Appalti e tangenti: inchiesta bomba sul Policlinico di Modena. Denaro confiscato e perquisizioni in 16 province

28/5/2014 – Dalle prime ore della mattinata, 70 carabinieri del NAS con il supporto dei colleghi dell’Arma territoriale stanno dando esecuzione in 16 province di 8 Regioni a misure cautelari reali (sequestri) relative a conti correnti e a dieci decreti di perquisizione domiciliare, emessi dalla Procura modenese. Numerosi gli  indagati, ai quali sono stati confiscati 1,5 milioni di euro.

L’esecuzione d’urgenza di tali atti rientra in una più ampia e non ancora conclusa indagine condotta dal NAS Carabinieri di Parma e coordinata dalla Procura della Repubblica di Modena che ha portato a smascherare un collaudato sistema di tangenti per l’acquisto di strumentazioni mediche e per l’affidamento di lavori al Policlinico di Modena.

In particolare, secondo gli investigatori, i pubblici amministratori procedevano, attraverso appalti pilotati, all’aggiudicazione di lavori e forniture di strumentazioni mediche con la procedura dell’individuazione diretta della ditta senza rispetto dei principi della libera concorrenza e della scelta del contraente in violazione delle norme del Codice degli Appalti.

Tra gli indagati anche l’ex Direttore Generale del Policlinico, suoi stretti collaboratori e professionisti, responsabili a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, riciclaggio.

Gli accertamenti si sono concentrati sulle procedure adottate per l’affidamento di alcuni appalti al Policlinico di Modena a far data dal 2007 in avanti.

Due i settori di attività pubblica in cui si estrinsecavano atti illegittimi e coscientemente diretti a procurare indebitamente vantaggi patrimoniali nei rapporti con i privati:

– appalti con grandi gruppi imprenditoriali del ramo edile e servizi, consorzi di imprese aggiudicatari di commesse anche pluriennali ed anche di ingente valore per conto del Policlinico di Modena, nonché imprese designate per l’esecuzione delle opere appaltate,

– appalti di forniture e servizi più specificamente attinenti alle attività di assistenza della struttura ospedaliera e, quindi, a contratti intercorsi con soggetti privati del ramo biomedicale.

L’indagine ha posto in luce un sistema di dazioni di denaro complesso e macchinosamente strutturato. I pagamenti non avvenivano mai in modo diretto ed immediato dal privato al pubblico ufficiale, ma seguivano un percorso più tortuoso che, quantomeno nelle prime fasi, ostentava una parvenza di legittimità. Gli esborsi delle imprese private corruttrici, infatti, consistevano in accrediti su conti correnti che facevano capo a enti in vario modo collegati ad alcuni dei principali indagati e avevano come oggetto sociale l’organizzazione di servizi volti alla divulgazione e promozione scientifica. Le rimesse di denaro si giustificavano apparentemente come corrispettivi per l’organizzazione di convegni o per sponsorizzazione ad enti no profit o provider in servizi strumentali ad attività scientifiche e di ricerca.

Il sistema ha evidenziato anche il ricorso al riciclaggio dei proventi illeciti attraverso la collusione di enti e società.  In tale contesto, infatti, operavano tre società – oggetto di provvedimento di perquisizione – riconducibili ai principali indagati su i cui conti correnti veniva fatto transitare il denaro frutto della tangente che successivamente veniva – attraverso false fatturazioni – trasferito sul conto corrente di un poliambulatorio di proprietà della consorte di uno degli indagati.

Sono in corso sequestri preventivi, ai fini della confisca, di circa 1.500.000,00  euro sui conti correnti bancari riferibili a indagati e società collegate. Gli atti eseguiti saranno,ora, sottoposti al vaglio dell’Ufficio GIP del Tribunale di Modena.

L’assessore regionale Lusenti: “Ci tuteleremo, siamo parte lesa”

28/5/2014 L’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Modena, in merito a presunti reati commessi a danno del Policlinico della città, è oggetto di un commento di Carlo Lusenti, assessore regionale alle Politiche per la salute.

“Da parte nostra – premette l’assessore Lusenti – forniremo  la massima collaborazione alle Autorità inquirenti, in modo tale da far emergere al più presto eventuali responsabilità individuali, a tutela del buon nome che il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna ha saputo conquistarsi nel tempo”.

“I fatti che vengono contestati dalla Procura di Modena, riferiti alla precedente gestione – aggiunge l’assessore – prefigurano, qualora venissero accertati, responsabilità gravi e fortemente lesive per l’immagine di integrità dell’intero sistema sanitario regionale”.

“E’ evidente che in questa vicenda – conclude Lusenti – la Regione Emilia-Romagna e l’intero Servizio sanitario regionale sono parte lesa, ed in quanto tale ci tuteleremo in ogni sede, nel rispetto delle tante persone che lavorano onestamente nelle nostre strutture sanitarie e della qualità dell’assistenza che ci viene universalmente riconosciuta”.

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