Festival legalità. Annalori, vedova di Giorgio Ambrosoli, parla agli studenti. Tiene banco la straripante Ilenia

di Pierluigi Ghiggini

3/4/2014 – Con una giornata dedicata al teatro, ai saperi e al giornalismo contro le mafie – centrata sulle esperienze degli studenti reggiani – ha preso il via ieri, 2 aprile, il 4° festival della legalità “Noicontrolemafie” organizzato dalla Provincia di Reggio Emilia, con il patrocinio della Regione, del Comune di Reggio e dell’Università di Modena e Reggio, nonchè la collaborazione di una dozzina di sigle: dall’Anpi al Museo Cerci al consorzio Oscar Romero, sino a Caracò editore, a corto Circuito e al coordinamento “Giovani contro le mafie”. Si nota la clamorosa assenza di Libera e della fondazione Caponnetto,  insieme alla damnatio memoriae calata su Enrico Bini, l’ex presidente della Camera di commercio che pure continua a assere molto attivo sul fronte dell’antimafia. Mancano pure le cooperative che nel sud sono veramente in prima linea nelle terre confiscate alle mafie.

La direzione scientifica è affidata a Antonio Nicaso, uno dei principali esperti internazionali di ‘ndrangheta.

Il programma è vasto e articolato. Il clou sabato mattina alle 10, nell’aula magna dell’università in viale Allegri, con il dibattito “Sconfiggere le mafie: una sfida possibile?”, al quale interverranno Antonino Di MatteoMario Conte Nicola Gratteri.

Notevole l’incontro di venerdì 4 nella sala del Consiglio provinciale alle ore 15, con il dibattito “Mafie al nord” al quale seguirà, alle 17, la X° edizione del Premio Libero Grassi “Liberi tutti: diritto/dovere al lavoro”, Premio speciale della Provincia di Reggio Emilia. In programma, domani giovedì 3 aprile, anche un mini ciclo cinematografico dedicato a Giorgio Ambrosoli, con la proiezione parziale di “Un eroe borghese”.

Ancora una volta lo sforzo dal punto di vista culturale e organizzativo lascia un pezzo di chiglia  contro uno scoglio invalicabile. Ancora una volta manca incredibilmente una giornata di approfondimento, o almeno un momento di riflessione, sulla realtà delle mafie a Reggio con il suo corollario di decine di attentati incendiari, estorsioni, aggressioni, imprese inquinate dal denaro sporco e dai clan criminali o etnici. E anche con le sue propaggini nella politica, come hanno dimostrato le incredibili vicende di Fabbrico sui significativamente è calata una pesante coltre di silenzio da parte della politica.

Ma la specialità che più colpisce in questa edizione, e stride non poco con le sue intenzioni pedagogiche, è l’invadenza dei politici locali di centro-sinistra: ogni incontro, ogni manifestazione, sono buoni per la passerella. L’oscar spetta di gran lunga all’assessore provinciale Ilenia Malavasi (casualmente anche candidata sindaco a Correggio per il Pd), tanto da far interrogare su quante Ilenie Malavasi ci sarebbero a Reggio.

Dunque. La Malavasi  porta il suo saluto alla prima sessione del Teatro contro le mafie”, alla sessione “I saperi contro le mafie” e a quella del Giornalismo contro le mafie, al dibattito con Nicaso e il tenente colonnello Sergio Schiavone su “Fatti & indagini alla ricerca della verità”, allo spettacolo “Opera aperta” in memoria di Rocco Gatto, mugnaio comunista ucciso dalla ‘ndrangheta; alla sessione dedicata a Giorgio Ambrosoli dove i saluti sono due, giovedì mattina e giovedì pomeriggio; e venerdì altro saluto introduttivo alla sessione pomeridiana di “Mafia al Nord, ovvero territori violati”, dove compare l’unica traccia del festival sulla mafia lungo la via Emilia, con una relazione affidata a Patrick Wild, vicepresidente del gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini (ma Libera di Reggio Emilia dov’è?). Ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualcosa. Una vera maratona per Ilenia Malavasi, il cui nome spunta dappertutto anche nel depliant del festival, compresa una pagina di postfazione. La candidata sindaca di Correggio è riuscita nell’impresa, certo titanica, di oscurare Sonia Masini.

Del caso si parla con vari accenti nel mondo politico. Oggi ne ha scritto anche Prima Pagina, citando Reggio Report.

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Il programma di venerdì

Domani, venerdì 4 aprile, il Festival della legalità prevede tra l’altro il convegno (ore 10.30, Aula magna dell’Università di Reggio Emilia in viale Allegri 9) su “La simbologia mafiosa tra percezione e rappresentazione” con Giuliana Adamo, docente Trinity College di Dublino, il giornalista e scrittore Arcangelo BadolatiStefania Pellegrini direttore Master “Gestione e riutilizzo dei beni  confiscati alle mafie. Pio La Torre”, Alma Mater Studiorum dell’Università  di Bologna e Marcello Ravveduto (università di Salerno).

Al pomeriggio (ore 15, sala del Consiglio provinciale) Si parlerà di “Mafie al nord, ovvero territori violati”, con Antonio Nicaso, il vicepresidente del Gruppo antimafia Pio La Torre Patrick Wild e i giornalisti Cesare Giuzzi del Corriere della Sera e Giuseppe Legato de La Stampa: seguirà (ore 17) la consegna  del Premio speciale Provincia di Reggio Emilia, nell’ambito della decima edizione del Premio Libero Grassi, a giovani talenti del giornalismo d’inchiesta.

Il programma dettagliato del Festival della legalità è consultabile sul sito della provincia www.provincia.re.it oppure sul sito della manifestazionewww.noicontrolemafie.it.

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OMAGGIO A GIORGIO AMBROSOLI, L’EROE BORGHESE. LA MOGLIE ANNALORI PARLA AGLI STUDENTI

L’”eroe borghese” Giorgio Ambrosoli, il commissario liquidatore della Banca privata italiana di Michele Sindona che pagò con la vita il suo fedele servizio allo Stato,  è stato il protagonista della mattinata di questa seconda giornata del Festival della legalità promosso per il quarto anno dalla Provincia di Reggio Emilia. Al cinema Cristallo, gli studenti di Canossa, Chierici e Zanelli hanno rivissuto – attraverso spezzoni del bellissimo film “Un eroe borghese” e soprattutto attraverso le parole della vedova, Annalori Gorla – la vita, il lavoro e il pensiero dell’avvocato Giorgio Ambrosoli.

Dopo il saluto dell’assessore provinciale all’Istruzione, Ilenia Malavasi, la signora Annalori è stata intervistata da Elia Minari, coordinatore della redazione WebTV Cortocircuito. Ne è uscito, inevitabilmente, un quadro anche molto personale e intimo di Ambrosoli, a partire da quella villa sul lago Maggiore a Ronco di Ghiffa “alla quale Giorgio era legatissimo, perché era la casa dei nonni e dei bisnonni e ha sempre rappresentato il luogo della sua infanzia”.

“In quella villa, durante l’estate, già si parlava della possibilità che la banca di Sindona saltasse e si faceva anche il nome di mio marito per un’équipe di professionisti che se ne sarebbe dovuta occupare – ha ricordato Annalori Gorla Ambrosoli – A questo pensava Giorgio quando da Ronco di Ghiffa partì per Roma, anche perché il suo incarico precedente era stato quello di occuparsi, insieme ad altri due esperti professionisti,  di un altro crac da 300 milioni, mentre quello della banca di Sindona era di ben 250 miliardi di lire. Quando, uscendo dal colloquio in Bankitalia con il governatore Carli e Sarcinelli, capì che sarebbe stato l’unico commissario liquidatore, rimase tra l’orgoglioso e lo smarrito. A questo si riferiva con quel “sono solo” che mi disse telefonandomi da Roma: “Bene”, gli risposi, “così sarai libero di agire come meglio credi”, perché sapevo in quale modo lui intendeva la professione di avvocato civilista, con coscienza, scrupolo, massima dedizione e nessun compromesso”.

“In quelle 24 ore la nostra vita cambiò – ha ricordato ancora Annalori – Quando entrò per la prima volta alla Banca privata , per 48 ore non avemmo sue notizie, tanto si buttò a capofitto in quel difficilissimo incarico. E gli bastò poco per capire che avrebbe “pagato a caro prezzo” quella missione, come mi scrisse cinque mesi dopo: era comunque grato al governatore per avergli offerto “un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese” e mi invitava ad allevare i ragazzi e a crescerli nel rispetto di quei valori nei quali abbiamo creduto: ‘Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa’”.

Fu una indagine ancora più difficile, per questo fedele servitore dello Stato, anche perché arrivò a minare molte sue convinzioni: “Leggendo dopo i suoi diari, Giorgio diceva che stava scoprendo che anche la parte politica in cui si identificava era collusa con la mafia, così come la Chiesa attraverso lo Ior, anche se questo non intaccò la sua fede religiosa, ma semmai sviluppò in lui un certo anticlericalismo”, ha detto ancora Anna Lori. Che agli studenti, oltre all’esempio e ai toccanti pensieri del marito, ha dedicato una frase di don Ciotti: “Dobbiamo fare tutti il nostro dovere, come ha fatto mio marito, e il vostro dovere è oggi quello di studiare: e don Ciotti ci ricorda che è la cultura a dar la sveglia alle coscienze, ecco perché è indispensabile, per contrapporsi alla criminalità organizzata, che voi studiate”.

Anche da Paolo Bertaccini Bonoli, coordinatore del Premio Ambrosoli, è arrivato un consiglio ai ragazzi: “Siete nell’ètà in cui cominciate a fare delle scelte, dovete fare attenzione alle persone che vi circondano, saper scegliere le persone giuste da frequentare per garantire al nostro Paese un contesto sociale solido che continui ad assicurare antidoti e correttivi al male che sempre ci sarà: perché Giorgio Ambrosoli non era comunque solo, aveva i vertici della Banca d’Italia e il maresciallo Novembre al suo fianco. Pur dovendo inevitabilmente fare alcuni compromessi, fateli il meno possibile e ogni giorno compite microscelte che vi consentano di rimanere indipendenti”.

La mattinata si è chiusa con la proiezione del film “La mafia uccide solo d’estate”, opera di denuncia civile, anche attraverso le ‘armi’ dell’ironia e della leggerezza, contro la mafia e toccante omaggio alle tante vittime in terra palermitana.

(Ufficio stampa Provincia di Reggio)

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