Smantellata la sede della Cosepuri, i soci continuano l’occupazione. “Legacoop,
e chi l’ha vista?”

7/4/2014 Perchè Reggio lascia soli i soci di Cosepuri, ai quali dall’oggi al domani è stata chiusa la sede via mail, con il licenziamento dei due dipendenti? Se lo chiedono soci e artigiani, che combattono per il loro futuro e ai quali non è piaciuta per niente la sortita del presidente della cooperativa  Cosepuri di Bologna, Gino Onofri che in un comunicato, senza aprire alcun spiraglio, ha apostrofato i soci medesimi: “Qual è il vostro vero obiettivo?”.

Da una settimana la sede alle porte di Mancasale è occupata, e anche in questo fine settimana sono rimasti di notte negli uffici. Il momento è drammatico perchè, comunicano i soci, venerdì il presidente Onofri è arrivato da Bologna e ha portato via i computer. La sede reggiana di fatto è smantellata. Solo un anno fa la Cosepuri aveva assorbito il ramo bus di Transcoop. Una un pezzo importante dell’autotrasporto reggiano non esiste più.

“I soci Cosepuri proseguono nella loro protesta, ignorati da tutti. Anche questo fine settimana hanno dormito in quella che era la loro sede”. Lo ha confermato l’avvocato Silvia Piccinini, legale dei soci ex Transcoop Bus.  Venerdì il presidente bolognese di Cosepuri si è recato in loco e con un incaricato si è portato via tutte le attrezzature informatiche, quali server e computer. La sede quindi è definitivamente smantellata. La Legacoop non si è fatta neppure sentire con i soci”.

Ecco di seguito una nota inviata dai soci

Si è davvero varcata la soglia al di là della quale tutto è lecito e di nulla ci si deve stupire.   O almeno così vorrebbero alcuni.

Fate conto che tornate a casa la sera e vi hanno cambiato la serratura.

A cose fatte, vi scrivono che il cibo non lo preparate più voi, ma vi verrà servito in mensa.

Idem gli altri servizi e che i vostri amici già sono stati messi al corrente che vi devono scrivere al fermo posta.

Immaginate se gli amici sono i clienti e se il cibo è ciò di cui sostentate le vostre famiglie e quelle dei vostri dipendenti.  Immaginate se quella casa l’avete costruita con anni di sacrifici e se chi ha cambiato la serratura e ne dispone non vi dice neppure il perché ed il percome non vi ha permesso neppure di svuotare i cassetti.

Lavoro, famiglie, reputazione, su cui qualcuno decide per voi.

I soci di Cosepuri che da decenni operano stabilmente in loco, apprendono per mail che la loro sede è stata chiusa e che sono gli ultimi ad essere avvertiti.

Apprendono anche che la mattina i loro dipendenti sono stati licenziati in tronco e che non hanno neppure più il telefono.

Quel che si dice un blitz (preceduto da accessi notturni).

Una mattina gli emissari del consiglio di amministrazione della propria cooperativa vengono, staccano le spine della corrente (non in senso figurato, ma realmente sotto gli occhi allibiti dei presenti), fanno imbiancare l’insegna sull’immobile, di modo che non si veda più, licenziano i dipendenti e preannunciano che il giorno seguente anche il telefono sarebbe stato dirottato ad un risponditore automatico e “tanti saluti”.

Tutto ciò senza neppure avvertire, anzi.   La mail Cosepuri del 31.3 allega una lettera retrodatata.

Ciò detto, ma cosa avranno mai da lagnarsi i soci Cosepuri, chiede sui giornali il loro presidente.

Qualcuno vuole rispondere ?

In questa epoca in cui tutto pare ridursi a dei tweet o a dei blog non vorremmo che il caso soci Transcoop Bus fosse l’ennesima rubrica dei curiosi. Il fatto è serio e pone interrogativi che vanno ben oltre ciò che appare.

Le regole societarie ed ancor più cooperative imponevano che i soci Cosepuri (ex Transcoop Bus) fossero messi a parte per tempo di criticità aziendali riferibili ai settori nei quali operano o al territorio reggiano, se di questo si tratta, vieppiù se dette non meglio precisate criticità sono solo oggi invocate dal consiglio di amministrazione di Cosepuri quale motivo di una decisione drammatica, quale è quella della chiusura  di una sede ultra decennale.

Così non è stato.  Cosepuri snobba i soci e -a sede chiusa- sceglie i quotidiani per parlare di imprecisatescelte gestionali, assetti funzionali e tecnologici che vogliono dire tutto e nulla.

Le stesse regole e quelle di democraticità interna, oltre ai principi basilari di correttezza e buona fede, avrebbero imposto che dette non meglio precisate criticità fossero discusse per tempo con i soci che nel territorio operano e che hanno costruito negli anni l’azienda, nella trasparenza e con spirito costruttivo, volto a delineare gli eventuali problemi e discutere le possibili soluzioni, posto che le decisioni impattano principalmente su di loro e, non ultimo, vanno nella direzione opposta agli impegni presi da Cosepuri  ed alle ragioni poste a base della fusione per incorporazione di appena due anni fa.

Corposi e dettagliati furono gli scritti scambiati e condivisi dalle parti per giungere a quella operazione societaria straordinaria, scritti che non furono certo elaborati dai soci che oggi protestano, i quali sono stati condotti passo a passo in quell’operazione.

Per mesi con diversi professionisti Cosepuri ebbe modo di conoscere nel dettaglio la situazione reggiana.

Non v’è crisi che tenga.    La fusione per incorporazione ebbe effetti dal 1.1.12 e la situazione dei settori coinvolti  da allora non può dirsi peggiorata, anzi. Se ci sono risultati che economicamente non giustificano più il mantenimento di un presidio sul territorio (e, lo si ripete, questo si sarebbe dovuto verificarlo e discuterlo in modo trasparente, non leggerlo per proclami sui quotidiani “a babbo morto”), ciò non si deve certo ai soci, ma a chi per loro conto era chiamato ad amministrare il consorzio.

Non è questa la sede per parlarne, ma di quella capillare attività commerciale che Cosepuri si propone di mantenere o incrementare non si sono viste neppure le tracce. Il disimpegno di Cosepuri sul territorio e la perdita  alcuni importanti contratti non si spiegano, né può pensare Cosepuri che la ricetta sia all’insegna del “liberi tutti” o “tutti contro tutti”.

I soci di Transcoop Bus hanno deliberato una fusione per essere più forti, non per essere abbandonati a loro stessi, per giunta senza più neppure la sede. Se ci sono tagli da fare, efficientamenti da apportare, migliorie tecnologiche e strategie commerciali, che si facciano e si discutano, nel rispetto dei contratti, del diritto, delle regole e delle persone”.

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