Operai in nero, chiuso d’autorità laboratorio tessile cinese. Ma una volta tanto l’igiene era ok

29/3/2014 – I Carabinieri e il personale dell’Ispettorato del Lavoro di Reggio Emilia hanno individuato un’azienda tessile che impiegava in nero oltre il 40 per cento della forza lavoro. Nei guai è finita un’imprenditrice cinese di 48 anni del settore tessile a cui i Carabinieri di Campagnola e gli ispettori del lavoro hanno comminato una maximulta con la sospensione dell’attività aziendale.

Il blitz è avvenuto ieri mattina al culmine di una intensa attività informativa e di controllo. Carabinieri e Ispettori hanno riscontrato la presenza di 7 operai intenti a lavorare dei quali 3 sono risultati non aver un contratto d’assunzione e per questo impiegati in nero. Si tratta di connazionali dell’imprenditrice risultati in regola con le norme di soggiorno in Italia. Ai sensi delle attuali norme di legge l’attività aziendale veniva immediatamente sospesa dagli operanti che procedevano anche nei confronti dell’imprenditrice comminandole una maxi multa per oltre 16.000 euro.

Ora la ripresa dipenderà dalla stessa commerciante che dovrà regolarizzare i dipendenti impiegati in nero e pagare la maxi multa. La nota positiva emersa a seguito dei controlli è data dal fatto che contrariamente a quanto emerso di recente in analoghe aziende tessili gestite da cinesi, la situazione igienico sanitaria è apparsa assolutamente in linea con gli standard di legge e anche le condizioni di lavoro degli operai rispettavano le norme di legge.

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