“Lei è troppo povera, niente riduzione mensa per il bimbo”. Madre maltrattata dal Comune si rivolge alla Guardia di Finanza

16/4/2014 – Madre sola, con due figli di 7 e 11 anni, con un lavoro stagionale, col padre dei bimbi disoccupato e per di più trattata a pesci in faccia dal Comune, che le ha negato la riduzione mensa per il bimbo piccolo e quindi l’ha minacciata di segnalazione alla Guardia di Finanza per la sua dichiarazione Isee.

figaro

Lei, Luigia Isoldi di 33 anni, ha raggiunto il culmine dell’esasperazione quando le impiegate comunali – sostiene – l’hanno trattata in un modo che definire sbrigativo e solo un eufemismo. A quel punto è andata dalla Guardia di Finanza per autodenunciarsi, poi sotto il Comune per essere ricevuta dal sindaco (ma non l’hanno neanche fatta entrare nel palazzo che teoricamente dovrebbe essere dei cittadini).

Ora ha raccontato la sua storia ai media, storia emblematica di come i comuni, che secondo Renzi e Delrio dovrebbero essere l’icona delle nuova Italia, possano trasformarsi in macchine burocratiche che affondano il coltello nelle traversie delle persone.

I bambini sono interamente a carico della signora Isoldi, che lavora come stagionale in una cooperativa e arriva sì e no ai 900 euro al mese, di cui 450 se ne vanno per l’affitto. Il Comune però le ha negato le agevolazioni per la mensa scolastica e, anzi, nei giorni scorsi le ha intimato di pagare 530 euro di arretrati.

Nei mesi scorsi aveva ricevuto una lettera firmata dal responsabile dei Servizi ai cittadini, Alberto Bevilacqua: “Il reddito dichiarato nella stesura della Dichiarazione Sostituiva risulta inattendibile ai fini del sostentamento del nucleo familiare”. Insomma, per il Comune la madre dichiara troppo poco per essere creduta. E la richiesta di tariffa ridotta per la mensa del bimbo – 2,85 euro al giorno contro i 5,65 – viene bocciata. Non solo, il Comune minaccia di inviare il suo nome alle Fiamme Gialle: “Il suo nominativo potrà essere inserito in apposito elenco di segnalazione alla Guardia di Finanza per eventuale indagini”.

La donna però presenta ricorso e, su consiglio di un legale, continua a pagare la retta delle mensa in base alla tariffa di 2,85 euro a pasto. Ma nei giorni scorsi il colpo di scena: nuova lettera del Comune, con la richiesta del conguaglio di 560 euro. Da qui la decisione di andare ad autodenunciarsi dalla Guardia di Finanza. “Non chiedo l’elemosina, ma un diritto. Non si capisce perchè mi sia stata negata la riduzione. Sono andata in Comune e mi hanno rinviato da un ufficio all’altro”.

“Ai finanzieri ho portato tutti i miei documenti da controllare. Sono stati gentili e mi hanno ascoltato. Poi ho chiesto l’appuntamento al sindaco”. Già, perchè il Comune se la prende con una madre sola che fa i salti mortali per non far mancare nulla ai figli?

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