A Reggiolo la “fabbrica” del riciclaggio. Montagna di refurtiva in un’officina gestita da due fratelli

16/5/2014 – Automobili, motocicli, scooter, 2.000 litri di gasolio, muletti, pneumatici, elettrodomestici e una serie infinita di attrezzi e apparecchiature meccaniche, in buona parte provento di furto tra l’Emilia Romagna e la Toscana, per un valore di oltre 100.000 euro, sono stati rinvenuti all’interno di un’azienda di soccorso stradale gestita da due insospettabili fratelli arrestati dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Guastalla che hanno sequestrato il capannone aziendale ubicato nel comune di Reggiolo.

I Carabinieri del Nucleo Operativo di Guastalla hanno arrestato un 23enne e il fratello 20enne entrambi nativi di Carpi e residenti a San Martino in Rio.

Una parte della refurtiva scoperta nel capannone di Reggiolo

Una parte della refurtiva scoperta nel capannone

L’origine dei fatti l’altra notte poco dopo le 4,00, quando la presenza di un’Audi modello A4 SW parcheggiata nella zona industriale Ranero di Reggiolo insospettiva una pattuglia dei Carabinieri che a seguito dei controlli accertava trattarsi di un’autovettura rubata lo scorso 17 aprile da una concessionaria di Campagnola Emilia.

L’auto sebbene chiusa a chiave aveva ancora il motore caldo segno che era stata appena parcheggiata. Nel contesto i Carabinieri sentivano provenire da un vicino capannone, risultato poi essere la sede di una ditta di soccorso stradale, forti rumori ricondotti allo spostamento di materiale. Con l’ausilio dei militari del Nucleo Operativo di Guastalla giunti sul posto veniva eseguito un servizio di osservazione: dopo mezz’ora i due fratelli sono stati visti uscire dal capannone e fermati dai militari.

I due, risultati proprietari dell’azienda, giustificavano la loro presenza asserendo essersi recati a svolgere dei lavori. La circostanza non convinceva i Carabinieri che quindi controllavano l’interno del capannone riscontrando la presenza di un ingente quantitativo di legname parzialmente scaricato da un camion Iveco risultato rubato poco prima a Modella, in provincia di Modena. I due fratelli venivano quindi arrestati con l’accusa di furto aggravato.

Accusa che potrebbe presto aggravarsi e mettere ulteriormente nei guai i due fratelli: nella loro azienda, ora sequestrata, i Carabinieri trovavano una serie infinita di beni e materiali che i primi accertamenti li stanno riconducendo a furti consumati tra l’Emilia Romagna e la Toscana. Il sospetto e che i due fratelli siano l’anello di una catena riconducibile a un sodalizio criminale di più ampia portata, che si spera le indagini dei Carabinieri possano presto svelare. A confermarlo il “patrimonio” delittuoso rinvenuto nell’azienda, stimato in oltre 100.000 euro.

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