Il dolore di S. Patrignano: “Conoscevamo Andrea, siamo senza parole”

Andrea Degani, ucciso dal padre Enrico all'ospedale Magati di Scandiano

Andrea Degani, ucciso dal padre Enrico all’ospedale Magati di Scandiano

18/4/2014 – La tragedia di Andrea Degani e del padre Enrico ha sconvolto anche la comunità di San Patrignano, dove il giovane era stato accolto un anno e mezzo fa. Ma vi era rimasto solo una ventina di giorni, poi Andrea aveva deciso di uscire “spinto dal richiamo delle sostanza”.

Oggi San Patrignano ha diffuso una nota accorata: “Siamo senza parole, ma il nostro impegno non può venire meno”.

 «Un dramma che ci colpisce da vicino – ha scritto la comunità di San Patrignano -. Siamo rimasti senza parole nel venire a conoscenza dell’omicidio suicidio avvenuto a Reggio Emilia. Un padre che di fronte all’ennesimo rifiuto di suo figlio di abbandonare la strada della tossicodipendenza, ha scelto di ucciderlo e di togliersi a sua volta la vita.

Un dramma che sentiamo anche nostro, avendo conosciuto sia il ragazzo, Andrea, che suo padre. Il giovane era entrato nella nostra comunità circa un anno e mezzo fa, sostenuto dalla sua famiglia che dietro questa sua richiesta di aiuto gli era tornata vicino. Un percorso però portato avanti per poco più di 20 giorni, dopodiché né le nostre parole, né quelle dei suoi genitori avevano potuto nulla contro la sua volontà di andarsene dietro il richiamo delle sostanze.

Ieri il gesto disperato di suo padre, devastato dalla condizione del figlio e probabilmente stanco per le fatiche che la famiglia era costretta a sopportare. Un gesto che inevitabilmente viviamo come una sconfitta, una battaglia persa nella nostra guerra senza fine contro la tossicodipendenza.

Una guerra che ci troviamo spesso a combattere con armi sin troppo spuntate, avendo l’impressione di andare controcorrente in una società che preferisce normalizzare l’uso delle droghe piuttosto che dare risposte costruttive ai giovani. Lo stesso Andrea era uno dei tanti ragazzi che iniziò con una canna, nella convinzione che quella trasgressione non nascondesse alcun pericolo.

Ogni giorno ci troviamo ad affrontare situazioni limite come quella di Andrea, costretti a camminare sulla strettissima linea di confine fra chi sceglie di provare a tornare alla vita e di chi si sente troppo debole per tentare di ritrovarsi. E’ per questo che proviamo a prenderli per mano, quando addirittura non in braccio, sostenendoli e cercando di far capire loro che la vita è un dono, fatta sì di sacrifici e di impegno, ma anche di passioni e di bellezze da scoprire.

Un compito difficilissimo che però continuiamo e continueremo a portare sempre avanti, certi che i nostri giovani abbiano sempre più bisogno di esempi e modelli educativi, e di qualcuno che in base ai momenti della vita sappia dirgli un “no” o un  “eccomi, sono qui”. Un impegno che porterà avanti anche l’Anglad di Modena, associazione a cui la famiglia di Andrea si era rivolta per chiedere aiuto e che continuerà ad essere un riferimento per sua madre e per il territorio».

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Una risposta a 1

  1. Linda Rispondi

    22/04/2014 alle 09:38

    Ho conosciuto Andrea l’anno scorso, in questo periodo. Era una persona di una grandezza e di uno spessore interiore come pochi, viveva in sè tutta la frustrazione che il fallimento poteva portare. Amava la sua famiglia, molto la madre ed anche il padre. Del fratello parlava poco. Abbiamo passato giornate intere a parlare di noi e delle nostre paure e a scambiarci abbracci che ci mancavano così tanto nella voragine in cui eravamo entrambi.
    Ci conoscemmo in una struttura, io dopo un percorso di anni in una comunità vicino a Brescia, lui dopo mesi di strada. Si ritrovò a scegliere di entrare nella mia stessa comunità, forse memore di come vedeva me, senza dubbio più forte di lui in quei momenti . Il mio percorso era stato diverso dal suo, a detta e a ragione del SERT .Tante lettere tra noi, molto affetto. Ci cercavamo , ci mancava quell’affetto che tra noi aveva potuto nascere, quindi mi sento di dire che Andrea si era perso, non sapeva più tornare, ma sapeva ancora provare affetti ed emozioni pure.Combatteva , si vedeva dai suoi occhi talvolta sofferenti, ma finchè aveva quell’affetto resisteva. E dal suo abbraccio capii l’immenso valore del suo affetto e dell’uomo che potenzialmente avrebbe potuto essere .
    Non lo dimenticherò mai, l’ho conosciuto in un contesto sincero, nudo come ogni re che si spoglia delle sue menzogne e zavorre.
    Scrisse ai genitori , per ringraziarli di tutto ciò che per lui avevano fatto, ma non so se poi ebbe il coraggio di spedire quella lettera, io credo di sì.Per come ne parlava era molto affezionato ad entrambi i genitori, ne parlava commosso, con il verde delle praterie che aveva negli occhi bagnato.
    Ora io vivo libera da sostanze,ma sempre all’erta , l’errore mi costerebbe la vita , ne sono consapevole. Andrea non ce l’ha fatta, forse era molto più sensibile di me, a volte, ma rimarrà SEMPRE nel mio cuore e nella mia mente. Andrea era una persona impossibile da dimenticare.

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