Calerno, spedizione contro lucciole “intruse”. Manette a sei albanesi, quattro sono già fuori

7/4/2014 – Sei albanesi, cinque uomini e una donna, e una rumena, sono stati arrestati l’altra notte da Carabinieri di Sant’Ilario per rapina, lesioni aggravate, estorsione e porto abusivo d’armi. I militari sono arrivati appena in tempo prima che due prostitute che battono nella zona di Calerno, fossero massacrate di botte dai magnaccia di un “giro” concorrente.

I carabinieri, che avevano già raccolto elementi sui metodi  usati da un gruppo di albanesi per garantirsi il monopolio della sfruttamento della prostituzione nella zona di Calerno, l’altra notte si sono appostati a lato della via Emilia e sono intervenuti un attimo prima di quello che sarebbe stato un violento pestaggio ai danni di due prostitute colpevoli di aver invaso la loro zona: arrivati con auto, cinque albanesi e due prostitute, una albanese, l’altra romena, sono stati bloccati in possesso di grossi bastoni,
chiavi da officina ed anche uno spray urticante.

Tutti sono stati arrestati: gli albanesi, tutti residenti a Parma, hanno età comprese tra i 23 e i 34 anni, la rumena ha 21 anni e l’albanese 30. Una connazionale di quest’ultima di 25 anni, è riuscita a fuggire ed è stata denunciata. L’aggressione dell’altra notte è stata bloccata, ma in precedenza gli arrestati si erano resi responsabili  di altri gravi episodi nei confronti delle due “intruse”: gli arrestati devono per questo rispondere delle accuse di estorsione, rapina, lesioni aggravate e porto abusivo di armi.

Dopo aver subito aggressioni ed estorsioni, le due prostitute “intruse”, due romene abitanti a Reggio, hanno trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri e di raccontare le loro vicende: prima aggredite dalle altre concorrenti, poi dai loro protettori arrivati da Parma.

Dopo l’udienza di  convalida, questa mattina davanti al giudice Angela Baraldi, sono rimasti in carcere soltanto il 23enne albanese Marius Garuia, difeso dall’avvocato parmense Francesco Saggioro,  e le due prostitute Miaela Opcosmina, anche lei albanese, e la sua collega romena Sqpe Asahni, entrambe difese dall’ avvocato Alessandro Conti.

Le due giovani si sono avvalse della facoltà di non rispondere. Cosa che non ha fatto invece Garuia, il quale ha negato le accuse che gli avevano fatto le due giovani che, con la loro denuncia ai carabinieri, hanno poi fatto scattare la “trappola” dell’altra notte. Sono stati invece liberati gli altri quattro arrestati, Lusa Lefter, Murai Zan, Muka Altin e Xhani Emilian, difesi dagli avvocati parmensi Vincenzo Papuccio ed Alberto Settesoldi.

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