Donatella e il buco al Ccpl: “Le porte girevoli con la politica all’origine dei crac cooperativi”

26/4/2014 – “Colossi cooperativi e investimenti finanziari: dov’è la tutela dei lavoratori, dei cittadini e della società?”. Se lo chiede Donatella Prampolini, candidata sindaco al comune di Reggio, dopo la notizia pubblicata in esclusiva da Rep-Reggio Report sul bilancio 2013, approvato giovedì dal cda e che sarà sottoposto all’assemblea dei soci il 28 maggio, con una perdita di 30 milioni.

GRANA PADANA. LA PRAMPOLINI DAVANTI AL SUO NEGOZIO A CASALGRANDE

GRANA PADANA. LA PRAMPOLINI POSA NEL SUO NEGOZIO A CASALGRANDE

In soccorso del Ccpl sono scesi in campo il Consorzio finanziari Ccfs e la finanziaria di partecipazioni Par.co, entrambi guidati da Pasquale Versace, che è anche il  nuovo amministratore delegato del Ccpl. Con il loro ingresso, il Ccpl – presidente Mauro Casoli e sino a poche settimane fa operativamente guidato da Ivan Soncini – cessa di essere un consorzio unicamente di cooperative di produzione e lavoro per assumere una fisionomia mista. Le modifiche allo Statuto dello scorso anno – introdotte proprio per fronteggiare i crac delle grandi coop – avevano preparato il terreno a questo cambiamento.

Donatella Prampolini, dunque si interroga preoccupata non solo sulle conseguenze, ma anche sulle cause della crisi in cui sono precipitate le grandi cooperativi, dai fallimenti Cmr e Orion, sino ai dissesti di Unieco, Coopsette e Cormo.

“In attesa di vedere pubblicato il bilancio ufficiale, e soprattutto per capire le cause di questo risultato, alcune considerazioni sorgono spontanee – scrive la Prampolini – Un ulteriore dissesto di un grande gruppo cooperativo, che si va a sommare ad altri purtroppo noti tracolli di grandi coop di costruzione, mette chiaramente in evidenza la fallibilità di un sistema che per troppi decenni è stato considerato solido dalla classe politica locale, che lo ha utilizzato per gestire il famoso sistema delle “porte girevoli”.

DONATELLA IN PIAZZA A ROMA ABBRACCIA IL CANTANTE DEI BLUES BROTHERS

DONATELLA IN PIAZZA A ROMA POSA COL CANTANTE DEI BLUES BROTHERS

Se si fa una ricerca, digitando il termine “cooperazione”, ne esce questa definizione:

“In campo economico, con il termine cooperazione si indica principalmente il fenomeno sorto alla metà dell’Ottocento in Inghilterra e che, partendo dalle esigenze degli strati più deboli della società (industriale) del tempo, intendeva promuovere iniziative imprenditoriali a difesa dei bassi redditi degli associati (soci). Le cooperative (e quindi la cooperazione come movimento) si sono in seguito diffuse in tutta Europa (Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca e, successivamente, anche in Italia) e tutt’oggi rappresentano, in molte zone, un fatto economico di rilevante importanza che alla sua base concettuale non ha, come scopo, il perseguimento di un profitto ma la tutela economica dei soci e, indirettamente, un beneficio per l’intera collettività”.

Di conseguenza “usare il sistema cooperativo, nato per tutelare i più deboli, come cimitero degli elefanti, preferendo l’appartenenza politica alla competenza, o come vacca da mungere per scopi ben meno nobili, ha prodotto tali effetti, ma siamo sicuri che a pagarne il prezzo, come sempre, non saranno i vertici, ma la miriade di dipendenti o di piccoli risparmiatori che in questo sistema hanno creduto per decenni”.

RIVOLUZIONE MAGENTA

RIVOLUZIONE MAGENTA

Aggiunge la candidata: “Conosco tanti soci cooperatori che portano a casa stipendi ridicoli – più o meno al livello dei raccoglitori di pomodori nei campi – e conosco tante piccole aziende artigianali devastate dai concordati dei grandi colossi cooperativi, che si chiedono se sia lecito che al cambio dei vertici corrispondano bonus da centinaia di migliaia di euro. Sarà vero? Sarà un’invenzione della stampa? Sarà l’effetto del rapporto politica-cooperazione, diventato talmente normale dopo settant’anni di monocolore da non farci nemmeno più caso?”.

Ma lo scandalo “non sta nell’entità dell’emolumento:  sono fermamente convinta che chi conduce bene un’azienda, chi si assume delle responsabilità, meriti un giusto compenso. Lo scandalo casomai sta nel fatto che spesso queste “sedie” vengono usate per collocare temporaneamente soggetti cari alla politica, con poche competenze, premiati a prescindere dal risultato gestionale conseguito, il tutto in barba alla meritocrazia”.

“E’ uno dei frutti amari della mancanza di alternanza politica, a dispetto dei veri principi cooperativi, ancora presenti in tante piccole società”.

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