Noto portinaio indebitato cade nel trappolone. Estorce 200 mila euro, ma la polizia lo prende con la mani nel sacco

la confrenza stamp della Polizia sull'arresto di Gianni Quadrio, portinaio nell'isolato San Rocco

La conferenza stampa della Polizia sull’arresto di Gianni Quadrio, portinaio nell’isolato San Rocco

11/4/2014 Ieri sera la polizia ha arrestato Gianni Quadrio, 62 anni, portinaio di un palazzo davanti al teatro Valli, con l’accusa del tentativo di estorsione di ben 200 mila euro a una coppia di anziani e facoltosi commercianti che abitano nel palazzo del centro storico di cui è custode da oltre 20 anni.

Gli anziani tuttavia hanno denunciato l’estorsione, e la polizia ha potuto organizzare una trappola in grande stile in piazza della Vittoria. Gli agenti hanno trovato nell’alloggio di Quadrio la borsa-civetta con le fotocopie colorate delle banconote preparate per l’occasione. L’uomo non ha potuto negare ed ha confessato prima di essere trasferito in carcere.

La vicenda, illustrata questa mattina in Questura nel corso di una conferenza stampa, e raccontata da Otello Incerti su 4minuti.it, ha dell’incredibile. Quadrio, in sostanza, ha scritto al computer una lettera con cui, spacciandosi per un’organizzazione criminosa, ha chiesto 200 mila euro per non rivelare presunte malefatte dei due anziani coniugi.

Ecco alcuni stralci: ” E’ ora che paghi tutte gli sporchi affari, azioni senza scrupoli e le porcate che hai combinato nella vita e di scheletri nell’armadio ne ha tanti, vero? E pagherai non perché vogliamo aprire le porte di quell’armadio, ma perché se non lo farai ce la prenderemo con il povero (…). Se vuoi che non gli succeda nulla di brutto vogliamo duecentomila euro”. Seguivano le istruzioni: i soldi dovevano essere puliti, non rintracciabili, non segnati e “non copiati”.

“Li darai al tuo portinaio – scriveva il portinaio stesso, alle 11 di giovedì 10 aprile, dicendogli che entro sera passerà uno dei tuoi addetti a ritirarla”. Poi altre minacce: “Non ti azzardare a pensare di non pagare o peggio ancora di volere fregare, magari cercando aiuto nelle tue altolocate amicizie. Non ti conviene, perché se provi soltanto a combinare qualcosa per impedirci di prelevare e poi di usare i soldi, o se proverai inutilmente a farci prendere, ti assicuro che firmerai una condanna a morte”.

TRAPPOLA IN PIAZZA DELLA VITTORIA 
Il destinatario della lettera, dopo aver parlato con la moglie, ha deciso di denunciare in Questura la minacciosa estorsione e, con il pm Giacomo Forte, è stata organizzata la trappola. Intanto sono state fotocopiate delle banconote da cinquanta, cento, duecento e 500 euro, come richiedeva lo sconosciuto, e se ne sono fatti alcuni mazzetti, nei quali solo le prime e le ultime banconote erano vere. Poi tutto, come richiesto, è stato messo in una borsa da ginnastica, bloccata con un lucchetto.

Ieri mattina, come convenuto, la moglie del commerciante ha lasciato la borsa al portinaio, e poi è uscita. Il palazzo custodito da Quadrio, in piazza della Vittoria, intanto, dalle 8 della mattina, era stato circondato da una decina di uomini della squadra mobile, comandanti dall’ispettore Martini: tutti in borghese, alcuni in bicicletta, altri con tute da lavoro. Fino alle 18, l’ora del rientro a casa della commerciante, hanno discretamente sorvegliato le entrate del palazzo, filmando chi entrava e chi usciva.

Quadrio, nella sua missiva, si era inventato anche un uomo con i baffi che avrebbe preso in consegna la borsa, nella stessa mattinata. Invece di baffi neanche l’ombra. E’ bastata una perquisizione per trovare in casa del portinaio la borsa con le fotocopie delle banconote. A Quadrio non è rimasto che confessare, spiegando di aver agito così perché ha grossi debiti. Domani, assistito dall’avvocato Alessio Fornaciari, comparirà davanti al giudice per la convalida. Le armi che il portinaio deteneva legalmente, a difesa del palazzo e dei suoi abitanti, gli sono state sequestrate.

Il capo della mobile, Domenico De Iesu, ha sottolineato la necessità, per chi è vittima di minacce ed estorsioni, di raccontare tutto subito alla polizia. La soluzione di questo caso dimostra che è la strada giusta.

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