come ha affermato il procuratore della repubblica Giorgio Grandinetti – sia sul poliziotto che dalla Questura fece la famosa telefonata alla comunità albanese “sconsigliando” di intervenire nelle primarie Pd a favore dell’ex assessore Franco Corradini, sia su presunte parentele acquisite del candidato sindaco Luca Vecchi. Lettera su cui la Procura ha avviato un’indagine.

“Abbiamo chiesto un incontro col Prefetto – hanno spiegato i consiglieri in una conferenza stampa – perché entrambi abbiamo ricevuto la lettera, che non è anonima e non contiene minacce – preoccupati per il metodo ma anche per i contenuti, in quanto si parla di parentele con relazioni nella criminalità”.

Ha aggiunto Giovannini, il primo a portare il documento ai Carabinieri: «Io non credo a una parola di quello che c’è scritto, e Vecchi ha fatto bene a presentare una denuncia: bisogna fare chiarezza non solo sul mittente e sulle motivazioni che lo hanno spinto a scrivere, ma anche sui contenuti. Un altro aspetto della vicenda riguarda le parole pronunciate dal vicesindaco da un lato, e dal procuratore della Repubblica Grandinetti dall’altro. Parole come macigni. Il Procuratore ha parlato di “fatti noti” e di “alcuni da verificare”. Ha detto che la lettera può avere valore per la politica e che le sue finalità “possono esser anche legittime”. Lo stesso avvocato Romano Corsi, legale di Luca Vecchi, ha detto che nella lettera “ci sono inesattezze”.

All’opposto il vicesindaco Ferrari ha scritto che la diffusione del documento va ricondotta a “ambienti della malavita”. Una reazione spropositata: se Ferrari sa qualcosa è sua dovere andare a riferire in Procura”.
Giovannini ha puntato il dito sul Pd “che ha il dovere di garantire la chiarezza, visto che hanno in casa la vicenda della villa comprata da Roberto Ferrari. La città – ha aggiunto – non ha bisogno di persone inconsapevoli su questioni di tale portata».

Dal canto suo Olivieri ha riferito di aver insistito col Prefetto proprio sulle parole di Ugo Ferrari: «Non si può pronunciare la parola malavita con tanta disinvoltura. Se sa qualcosa che noi non sappiamo, vada a denunciarlo».
I due consiglieri, infine, hanno espresso il loro riconoscimento alla De Miro per la svolta determinante impressa al contrasto delle infiltrazioni mafiose e di conseguenza alla conquista di una maggiore consapevolezza nella politica e nella società civile reggiana.

Antonella De Miro, hanno riferito i due consiglieri, ha a sua volta valutato positivamente la reazione prudente ed equilibrata delle forze politiche con la solidarietà espressa a Vecchi di fronte alle “suggestioni” proposte dal “corvo”. E ha chiarito che sulla vicenda indaga la Procura della Repubblica.

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