La Vanda, Dell’Utri e le mafie. Ferrigno e Vecchi si sparano a palle incatenate

11/4/2014 – Botte da orbi a sinistra. Il casus belli la presunta latitanza in Libano di Marcello dell’Utri. Cosa c’entra Dell’Utri con le elezioni comunali di Reggio? C’entra attraverso Vanda Giampaoli, che dal Pdl dopo lunga migrazione è approdata a Renzi e si appresta a varare una lista a sostegno di Luca Vecchi. Ma la Vandissima ha il difetto di essere stata per lungo tempo referente dei Circoli e fedelissima di Dell’Utri.

Sul tema, Alberto Ferrigno (di Rifondazione) questa mattina ha sparato a palle incatenate contro il candidato sindaco del centro-sinistra.

«Vanda Giampaoli, già presidente dei circoli provinciali di Marcello Dell’utri (e non di Forza Italia) a Reggio Emilia e già capogruppo in Consiglio Comunale, sta costruendo una lista di sostegno al candidato Sindaco del Pd Luca Vecchi. Ma questa roba non suscita alcun imbarazzo? – domanda Ferrigno – Possibile che Vecchi non provi alcun disagio a telefonare a chi fino a ieri telefonava a Dell’Utri?».

E ancora: «Dimentica Luca Vecchi i toni utilizzati dalla consigliera in Consiglio Comunale contro la Giunta Delrio? Non ricorda Luca Vecchi i momenti in cui il Consiglio è stato sospeso proprio per i toni durissimi e i quasi scontri fisici che vedevano coinvolti anche Matteo Sassi e Mario Poli allora acerrimi rivali e domani possibili futuri assessori?
Oggi che l’amico della Giampaoli è latitante, vogliamo dare un segnale? O dobbiamo ritrovarci questi signori al Governo di Reggio? Gli elettori e simpatizzanti del Pd e di Sel non si meritano tutto ciò!».

Nel pomeriggio la replica di Luca Vecchi. “Allusione calunniose”, afferma. Accusa Ferrigno di raccogliere spazzatura, e aggiunge con sussiego: “Sabato scorso ero a ragionare col procuratore aggiunto Nicola Gratteri di strategie antimafia nella nostra città”.

Scrive dunque il candidato sindaco Pd: «Alberto Ferrigno tenta di portare al livello della spazzatura il dibattito elettorale tirando in ballo nientemeno che il latitante Marcello Dell’Utri. Pensavo che l’aver militato in una forza di sinistra l’avesse abituato a confrontarsi nel merito delle questioni, noto invece che sceglie la strada delle allusioni calunniose. Purtroppo per lui sbaglia indirizzo. Il mio impegno concreto antimafia è sotto gli occhi di tutti.

E Ferrigno lo sa benissimo. Sabato scorso ero a ragionare col procuratore aggiunto Nicola Gratteri di strategie antimafia nella nostra città.

Durante tutta la campagna per le primarie e in apertura di campagna elettorale ho presentato alla città una serie di proposte e un protocollo in sette punti operativi per contrastare l’invadenza dei clan.

Da anni sono al fianco a fianco di tutte le associazioni impegnate contro le mafie. Così come non ho mai mancato di aver il mio sostegno alla pregevole opera del Prefetto e di tutte le istituzioni, non ultima la Camera di commercio».

E conclude: «Caro Ferrigno hai sbagliato indirizzo. Un titolo di comunicato stampa per tentare di insozzare gli altri sperando di racimolare qualche voto… Un consiglio a Ferrigno. La mafia si combatte insieme unendo la città ed evitando inutili polemiche, che non fanno altro che indebolire la forza di una battaglia giusta».

La vera conclusione è che ancora una volta il Pd, e per lui Luca Vecchi, sfugge drammaticamente alle proprie responsabilità culturali e politiche nel radicamento di realtà economiche che poi si sono rivelate tributarie delle mafie. Non lavarsi la coscienza con uno scambio d’idee con Gratteri a margine del festival della Legalità (che ancora una volta, in modo stupefacente, non ha dedicato uno straccio di dibattito né un’oretta di analisi al radicamento delle mafie nel reggiano e alla loro influenza sulla politica). Proprio no.

Chissà perché né dal Pd né dall’altra sinistra e tantomeno da Luca Vecchi è arrivato un sussurro sulla vicenda della villa che l’ex segretario provinciale del Pd ha comprato a Fabbrico dal costruttore Nocera (accusato di essere nel cerchio magico di Michele Zagaria, clan dei Casalesi), oppure sulle concessioni edilizie e gli appalti e i subappalti a ditte interdette dalla Prefettura.

Così come non abbiamo avvertito un refolo di autocritica sulla disastrosa teoria degli “anticorpi” tanto in voga almeno sino a due anni fa, e men che meno sulla condizione di isolamento politico riservata per anni all’ex presidente antimafia della Camera di commercio, Enrico Bini, alla fine defenestrato senza nemmeno un grazie, ma anzi con la bocca schiumante di trattenuta esultanza.

Oggi che Bini è diventato un eroe nazionale, l’ipocrisia prende il sopravvento. Passi, è la condizione umana. Ma almeno si presentino doverose scuse e si faccia pubblicamente il mea culpa. Soprattutto si imparino a memoria le parole pronunciate dal comandante dei Carabinieri. Reggio ha fatto sponda ai mafiosi, ma nessuno se n’è accorto.

(p.l.g)

***

Interviene anche la Giampaoli, che minaccia querele

“Leggo con stupore, ma non troppo vista la provenienza, l’articolo diffamante scritto dal signor Alberto Ferrigno del Partito di Rifondazione Comunista nei miei confronti. Non intendo spendere una parola in questa sede per rispondere alle offese e ignominie che questo signore ha inteso rivolgere alla mia persona. Non ne ho proprio bisogno. Certamente da avvocato tutelerò la mia persona ricorrendo, senza indugio, all’autorità giudiziaria al fine di sanzionare tale offensivo scritto. Avv. Vanda Giampaoli”.

Be Sociable, Share!

2 risposte a La Vanda, Dell’Utri e le mafie. Ferrigno e Vecchi si sparano a palle incatenate

  1. omertà Rispondi

    12/04/2014 alle 10:44

    La ‘sponda’ si innesta e cresce proprio là dove non c’è consapevolezza ma becera ignoranza.
    Tranne alcune eccezioni ed eccellenze, la cittadina di Reggio si presta a ‘penetrazioni’ aggressive col consenso di una massa di cittadini con il ‘prosciutto sugli occhi’ ma soprattutto dentro i piccoli materialistici -opportunistici cervellini, anche di quelli che professionalmente circolano travestiti da ‘persone per bene’ o eccellenti e riconosciuti ‘professionisti’.
    La solita zuppa.

  2. Maurizio Vidoli Rispondi

    12/04/2014 alle 15:40

    Ferrigno, per uno spiraglio di visibilità ci si attacca al fumo della pipa spacciandosi per scalatore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *