Il Pinguino senza frac di Silvio D’Arzo, illustrato d Elisa Pellacani, stasera alla Biblioteca delle Arti

21/5/2014 – Dopo la presentazione in anteprima al Salone del libro di Torino dall’8 al 12 maggio, il “Pinguino senza frac” di Silvio D’Arzo, illustrato da Elisa Pellacani, verrà proposto per la prima volta al pubblico di appassionati ed estimatori reggiani questa sera 21 maggio, alle ore 18 nella  Biblioteca delle Arti (Piazza della Vittoria, 5), presenti i critici Giulio Iacoli e Livio Sossi ed Elisa Pellacani.

L’iniziativa rientra nel programma “Reggiani, per esempio” ed è inserita nel “maggio dei libri” di MiBAC. Dell’opera darziana, dedicata a Luciano Serra, è prevista un’edizione in lingua catalana che sarà presentata in ottobre a Barcellona a cura del locale Istituto Italiano di Cultura.

La pubblicazione prosegue il cammino di divulgazione e approfondimento della poetica darziana avviato tre anni or sono dall’Associazione “Per D’Arzo”. 
Definito “Il più bel libro “per ragazzi” dopo Pinocchio”, il racconto  per adulti e bambini, scritto da Silvio D’Arzo, pseudonimo più noto dello scrittore reggiano Ezio Comparoni, è una grande lezione di vita di un autore attento a sondare le più sottili sfumature della diversità, a mostrare la ricchezza del sentirsi altri.
Si narra la storia di Limpo, un pinguino piccolo, bianco, povero e senza frac. Per questo motivo il piccolo si allontana da mamma e papà avventurandosi nell’immenso Nord, alla ricerca della risposta a un’unica domanda: perché lui non ha il frac? Quasi folle nella sua solitudine e diversità, ormai stanco di rivolgere insistenti perché?  lasciati senza risposta, fa ritorno a casa. La tristezza si trasforma in sorpresa quando il piccolo si accorge di indossare il più elegante che pinguino abbia mai visto, segno del raggiungimento di una conoscenza fatta di esperienza e di coraggio; Limpo senza frac è diventato “Limpopo, diplomato in Tutto e altre cose”.

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Silvio D’Arzo nasce nel 1920 a Reggio Emilia, dove morirà prematuramente nel 1952. Figlio naturale vivrà sempre con la madre in modeste condizioni economiche. Quindicenne stampa un volume di versi e uno di racconti; è del ’42 la pubblicazione dell’unico volume, lui vivente: il romanzo All’insegna del Buon Corsiero. Laureatosi in lettere nella Bologna di Longhi e Calcaterra, divide il suo tempo tra l’insegnamento e la scrittura. Poesie e storie per ragazzi, che giungeranno al pubblico solo dopo la sua morte, sono l’esito di un incessante lavoro sulla pagina ispirato ad una idea assoluta di letteratura. “Lettore di provincia”, ama gli scrittori inglesi e americani a cui dedica saggi – preziosi i contributi su  Stevenson, Conrad e James – apparsi in riviste come “Il Ponte”, “Palatina” e “Paragone”. Ha vissuto una alterna fortuna critica,  ma D’Arzo è stato un autore di culto per lettori d’eccezione, da Montale a Bertolucci, da Pasolini a Tondelli.

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