[[ Nuova tassa rifiuti: c’è una stangata nascosta, ma non per tutti

di Girolamo Ielo*

4/3/2014 – Questa volta il punto della discordia sono i rifiuti assimilati (ad esempi gli imballaggi) che si producono nelle attività di impresa. Il governo nel disegno della legge di stabilità 2014 ha inserito un comma secondo il quale “ Il tributo non è dovuto in relazione alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero”. Il tributo è la TARI, ossia la tassa sui rifiuti. L’agevolazione risponde al fatto che il tributo non è dovuto in assenza di conferimento di rifiuti. In assenza di conferimento vengono meno i costi di smaltimento dell’azienda che svolge il relativo servizio: niente costi, niente entrata. Si risponde, in tal senso, al principio “chi inquina paga”.

Che è successo dopo? Nel corso dei lavori parlamentari di approvazione del disegno di legge  è inserita una novità. Nel comma 649 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014 è aggiunto un secondo periodo in base al quale “Per  i  produttori  di  rifiuti   speciali assimilati agli urbani, nella determinazione della TARI,  il  comune, con  proprio  regolamento,  può  prevedere  riduzioni  della   parte variabile  proporzionali  alle  quantità  che  i  produttori  stessi dimostrino di avere avviato al recupero”. I parlamentari un attimo dopo confermano, l’altra agevolazione, che diventa il comma 661, secondo il quale “ Il tributo non è dovuto in relazione alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero”.

Le due disposizioni appaiono in palese contraddittorietà e pongono dunque il problema di stabilire quale fra esse sia destinata a prevalere: la riduzione prevista nel comma 649 o l’esclusione dalla tassazione prevista nel comma 661.

Per il Ministro dell’Ambiente (circ. n. 1 del 13 febbraio 2014), pur nell’evidenza del difetto di coordinamento esistente fra le due disposizioni, la seconda norma, quella sull’esclusione, risulta  non coordinata (rectius, non resa conforme) rispetto alla prima(quella sulla riduzione) sopravvenuta,  e non viceversa. Ad avviso del Ministro il principio di ragionevolezza suggerisce di dare la precedenza e sino ad un chiarimento normativo al disposto del comma 649. Del resto, continua il Ministro, appare chiaro che se, ai sensi del comma 649 “il comune, con proprio regolamento, può prevedere riduzioni della parte variabile proporzionali alle quantità che i produttori stessi dimostrino di avere avviato al recupero”, potrebbe risultare improvvido espropriare le amministrazioni territoriali del potere e della responsabilità di conciliare, con soluzioni quantificatorie adattate alla specificità dei singoli casi, l’intuitiva esigenza di massima sostenibilità finanziaria del ciclo integrato dei rifiuti, per un verso, con politiche di incentivo e stimolo per le buone pratiche in tema di recupero dei rifiuti, per altro verso.

Prima di entrare nel merito della questione occorre ricordare che “nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove  si  formano,  in  via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento  sono tenuti  a  provvedere  a  proprie  spese  i  relativi  produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto  trattamento  in  conformità alla  normativa  vigente”(comma 649, prima parte).

Orbene se per lo smaltimento dei rifiuti speciali  e dei rifiuti assimilati provvede il contribuente perchè si devono applicare agevolazioni diverse? In entrambi i casi allo smaltimento dei rifiuti provvede il contribuente. Ed allora perchè per i rifiuti assimilati si deve applicare una riduzione e per i rifiuti speciali si deve applicare l’esclusione?

Perchè la paventata espropriazione del potere dell’ente locale a concedere l’agevolazione sostenendo da un lato l’esigenza di massima sostenibilità finanziaria e dall’altro le politiche di incentivo e stimolo per le buone pratiche in tema di recupero dei rifiuti vale solo per i rifiuti assimilati e non anche per i rifiuti speciali?

E veniamo al mancato coordinamento in sede legislativa. Il legislatore prima introduce nel comma 649 la riduzione, poi, un attimo dopo approva nel comma 661 la esclusione. Con l’approvazione successiva del comma 661 il legislatore ha voluto confermare il principio voluto dal governo e, indirettamente, disporre “l’impotenza” normativa delle disposizioni che dispongono diversamente. Tra le due disposizioni si applica, semmai, l’ultima e cioè quella della esclusione, contenuta nel comma 661.

Per quanto riguarda il contribuente la disposizione sull’esclusione dalla tassazione è più vantaggiosa rispetto a quella sulla riduzione. E perchè in caso di contradditorietà delle norme non si applica al contribuente la disposizione più vantaggiosa?

C’è una questione che incide sulla soluzione della controversia. Le entrate tributarie derivante dai rifiuti assimilati incidono per il 20 per cento circa sul gettito complessivo. In caso di esclusione  il mancato gettito dovrà essere diluito su tutti gli altri contribuenti oppure le aziende che effettuano il servizio dovranno comprimere i costi di gestione.

La contraddittorietà delle nome innanzi viste sarà fonte di lunghi e costosi contenziosi. Ciò può essere evitato solamente con un intervento del legislatore.

Il legislatore confermerà l’esclusione e si andrà verso la compressione dei costi aziendali o la diluizione  a carico degli altri contribuenti? Oppure verrà confermata la riduzione con gli oneri a carico delle imprese?

*Tributarista e saggista

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