[[ L’Emilia continua a soffrire, Pil regionale ancora in calo: -1,5%. In un anno persi 31 mila posti di lavoro

1/4/2014 – Non è ancora ripresa, ma una inversione di tendenza che potrebbe irrobustirsi. È questa la prospettiva per l’economia dell’Emilia-Romagna che si è appena lasciata alle spalle un anno pesante. Questo il commento di Unioncamere a margine della pubblicazione del nuovo rapporto sull’economia regionale.

«Il quarto trimestre del 2013 si è chiuso ancora negativamente, ma la fase recessiva è in attenuazione. Il bilancio annuale è apparso migliore rispetto al 2012. Tuttavia, il volume di produzione resta molto inferiore ai livelli precedenti la crisi, e questa situazione si protrarrà ancora. Permane uno stato di difficoltà per le imprese, anche se non manca qualche segnale positivo, esclusivamente legato al commercio con l’estero. Nel 2013 il PIL si è contratto dell’1,5%, collegato alla flessione della domanda interna determinata dal calo dei consumi».

E’ questo il quadro che emerge dall’indagine congiunturale che riguarda la chiusura dell’anno 2013 e le previsioni per il 2014 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-RomagnaConfindustria Emilia-RomagnaIntesa Sanpaolo.

Il fronte caldo è quello del lavoro. In un anno, gli occupati sono diminuiti di 31.227 unità, di cui circa 13mila nel solo manifatturiero. Il tasso di disoccupazione è passato dal 7,1 per cento del 2012 all’8,5 per cento del 2013 e sarebbe salito di più senza l’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali.

Con riferimento alla sola industria manifatturiera nel 2013, le imprese attive sono diminuite di 1.166 unità, una flessione pari al -2,6 per cento. Il calo ha riguardato tutti i settori, in particolare legno-mobili, ceramica e anche la meccanica, con l’unica eccezione dell’alimentare.

Complessivamente, l’anno si è chiuso con un calo della produzione e del fatturato del 2,8 per cento. Migliore la tenuta per le industrie alimentari (-0,6 per cento), mentre negli altri settori i cali sono apparsi pari o superiori al 2 per cento.

Tra le classi dimensionali il risultato più negativo per le imprese piccole (-4,1 per cento) meno orientate all’export, ancora una volta l’unico fattore di spinta alla crescita, in una fase in cui la domanda interna non accenna a riprendersi.

Le esportazioni sono aumentate nell’anno dell’1,8 per cento in accelerazione nell’ultimo trimestre (aumento tendenziale del 3,9 per cento). Purtroppo le imprese che esportano sono poche. I numeri dicono 22mila esportatrici, ma di queste solo novemila lo fanno in maniera continuativa, per le altre si tratta di un’attività occasionale. Da qui l’importanza di aumentare il numero di imprese che esportano. Soprattutto considerando che l’export sarà il principale fattore di crescita nel 2014 in cui l’economia dell’Emilia-Romagna (secondo le previsioni di Unioncamere Emilia-Romagna e Prometeia) dovrebbe registrare un incremento del PIL dell’1 per cento. Secondo il report dovrebbero ripartire gli investimenti, ma i consumi delle famiglie continueranno ad essere stagnanti e l’occupazione stenterà a riprendersi.

Ugo Girardi, segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna sottolinea: “Aumento delle imprese che esportano, aggregazione attraverso i contratti di rete e sostegno alle start-up innovative sono tre linee di intervento prioritarie del sistema camerale, per elevare la competitività dell’economia e consolidare i segnali di ritorno alla crescita, con la previsione di incremento dell’1 per cento del Pil regionale nel 2014”.

Maurizio Marchesini, presidente Confindustria Emilia-Romagna, parla di “primi segnali di moderato ottimismo”, mentre per Adriano Maestri, direttore regionale Intesa Sanpaolo, resta “ancora debole il credito a imprese e famiglie. Siamo pronti a finanziare gli investimenti”.

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