Delitto Rombaldi, sentenza fra un mese. No a nuovo esame balistico: punto a favore della difesa

12/5/2014 – La superperizia sui proiettili che uccisero il dottor Carlo Rombaldi e sulla pistola già appartenuta all’ex vigile Pietro Fontanesi è sufficiente, e non è necessario far ricorso a un nuovo sistema, l’Ibis 3 d, per comparazioni balistiche. La richiesta del pm Maria Pia Pantani è stata così rigettata, ed è evidentemente un punto importante a favore delle tesi della difesa sull’innocenza di Rombaldi.

Il motivo è semplice, e sta in quello che nella precedente udienza aveva sottolineato uno dei tecnici incaricati dal tribunale, Claudio Gentile: il lavoro del perito balistico è di tipo artigianale, alla fine è l’uomo che valuta se c’è corrispondenza o meno tra le tracce rilevate sui proiettili recuperati sul luogo del delitto e su quelli esplosi per prova dalla rivoltella che si ritiene sia stata usata in questo delitto.

La superperizia, illustrata nell’udienza precedente, aveva concluso che non c’è nessun elemento per dire che il dottor Rombaldi sia stato ucciso da proiettili usciti dalla Smith & Wesson all’epoca era in possesso di Pietro Fontanesi. Quest’arma, poi venduta dall’ex vigile, era rispuntata ad anni di distanza, un ritardo dovuto alla non immediata registrazione in questura del cambio di residenza di Fontanesi, che si era trasferito da Cadelbosco a Reggio.

Quell’arma, quindi, non figurava trovarsi in via Fabio Filzi, dove Fontanesi e Rombaldi abitavano quando avvenne il delitto, l’8 maggio del 1992. Il revolver risultava ancora a Cadelbosco, e la sua presenza in loco non venne considerata nelle indagini. Spuntò fuori quando Fontanesi decise di venderlo.

La prima perizia effettuata a Roma della polizia, aveva concluso che i colpi che avevano ucciso il medico reggiano erano stati sparati con quella Smith and Wesson. Una valutazione che è stata contestata dai consulenti della difesa, che è sostenuta dagli avvocati Giancarlo e Giovanni Tarquini, una contestazione sostanzialmente fatta propria poi dalla superperizia effettuata da Claudio Gentile, Gianfranco Gucci e Martino Farneti.

Oggi, davanti ai giudici della Corte d’Assise presieduti da Francesco Caruso, e dopo che il pm Maria Rita Pantani aveva richiesto il ricorso al nuovo sistema dell’Ibis, in aula si è svolta una piccola battaglia su questa perizia. In particolare, il pm ha voluto spiegazioni sul concetto di casualità, un concetto al quale i periti hanno fatto ricorso per spiegare alcune tracce constate sui proiettili che l’accusa ritiene significative e loro invece no.

La valutazione dei periti può essere così sintetizzata: su tutti i proiettili sparati per prova con la Smith and Wesson sequestrata si trovano le stesse tracce significative, su quelli che uccisero il medico non ci sono queste tracce. Ci sono coincidenze, ma sono insufficienti. E hanno ribadito che l’esame dell’interno della canna non ha rilevato tracce di manomissioni brutali, che avrebbero potuto spiegare le discordanze. Per quanto riguarda l’Ibis 3 d, hanno spiegato che il suo ruolo, ed anche la sua utilità, consiste nella sua capacità di mettere insieme una banca dati notevolissima delle tracce rinvenute su proiettili esplosi da armi sospette, in modo di poter fare un rapido con quelle riscontrate sui proiettili provenienti da un delitto.

La macchina fa un confronto automatico, indicando all’operatore una lista, decrescente per quanto riguarda le similitudini, delle armi da valutare. Ma a quel punto la parola passa all’uomo, alla (almeno per il momento) sua insuperata capacità di valutare i dati. Ibis, di ottimo, ha il livello di indagine sul proiettile: un microscopio fotografa, con luce a frequenza diversa, e suddividendo in microscopici “anelli” la superficie cilindrica del proiettile. Questi vengono poi “svolti” e messi in linea, accumulando così una sfilza di dati digitali che descrivono lo stato della superficie del proiettile in tre dimensioni.

Questi dati vengono poi confrontati con quelli, in memoria, di altri proiettili di prova. La macchina presenta quelli che sono più o meno analoghi all’operatore, ma non va oltre. L’interpretazione corretta è cosa umana, anche tenendo presente, lo sottolineava Gentile, che questa valutazione non si basa su di una scienza esatta. Le prossime udienze del processo sono fissate, per discussione e probabile sentenza, per il 10 e l’11 giugno. (p.l.g.)

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