La piaga dell’usura: impresario cutrese arrestato a Cadelbosco: pretendeva interessi del 500%

8/4/2014 – Un usuraio, imprenditore cutrese residente a Cadelbosco Sopra, strozzava le proprie vittime con interessi sino al 500% annuo. E’ stato arrestato nel corso di un’operazione coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani e condotta dalla Guardia di Finanza.

Le indagini, svolte dal nucleo di Polizia Tributaria del comando provinciale reggiano delle Fiamme Gialle, erano partite da un libero professionista che ha denunciato l’usuraio che lo perseguitava.

Come accertato dalle indagini, Antonio Silipo, quarantaquattrenne nativo di Cutro, concedeva prestiti ad un tasso di oltre il 500% a una professionista in gravi difficoltà economiche.

Per schermare l’illecita attività il Silipo utilizzava due società. Con una erogava il prestito; con l’altra, gestita da un prestanome, riscuoteva gli interessi che venivano giustificati con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti emesse nei confronti del professionista usurato.

Per quanto emerso, il Silipo è stato colpito da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal G.i.p. su richiesta del PM per i reati di “usura” ex art. 644 C.P. (con l’aggravante del fatto commesso nei confronti di persone in stato di bisogno) e di “estorsione” ex art. 629 C.P.

Sono cinque i soggetti complessivamente indagati, quattro dei quali denunciati in concorso per i medesimi reati, a due dei quali è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di firma.

Nell’ambito dell’attività è stata scoperta anche una discarica abusiva gestita dall’arrestato e, pertanto, l’intera area è stata sottoposta a sequestro.

In esecuzione di un decreto preventivo emesso dal G.i.p., sono stati sequestrati 3 conti correnti intestati alle società utilizzate per la perpetrazione dei reati, oltre a copiosa documentazione che sarà attentamente esaminata dai finanzieri.

“VITTIME, FATEVI AVANTI”

In una conferenza stampa tenuta con il colonnello Ippazio Bleve, il sostituto procuratore Maria Rita Pantani è stata categorica:  ha ammonito le vittime dell’usuraio a rivolgersi spontaneamente al comando reggiano della Guardia di Finanza, e non soltanto per facilitare il lavoro degli inquirenti. Perchè se non lo faranno, potrebbero anche incorrere in procedimenti penali, in quanto si tratterebbe di un oggettivo favoreggiamento. E prima o poi il loro nome salterà fuori dall’inchiesta.

CHI E’ ANTONIO SILIPO: IN VILLA RUBINETTI DORATI E STATUE DI LEONI
Antonio Silipo è un imprenditore nel campo dei trasporti e del movimento terra. Le sedi delle sue aziende sono in viottolo Belpoliti, una laterale chiusa a lato della ex Statale 63, a nord di Cadelbosco Sopra. Qui, in una villa, l’imprenditore, che è assistito dall’avvocato Giovanni Tarquini, è ora agli arresti domiciliari in un ambiente che, chi ha fatto ieri le perquisizioni, è apparso come disegnato da un arredatore per teleromanzi: statue di leoni, finti mobili settecenteschi, rubinetteria dorata.

Antonio Silipo, prima di questa storia, aveva avuto l’onore della cronaca, nel luglio 2012, quando venne arrestato assieme a due suoi fratelli, con lui contitolari della Silipo Trasporti, a Casalmaggiore. In pieno giorno stavano cercando di rubare, in una stradina isolata, costosi macchinari industriali per la produzione di conserve di pomodoro, di proprietà del Consorzio Casalasco. Avevano patteggiato pene di un anno, ma si erano detti innocenti, avendo pensato di fare un semplice e legittimo carico per conto di un cliente. Se avevano patteggiato, dissero all’epoca, era stato su consiglio degli avvocati.

Nel luglio dell’anno scorso era andato a fuoco, a Sesso, in via dei Gonzaga, un cantiere dei Silipo, bloccato da anni per pignoramento. Un incendio probabilmente doloso, secondo i carabinieri.

IL PRESTITO E LE RATE
L’imprenditrice che si è rivolta a lui per ottenere 10mila euro conosceva Silipo da tempo, per lavoro. Agli inquirenti ha detto che Silipo, sapendo che lei si trovava in difficoltà economiche, le aveva prestato i soldi quasi amichevolmente, senza impegno. Invece per quella somma, dal marzo dell’anno scorso, e per cinque mesi, aveva dovuto pagare ogni mese 2.100 euro. La donna credeva che si trattasse di una “rata” complessiva, invece era solo il tasso mensile applicato. Il debito poteva essere estinto solo al pagamento dei 10mila euro completi.

In mano, Antonio Silipo aveva due assegni da 6.050 euro firmati dall’imprenditrice; aveva tentato di ipotecarle un garage, ripiegando poi su una scrittura privata di ammissione di un debito, e aveva altri 3 assegni da 10mila euro ciascuno. Presentandosi in banca con quelli, poteva metterla in difficoltà quando avrebbe voluto. A un certo punto era arrivato a pretendere che gli consegnasse anche il computer, suo strumento di lavoro.

Piuttosto sofisticato il modo escogitato per praticare l’usura: ufficialmente l’imprenditrice aveva ricevuto i soldi da una piccola holding, e i versamenti mensili li faceva a una ditta fantasma che in teoria avrebbe dovuto occuparsi di giardinaggio e cose simili. Per spendere 2.100 ero mensili per aiuole, l’imprenditrice avrebbe dovuto avere a disposizione un vero e proprio parco.

Questa imprenditrice, ha sottolineato la Pantani, non è una sprovveduta, eppure, quasi senza accorgersene, è finita nella morsa dell’ usura.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *